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giovedì 8 settembre 2022

Quando vi dicono che UNA persona non fa la differenza (ma tutti sono uguali).

 Mentono sapendo di mentire e nei piccoli paesi si sa che sono gli individui a cambiare le cose non la "comunità" o i "gruppi di persone". Chi ha idee e chi guida i gruppi sono individui: l'individuo giusto al momento giusto è la benedizione delle piccole comunità. Tutto il resto è il solito piagnisteo ipocrita.   

lunedì 21 febbraio 2022

Idee Morsaniche: vedremo mai in paese una comunità energetica rinnovabile (CER)?

Si chiamano "comunità energetiche rinnovabili" (CER) e sono una novità nel panorama normativo italiano. Infatti sono state approvate dal legislatore le regole che disciplinano le CER. 

Una comunità energetica non è altro che un'associazione di utenti che condividono tutta l'energia da loro prodotta da fonte rinnovabile, con lo scopo di soddisfare il loro fabbisogno energetico indipendentemente dalla connessione fisica agli impianti di produzione. In parole povere, significa mettersi in rete per auto-produrre e consumare energia pulita collettivamente.



Questa era una possibilità preclusa fino al 2020, in quanto all'epoca, qualora si fosse prodotta energia elettrica da fonti rinnovabili, si era obbligati a immettere nel sistema l’energia che non veniva consumata dallo stesso proprietario-produttore di energia. 

Ora, con le CER si potranno invece formare con i compaesani delle vere “comunità energetiche” di auto-produttori di energia pulita, i quali potranno scambiarsi l’energia prodotta da ciascuno aderente alla “comunità”, a seconda della propria necessità di consumo in quel determinato momento.


Idealmente, diversi morsanesi potrebbero organizzarsi in associazione e condividere il consumo di energia pulita. Si potrebbe anche pensare ad un terreno in paese dove si installa un campo fotovoltaico e gli associati possono poi caricare la loro auto elettrica. Le possibilità potrebbero essere buon per le piccole comunità come la nostra.

Vedremo mai una comunità energetica rinnovabile a Morsano?

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Per approfondire: ENEA. LE COMUNITÀ ENERGETICHE IN ITALIA. Guida per orientare i cittadini nel nuovo mercato dell'energia. 

sabato 27 novembre 2021

Neologismi Morsanici: Restanza (due giovani su tre restano (o ritornano) nel paese dove sono nati)

Rimanere a Morsano tutta la vita?

Cos’è la «restanza» e perché due giovani su tre restano (o ritornano) nel paese dove sono nati

Dal Coriere: "Il 67% degli under 40 italiani, secondo la ricerca Giovani Dentro dell’associazione Riabitare l’Italia, sceglie di restare (o di ritornare) nel luogo dove è nato anche se è lontano dalle grandi città e le opportunità di lavoro scarseggiano. E per 8 su 10 la ragione è la stessa: la qualità della vita. Anche se, stando alle ultime ricerche, durante la pandemia le grandi città hanno dimostrato di essere più resilienti rispetto ai piccoli centri. E voi, siete fra quelli che stanno pensando di tornare o fra quelli che sono riusciti a farlo?"

martedì 15 dicembre 2020

Cash-Back: a Morsano farà presa?

All'inizio di dicembre è partito l'esperimento del cash-back su iniziativa del governo che amministra la nazione che circonda Morsano di Strada. I dettagli qui: "Cashback 2020/2021: facciamo chiarezza"

Chi sa qualcosa di come vada il mondo sa benissimo che l'evasione fiscale, quella grossa, quella vera, si fa negli uffici dei fiscalisti di certe parti del mondo o facendo due firme sulle carte giuste. I quattro spicci dati a nero alla partita IVA sotto casa, nella conta dei grandi numeri dell'evasione sono appunto...quattro spicci. Anche in forma aggregata restano quattro spicci. Resta che in un mondo ideale in cui la pubblica amministrazione amministra bene i suoi fondi, l'evasione non ha neanche uno straccio di giustificazione.  

Ad ogni modo, per arginare una parte dell'evasione, a Roma han deciso di usare un inglesismo: il "cash-back". Il concetto è semplice e conosciuto già ai centri commerciali e grandi catene di mezzo mondo:  carte a punti che registrano quanto spendi ed allo stesso tempo raccolgono le tue preferenze e capacità di spesa, più una tonnellata di altri dati sulla tua esistenza (età, indirizzo, numero di familiari, professione, condizioni mediche ecc.) ed in cambio ti danno un piccolo premio monetario. 

I "dati sono il petrolio del nuovo secolo". Se questo è vero allora il cash-back è un regalare petrolio in cambio di due spiccioli in nome della nostra avidità. Avidità non in senso stretto, ovvero il coltivare un "desiderio incontrollato che sembra non placarsi neppure se soddisfatto" ma avidità da fessi perché senza accorgersene, si cede molto valore in cambio di pochi euro. Questo scambio lo si può definire "avidità funzionale". 

L'Agenzia delle Entrate ha già accesso ai nostri conti correnti per cui può già verificare la congruità (...) delle nostre spese nel minimo dettaglio. Tuttavia, facendo passare tutte le spese elettroniche attrraverso un unico vettore, l'app IO PA, favorire di gran lunga l'amministrazione pubblica ed è un regalo del cittadino avido-funzionale allo Stato. Stato che è molto più avido. 

Per inciso, i pagamenti elettronici sono comodi da fare e si dovrebbero usare carte o telefonini per i pagamenti indipendentemente dai vari incentivi statali. Se il cittadino usa il contante è una sua scelta di libertà. Se gli Italiani sono lenti nell'abbracciare l'uso della moneta elettronica si dovrebbe pensare ad altri modi per incentivare l'abbandono del contante. Ad esempio la connettività capillare e una decisa comodità dell'usare un tipo di pagamento rispetto al tradizionale soldo di carta.    

Per ora non ci resta che osservare quanti caffè o taglietti verranno pagati con Google Pay, Apple Pay, Satispay, contactless e bancomat vari nei bar paesani... ai posteri l'arduo cash-back. 

lunedì 21 settembre 2020

Anziani Morsanesi sempre più benestanti rispetto alle magre prospettive dei loro nipoti

Siamo nel 2020 anno della pandemia di COVID-19 e della recessione che si è portata dietro. Al momento non si vede ancora la fine di questa triste situazione che va ad esacerbare le problematiche strutturali dell'Italia. Una di queste è la pessima distribuzione della ricchezza del sistema economico nazionale che premia in modo iniquo le classi demografiche più anziane penalizzando quelle più giovani. 

In bar se ne parla spesso e anche il blog segue la discussione con interesse in post come questi:  

- giovedì 23 luglio 2020 Numeri Utili: Povertà per classi d'età in Italia (2017-2018)
- sabato 11 gennaio 2020 Numeri Utili: la popolazione della Regione Friuli venezia Giulia è tra le più anziane d'Europa (2019)
- sabato 28 dicembre 2019 Spritz Robin Hood: togliere agli over 65 per dare agli under 35 
- martedì 17 dicembre 2019 Spritz Expat: i giovani morsanesi più brillanti e capaci emigrano?
- mercoledì 30 gennaio 2019 I trentenni morsanesi sono pagati meno dei trentenni cinesi?
- venerdì 14 novembre 2014 Possibilità professionali per i giovani Morsanesi (e della nazione che li circonda)
- giovedì 1 settembre 2016 Spritz Fertility: perchè le morsanesi non fanno figli?
- mercoledì 24 settembre 2014 Sondaggio: E' giusto dare meno soldi a chi è ora in pensione, altrimenti i giovani resteranno senza?
- lunedì 18 luglio 2016 Spritz Millenials: i giovani del 2016 guadagnano molto meno della generazione precedente
- martedì 12 gennaio 2010 Spritz Demographics: Se la Piramide Morsanese diventa un Parallelepipedo


Oggi ne parla anche il Sole24Ore... 

Dov’è finita la ricchezza dei paesi Ue? Nelle tasche degli anziani a danno dei giovani
Precarietà e bassi salari hanno penalizzato i giovani, che da inizio secolo in Italia hanno perso più del 10%, mentre gli over 65enni hanno guadagnato quasi il 12%. Il nostro Paese più penalizzato anche per la bassa crescita e la dura transizione demografica. Lo rivela un'analisi comparata di tre economisti italiani, che anticipano i risultati principali al Sole24Ore


In bar siamo avanti e continuiamo ad essere preoccupati. 

venerdì 11 settembre 2020

A Morsano di Strada trionfa la cultura anglosassone del cibo

 L'inglese si parla sempre più o quantomeno chiunque a Morsano può fare il turista in giro per il mondo riuscendo a comunicare quanto serve per mangiare, bere e dormire. Per lavorarci con l'inglese siamo ancora a una minoranza di compaesani ma a occhio è una minoranza in crescita che ha seguito il crescere della scolarizzazione. Non saremo mai come gli scandinavi o come gli slavi nell'abilità di imparare lingue nuove ma almeno sappiamo che quanto rimarcato dal Zalone del posto fisso, in Italia è sempre vero che contano più le conoscenze che la conoscenza

Detto questo,. si nota con un certo compiacimento britannico che da "Master Chef" (parola inglese + parola francese) in poi, in Italia è circa un decennio che la cultura del cibo si bagna delle acque dell'Oceano Atlantico seguendo la corrente del golfo dalla costa orientale degli USA (la "East Coast") alle Isole Britanniche. In particolare la cultura della grigliata ha una sua storia nei paesi anglosassoni: leggendarie le bistecche del Texas o i tagli alla brace di agnello Australiano accompagnati da abbondanti fiumi di birra. 

La griglia con coperchio, nota come Kettle Grill della Weber o semplicemente "Weber" in Italia, è un'invenzione anglosassone che da sempre è parte del panorama dei giardini anglosassoni ma solo nell'ultimo decennio è stata introdotta nella Penisola diventano l'oggetto di culto delle gare di BBQ (abbreviazione di origine anglosassone per la parola "Barbecue"). 

Ecco, le gare: lo stile del grigliare in queste competizioni non è quello tradizionale friulano o italiano se si vuole, bensì è uno stile, manco a dirlo, anglosassone: la differenza la fa la salsa che va ad abbracciare la carne sia prima che durante la cottura quando non ancora dopo la cottura. 

Tecniche di affumicatura vanno a determinare il risultato coronato dall'uso di inglesismi come lo "smoker" o "smoking" (che fino all'altro ieri era la nostra "affumicatura" - usato ad esempio con la ricotta in malga). Le salse diventano "salsa Tiger", "salsa Barbecue", "salsa Worcestershire" o semplicemente "salsa worchester" (la cui pronuncia è un tutta un programma perché si dovrebbe pronunciare "wuurster"). 

Le costolette diventano "ribs", il maiale quando lo si fa in modo che la carne si sfilacci dall'osso diventa un "pulled pork" (pronunciato all'italiana "pul-led" e non "pull-d" con la "e" muta) c'è poi il taglio "Saint Louis" (che a Udine ha dato nome anche a un locale) o ci si delizia con termini di origine nativo-americana come Tomahawk, che ha la forma della bistecca preistorica di Fred Flinstone e fa riferimento all'accetta usata dagli indiani d'America.

Si usano i termini anglosassoni anche perché si tratta di concetti di cucina tutto sommato nuovi per il panorama italiano e il loro ingresso è stato così veloce nei nostri giardini che non si è riusciti a tradurre la terminologia prima che diventassero di uso comune. Forse non siamo così dottrinali come gli Spagnoli o i Francesi che per principio sono inclini a tradurre tutti i termini anglosassoni nella lingua nazionale (famoso il computer francese - ordinateur e quello spagnolo - computadora) o forse è il retaggio involontario della dittatura linguistica dell'italianizzazione forzosa imposta dal Fascismo che si combina con il terzo principio della dinamica (all'azione di una forza su un corpo corrisponde una reazione uguale e contraria) per cui la cultura post-fascismo italiana, rifiuta per principio di italianizzare i termini stranieri. Fatto sta che qui è tutto un fiorire di terminologia da griglia di marcato stampo anglosassone.

Se non altro capendo e condividendo cosa mangiano in America, in Australia, in Nuova Zelanda, in Gran Bretagna, ci sentiremo più portati a capire anche la loro cultura e magari a migliorare il nostro inglese.  

Buone ribs con la tiger sauce a tutti! 

   

Costicine come si dice in friulano?

Costicine come si dice in friulano?



lunedì 13 luglio 2020

La Napoleonica (SR 252) é la nuova Lampedusa?


Da diversi giorni i giornali titolano:
Così ci si scopre terra di "sbarchi", da camion in transito non da barconi, ma pur sempre di sbarchi si tratta. Che la cosiddetta "rotta balcanica" fosse quella principale della migrazione irregolare, altrimenti nota come "immigrazione clandestina" (il 95% di chi arriva senza passare dalle frontiere ufficiali risulta poi non avere i titoli per richiedere asilo politico) e di chi scappa da guerre e persecuzioni politico-sociali (circa il 5% dei migranti appunto), lo si sapeva da sempre. Fa meno chiasso mediatico rispetto allo sbarco a Lampedusa ma è pur sempre una delle rotte principali per l'ingresso in Europa.

Le fasi successive sono l'identificazione dei migranti e l'avvio delle pratiche di richiesta asilo. Almeno due anni (passati nell'inedia) per identificare quel 5% che ha diritto all'asilo e per identificare il restante 95% che è rappresentato da migranti economici generalmente con bassissime competenze rispetto ad un'economia che ambisce all'industria 4.0. 

Segue poi la certificazione dello status di "rifugiato" per il 5% con la dispensa dal lavoro e l'assegnazione di alloggio e mantenimento da parte dei contribuenti. Per il 95% segue la clandestinità visto che il rimpatrio forzoso costa troppo e di fatto non si fa. Segue anche il dibattito politico nei bar tra chi li chiama tutti "rifugiati" e chi li chiama tutti "clandestini" quando in realtà, il 5% (circa) sono "rifugiati" e il 95% (circa) sono "cittadini stranieri senza titolo per rimanere sul territorio nazionale" (in breve "immigrati irregolari" o "clandestini"). 

Potrebbero lavorare ma le leggi e gli accordi internazionali liberamente sottoscritti dall'Italia nei tempi che furono, giustamente, non impongono al richiedente asilo legittimo (sempre quel 5%) di dover lavorare in cambio del riconoscimento del suo status di rifugiato. 

Dall'altro lato, un "clandestino" (sempre quel 95%) per definizione non può essere assunto da un datore di lavoro legittimo. 

Per cui c'è un cortocircuito che serve ad alimentare l'odio sociale. Verosimilmente tra quel 95% ci sono molti che potrebbero essere utilizzati nell'economia nazionale e sicuramente avrebbero molte più motivazioni per far bene per se stessi e per la comunità italiana. Probabilmente molto di più dei figli di papà e dei troppi fancazzisti cronici italiani che vivono di sussidi e mancette statali.

Per risolvere questa complessa situazione, la storia ci insegna che si è sempre finiti con sanatorie di massa dei migranti (tutti i governi le han fatte e le continuano a fare, anche quelli nominalmente più intransigenti con la migrazione). Che poi la sanatoria, per dirla tutta, se fatta da una parte politica è di fatto un'ammissione di incapacità a gestire una situazione complessa e costosa, se fatta dall'altra parte politica è semplicemente una presa di posizione ideologica. Il risultato è comunque lo stesso. Per inciso, si può anche decidere di non decidere ovvero emanare leggi che non disciplinano la realtà ma la fantasia (ad esempio basandosi sull'idea che ci siano uomini e fondi per rimpatriare tutti i clandestini). Anche se decidere di non decidere è in fondo una decisione. 

Il nocciolo del problema resta quella quota di immigrati (pochi? tanti? troppi?) che non sono impiegabili perché non all'altezza della domanda di un'economia industriale complessa come quella italiana. A quel punto si apre la strada o dell'indigenza (in un modo o nell'altro a spese del contribuente) o della delinquenza come testimoniato dal mix di nazionalità d'origine della popolazione carceraria in Italia (sempre a spese del contribuente). 

Insomma, un bel casino ed una questione fortemente divisiva proprio qui, tra di noi, nelle nostre strade. 
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Leggi 
Chiasiellis, 17 luglio 2020 ore 7:35

lunedì 8 giugno 2020

Comuni della Napoleonica: quale futuro ora che spariscono le UTI ed arrivano le "Comunità"?

Ci informa un lettore che è stata approvata la nuova legge regionale di riordino delle istituzioni locali che permette, tra l’altro, la nascita di “Comunità”, cioè enti locali costituiti da più Comuni per l'esercizio associato di funzioni e servizi.

Infatti, nel novembre scorso il Consiglio Regionale ha approvata la legge regionale 29 novembre 2019, n. 21, legge di riforma degli Enti Locali che prevede l'abolizione, dal 1 gennaio 2021, delle Unioni Territoriali Intercomunali (UTI) e la nascita di tre forme di gestione associata tra i comuni con libertà di adesione: 
  1. Convenzioni; 
  2. Comunità;
  3. Comunità di Montagna.
Scrive il lettore:  

"E' un’occasione da non perdere per i Comuni della Napoleonica così da organizzarsi al fine di erogare servizi efficienti a favore delle famiglie e governare meglio il territorio. Castions di Strada, Bicinicco, Mortegliano, Lestizza, Talmassons finora non hanno voluto mettersi assieme, né fondendosi (soluzione estrema) né mettendo a fattor comune strutture, risorse umane, progetti (soluzione soft).

Nel frattempo la struttura demografica sta cambiando in ognuno dei paesi (con bambini che nascono sempre meno è ciò richiede un nuovo modello scolastico e di asili, e con l’aumento della popolazione anziana e ciò richiede specifiche cure e servizi alla persona), il personale si sposta in altri posti per migliorare proprie posizioni lavorative (al punto che Lestizza non ha nemmeno il funzionario comunale che chiude la porta alla sera), aumentano i singoli costi di gestione dei servizi (in virtù del fatto che non si creano economie di scala), stanno crescendo la povertà e le diseguaglianze, e il territorio viene amministrato seguendo rigorosamente i confini amministrativi (come se un centro commerciale, il Cormor, un biotopo, una strada si possono cucinare come lo spezzatino e i flussi di persone e di interessi si possono incanalare come un torrente).

Bravi i Sindaci, indipendentemente dai colori politici o dalle coalizioni, e bravi i dipendenti, indipendentemente dai ruoli che svolgono, per quello che stanno facendo. Ma non basta. E’ tempo di mettersi assieme. Le “Comunità" rappresentano un modo per farlo. Attendiamo fiduciosi."

Lettera firmata


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Vedi anche:
Qui com'erano state pensate le UTI.
Ora c'è la possibilità di creare delle Comunità


martedì 26 maggio 2020

Università dematerializzate: i morsanesi del futuro studieranno solo online?

Il dibattito è partitio già da diversi anni: le università spariranno?

Quantomeno quelle fatte di mattoni e lezioni tenute in classe con esami fatti davanti ad un professore di persona. Esistono da decenni i corsi a distanza ma la tecnologia ha rafforzato le offerte online e le possibilità di seguire corsi, confrontarsi con altri studenti e con professori. La pandemia di COVID19 ha democraticizzato i corsi online rendendoli conosciuti a tutti. Oggi si possono fare corsi di prestigiose università di livello mondiale stando seduti nella propria scrivania di Morsano di Strada e il limite è solo la connessione ed i costi del corso. Non serve prendere aerei, non serve svenarsi per un affitto in centro a Londra o Boston.

Che l'epoca delle università minori e senza corsi di prestigio sia finita?

I morsanesi del futuro, si laureeranno ad Harvard senza muoversi da piazza San Pellegrino?




mercoledì 25 marzo 2020

Consegna della spesa a domicilio: per evitare ogni forma di contagio che sia da pensare a moneta elettronica e puliza dei pacchi?

NESSUN ALLARMISMO, è UNA RIFLESSIONE E POTREMMO SBAGLIARCI. 

La consegna di spedizioni o della spesa a domicilio alle persone anziane o comunque impossibilitate a muoversi durante l'emergenza Coronavirus è un'attività nobile e noi tutti siamo riconoscenti a chi è là fuori a mandare avanti il Paese. Tuttavia, un pensiero gira nei bar virtuali di Morsano da un paio di settimane. 

La ricerca sulla vita di questo virus, un corpo inanimato (non è un batterio) ricoperto di grasso, è ancora in corso ma i primi studi (Aerosol and surface stability of HCoV-19 (SARS-CoV-2) compared to SARS-CoV-1) stanno dimostrando che su alcune superfici la carica attiva (quella che infetta) del virus rimane in vita per ore ed in alcuni casi parrebbe per giorni.
Tuttavia, non sembra sia stato indirizzato al momento il discorso della spesa a domicilio e come azzerare o quasi il rischio contagio tra chi porta la spesa (che potrebbe essere un portatore asintomatico del virus) e chi riceve la spesa.

Esistono indicazioni di carattere divulgativo-giornalistico (vedi un articolo del Sole24Ore del 20 Marzo 2020 Coronavirus, spesa a domicilio? Cosa fare e non fare mai con le consegne) ma non vere e proprie norme comportamentali suggerite dalle autorità (per quanto ne sappiamo).

Nel dettaglio, non ci sono indicazioni:

- sullo scambio da mano a mano di monete e denaro in carta. Non sarebbe preferibile sarebbe il pagamento attraverso carta contactless senza toccare le superfici o paypal o bonifico elettronico?

- sui pacchi dei generi alimentari (generlamente cartone, plastica e polistirolo):
-- sarebbe opportuno che prima di mettere in frigo si togliessero i pacchetti inutili (es il cartone che raccoglie assieme 4 yogurt)?
-- sarebbe opportuno che l'anziano o chi per lui che riceve la spesa lo facesse con guanti monouso e che fosse istruito su come pulire i pacchi?
- sarebbe opportuno lasciare "decantare" per alcune ore i pacchi prima di maneggiarli?

Dall'evidenza scientifica che finora abbiamo, la trasmissione può avvenire tranquillamente dal toccare entro un certo numero di ore (!!!) un materiale infettato da uno starnuto o da un "droplet" di una persona già infetta (e in assenza di tamponi generalizzati a persone all'apparenza asintomatiche, non possiamo escludere a priori che nessuno sia un non-infetto). Basta portarsi poi la mano alla bocca o in faccia e il gioco è fatto.

Anche se la spesa te la consegnano stando a 3 metri di distanza, se "lasci i soldi del resto" sul muretto, monete e carta potrebbero comunque essere contaminati o i pacchi potrebbero esserlo. No?

Siccome (AL MOMENTO) stanti gli studi ancora in corso, non si possono escludere eventi di contagio indiretto attraverso l'errata manipolazione della spesa, che sia il caso di pensarci su e provvedere con A) forme obbligatorie di pagamento elettronico o equivalenti B) istruzioni molto precise su come pulire e maneggiare i pacchi che si ricevono? 

Vedete questo video e traete le relative conclusioni
Per chi desiderasse leggersi il paper qui il riferimento: N van Doremalen, et al. Aerosol and surface stability of HCoV-19 (SARS-CoV-2) compared to SARS-CoV-1. The New England Journal of Medicine. DOI: 10.1056/NEJMc2004973 (2020).
E qui un buon riassunto (in inglese) del paper tratto dal sito del ministero della salute Americano:


Tuesday, March 17, 2020

New coronavirus stable for hours on surfaces

SARS-CoV-2 stability similar to original SARS virus.
The virus that causes coronavirus disease 2019 (COVID-19) is stable for several hours to days in aerosols and on surfaces, according to a new study from National Institutes of Health, CDC, UCLA and Princeton University scientists in The New England Journal of Medicine. The scientists found that severe acute respiratory syndrome coronavirus 2 (SARS-CoV-2) was detectable in aerosols for up to three hours, up to four hours on copper, up to 24 hours on cardboard and up to two to three days on plastic and stainless steel. The results provide key information about the stability of SARS-CoV-2, which causes COVID-19 disease, and suggests that people may acquire the virus through the air and after touching contaminated objects. 

Il Prof. Burioni ne parlava il 9 febbraio (prima che lo studio di cui sopra fosse reso disponibile e sottolineava come la comune influenza in effetti si potesse trasmettere attraverso le superfici inanimate che poi contaminavano le mani e quindi le vie respiratorie se le mani non ofssero state lavate bene.
Vedi: Coronavirus: quanto resiste nell’ambiente? 9 Febbraio 2020 

nello specifico il testo dice che: "In un lavoro appena uscito, colleghi tedeschi fanno il punto ricapitolando quanto conosciuto: i coronavirus umani possono rimanere infettivi sulle superfici inanimate a temperatura ambiente fino a 9 giorni. Questo, però, badate bene, significa solo che c’è il virus, perché dati sulla trasmissibilità attraverso il contatto con una superficie contaminata non sono disponibili per il coronavirus".

Poi è arrivato lo studio del 17 marzo...

lunedì 9 marzo 2020

Morsano in guardia per il Coronavirus


Tra il 26 ed il 29 febbraio, la Regione FVG ha decretato di chiudere le scuole per contrastare la diffusione del Coronavirus che fino ad allora aveva colpito essenzialmente le zone di Codogno e Lodi in Lombardia. Ad onore del vero, fin da metà febbraio a Ronchi dei legionari, in aeroporto, c'eranop controlli della temperatura corporea tra i passeggeri che ritornavano da voli all'estero (inclusi i voli da Londra Stansted come testimoniato da alcuni morsanesi che rientravano dall'Inghilterra).

Dal 4 marzo la comunità morsanese è alle prese con le restrizioni del decreto del governo per contenere l'epidemia che prevede, oltre alla chiusura delle scuole per tutto il territorio nazionale fino ad almeno il 15 marzo (ed in alcune zone fino al 3 aprile) molte restrizioni al movimento (vedi qui il decreto dell'8 marzo).

Ad oggi non si sa quando la situazione di emergenza e di contenimento del virus si potrà dire conclusa. Si ipotizza che la cosa si protrarrà per mesi o quantomeno per diverse settimane ancora.

La discussione in bar avviene tra gli irriducibili del "non è altro che un'influenza" e quelli del "seguite le regole perché il virus è molto peggio di una banale influenza e può essere mortale per gli anziani in particolar modo".

A Morsano come nel resto della nazione vigono queste regole:



Nel frattempo possiamo seguire l'evoluzione del contrasto al Coronavirus su questi siti:

venerdì 10 gennaio 2020

Riflessioni sulla classe dirigente italiana che manca (manager, imprenditori, professionisti....dove siete?)



Dal minuto 18 si parla di quanto schifo faccia la classe dirigente sia politica che imprenditoriale e manageriale, insomma la classe dirigente italica.

La collusione tra chi deve tenersi buono qualcuno perchè gli dà la pagnotta.

Le classi dirigenti economiche italiane sono quelle che devono darsi una mossa invece di scendere a compromessi. Non cambia nulla altrimenti. Senza una classe dirigente attiva e interessata ad essere tale.

Le implicazioni per la nazione che circonda Morsano sono sotto gli occhi di tutti.

sabato 28 dicembre 2019

Spritz Robin Hood: togliere agli over 65 per dare agli under 35

Lo dice la demografia che nel 2018 e per la prima volta nella storia millenaria della penisola italiana, abbiamo iniziato ad avere più over 60 che under 30 (vedi Numeri utili: Sorpasso della Popolazione "over 60" sulla Popolazione "under 30" (2019).
Com'era e come dovrebbe essere ed invece così com'è...
Piramidi delle età negli anni 1861, 1911, 1961 e 2010. Dati in migliaia (fonte: ISTAT).
Lo dice la statistica economica che negli ultimi anni il tasso di povertà (con i parametri rigorosi dell'ISTAT) è cresciuto SOLO tra le classi d'età più giovani mentre è di fatto rimasto piatto tra le classi più anziane ed in particolare tra gli ultra 60enni. (vedi Numeri Utili: quota di povertà in Italia per fasce d'età (2008-2018)

Elaborazione su dati ISTAT
Le ultime due decadi (2000-2020) avrebbero dovuto essere decadi di transizione e riassestamento affinchè gli italiani facessero uno più uno e guardando semplicemente i dati dei due grafici di cui sopra, si mettessero il cuore in pace ed adottassero, se pur di malavoglia, delle politiche di riequilibrio necessarie per la sostenibilità di lungo termine dell'equilibrio socio-economico nazionale. 

In parole povere: che si togliesse quanto non dovuto alle generazioni over 60, ad esempio riducendo le pensioni ed aumentando i costi della sanità (di cui quella fascia d'età è la principale beneficiaria). "Quanto non dovuto" si riferisce alla stima che si può fare a tavolino con una calcolatrice, di quando un pensionato ha versato nella sua vita lavorativa nei 40 anni (e spesso meno) di lavoro e lo si parametrizza poi alla speranza di vita ISTAT. Si vede quanti euro riceve di pensione e mettendo tutto assieme si calcola quanto sia lecito e dovuto e quanto sia invece un FURTO alle generazioni future che invece si dovranno pagare tutto e dovranno andare in pensione ben oltre i 70 anni col 30% dell'ultimo stipendio. Indipendentemente dal tipo di lavoro, usurante o meno.

A testimonianza del fatto che questo sarà il futuro, arrivano titoli sul giornale di oggi come questo: Pensioni 2020, inizia il regno del contributivo. Così i giovani lavoreranno fino a 71 anni nel quale si legge "[...] pur avendo un’età legale per l’accesso alla pensione di vecchiaia pari a 67 anni, la nostra età effettiva di uscita dal mondo del lavoro si ferma a 63,3 anni per gli uomini e a 61,5 per le donne. Troppo pochi, secondo l’OCSE per garantire la sostenibilità del nostro sistema pensionistico. Sulla base di questi dati, il suggerimento è quello di «aumentare l’età effettiva di pensionamento», limitando le forme di prepensionamento e applicando l’adeguamento alla speranza di vita anche all’anzianità contributiva (meccanismo previsto dalla riforma Fornero e poi bloccato fino al 2026 a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne)."

Invece, quello che sta succedendo è il seguente:
  • A Morsano di Strada i partiti che han sostenuto "quota 100" ovvero una forma di prepensionamento indipendentemente dalla stima di speranza di vita del pensionato, han sfondato con oltre l'80 a tutte le recenti elezioni;  
  • Gli under 35 sono silenti, sia in paese che a livello nazionale. Silenti anche quando son costretti a salire su un aereo e volare a lavorare all'estero con la laurea appena presa.   
  • Gli ultra 60enni sono intoccabili anche nei discorsi al bar: criticare quella classe d'età per le scelte fatte in passato sia a livello di spesa pubblica sia a livello di mancanza di sacrifici per salvaguardare la sostenibilità economica (non certo l'agiatezza) delle generazioni successive, pare avere lo stesso effetto di orrore et abominio del prendere a calci e spingere una vecchietta giù dalle scale del Polifunzionale;
  • Chi osteggia ogni riforma pensionistica in senso più equo, se volete usiamo la parola "Fornero" per semplificare, confonde il dito (gli esodati, ovviamente una stortura della legge creata in un periodo emergenziale) con la luna (il problema della sostenibilità pensionistica). Lo fa scientemente se ha un doppio fine o lo fa da pirla se non sa di che si parla.  
  • Nel 2040 non ci saranno molti dei troppi pensionati "col retributivo" che abbiamo ora, però avremo tanti ultra-settantenni con pensioni misere e probabilmente classi lavoratrici con una scolarizzazione più frammentata visto che le risorse per la scuola non ci sono e non si son trovate per molti anni mentre eran scientemente dirottate verso le pensioni (dei 300 miliardi in pensioni, l'INPS ne mette 200, mentre 100 sono le nostre tasse - che non s'è capito bene perchè dovremmo dirottarle verso pensioni e non verso investimenti per i più giovani). 
  • Gli ultra 60enni sono un bacino elettorale che sovrasta numericamente gli under 35.  
  • La spesa pensionistica in Italia rappresenta il 16% del PIL (la più altra tra i paesi occidentali) ma pure come spesa pensionistica su totale spesa pubblica, le pensioni drenano la quota maggiore (vedi Italia prima tra i Paesi OCSE per quota di spesa pubblica destinata alle pensioni. In percentuale al Pil spende più di noi solamente la Grecia.). 
  • La spesa per le pensioni, secondo le previsioni dell'INPS in 20 anni raddoppierà
Così la platea del bar s'è divisa tra:

- chi sostiene che andare in pensione con 40 anni di contributi sia giusto indipendentemente da altre considerazioni perchè è una misura di giustizia sociale per chi ha lavorato e ha già dato alla società anche attraverso le tasse sul lavoro;
- e chi dice che, quando la coperta è corta, si devono fare i conti con i piedi che restano scoperti e si deve ricalibrare sia l'età pensionabile, sia l'assegno, sia la redistribuzione delle risorse pubbliche per dare alle generazioni più giovani quanto sia necessario per un futuro economicamente sostenibile. Non si può dare alle generazioni più anziane senza tener conto della già menzionata coperta corta.

...e nell'assenza di un qualsivoglia dibattito pubblico sulla questione, nella connivenza delle classi governanti pro-tempore che guardano solo al brevissimo periodo e generalmente al loro tornaconto elettorale e basta, il dibattino pare non esserci proprio... 


=================
Vedi anche:

- dati INPS https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=52542 e https://www.inps.it/docallegatiNP/mig/Doc/Bilanci/repository/information/RendicontiGenerali2018/Sintesi_Rendiconto_2018.pdf

- dall'Istituto Bruno Leoni - Pensioni: NON sono in equilibrio, è un welfare NON per giovani, famiglie e poveri

venerdì 25 ottobre 2019

Giovani e Mercato del Lavoro nel Friuli del 2019


Giovani e mercato del lavoro nel Friuli del 2019
(Fonte: Istat)
Spunti raccolti da un recruiter
Il salario lordo d’ingresso di un laureato è 25.000 euro (circa 1.300 euro netti al mese). Poi si cresce nei primi tre anni.
Millennials e Generazione Z

E’ importante dimostrare una progressione di carriera nei primi tre anni di lavoro altrimenti il Millennial (nato tra il 1981 e il 1996 ovvero 23-38 anni) e la Generazione Z (1990 e 2000 ovvero 19-29 anni) se ne va.

- Se non raggiungono velocemente un 6°-7° livello se ne vanno.

- Spesso le aziende ignorano questa esigenza di inizio carriera e così si perdono i talenti più promettenti

I valore in cui si crede

Oggi i Millennial hanno bisogno di sentire i valori: lavorare non è solo business ma serve un “sense of purpose”, un significato valoriale ovvero un “valore sociale” che l’azienda possa esprimere.

- Sono più disposti a cambiare azienda.
- Hanno esperienze più frammentate e generalmente cambiano azienda tra i 20 e i 30 anni. Questo significa che i migliori devi farli crescere in fretta con formazione, scatti salariali etc.

Piccole Imprese
Le piccole imprese hanno dei limiti culturali. Non sono per lo più laureati e vige una generale non-cultura

Cosa ricercano le aziende?
- Ingegneri energetici, termomeccanici, tecnologie rinnovabili
- Laureati in lingue (serve più di una lingua)
Non c’è posto in edilizia e architettura

Le generazioni precedenti
Il problema grosso sono i 40enni che hanno spese familiari più alte e costi più alti ma i salari sono grossomodo gli stessi dei 30enni.
A 40 anni è molto più difficile trovare opportunità di crescita ulteriore

Spunti raccolti chiacchierando con un imprenditore metalmeccanico laureato in ingegneria meccanica
In Friuli ci sono gli stessi stipendi del resto d’Italia.
Le aziende possono essere innovative o tradizionali in settori tradizionali. Le prime sono quelle che i giovani dovrebbero avere come loro obiettivo, mentre le seconde (ad esempio aziende di produzioni basilari in serie come alcuni casi del manzanese) sono destinate a scomparire sotto il peso dell’innovazione tecnologica.
I giovani che arrivano al colloquio o che sono nel loro periodo di prova generalmente non hanno competenze per poter essere produttivi fin da subito. Spesso hanno una totale mancanza di preparazione e la scuola sia superiore che l’università friulana non prepara al mondo del lavoro. Troppa teoria e niente pratica.
Al Politecnico di Torino gli studenti di ingegneria fanno attivamente laboratorio “sporcandosi” le mani. A udine i laboratori non ci sono e le ore di laboratorio sono di fatto troppo poche.
In generale comunque (detto da uno che lavorava sulle macchine a controllo numerico dell’azienda di famiglia già a 16 anni mentre frequentava il Malignani e poi anche mentre frequentava i primi due anni di Ingegneria all'università di Udine) i ragazzi che arrivano al colloquio hanno aspettative sbagliate: non hanno esperienza pratica e pretendono di andare in ufficio a fare i disegnatori. L’officina è vista come un luogo pericoloso o sporco. Tuttavia è il posto dove un giovane perito e un giovane ingegnere devono passare del tempo prima di dedicarsi all’attività d’ufficio.
Non si può capire il disegno meccanico o la progettazione meccanica se non si è fatta esperienza nella costruzione delle macchine in officina.
Oggi c’è ritrosia a sporcarsi le mani ma un bravo tecnico deve prima sporcarsi le mani e poi può fare attività d’ufficio.
Resta che gli stipendi dell’officina sono più alti degli stipendi dei tecnici in ufficio.
La scuola dovrebbe preparare di più mentre ora l’università alleggerita ed i diplomi alleggeriti non preparano all'ingresso nel mondo del lavoro. Mancano le basi assolute.
Saper fare un disegno tecnico non vuol dire saper progettare. Per progettare o per fare il “CAMista” devi dedicare 3-5 anni della tua carriera iniziale ad imparare e a “fare”.

Spunti raccolti chiacchierando con un commerciale di azienda del legno
L’edilizia è stagnante per cui non servono architetti e gli ingegneri han difficoltà più dei geometri.
Un geometra nel paesaggio del lavoro del FVG trova più facilmente di un architetto perché si può occupare di scartoffie (successioni, permessi etc.).
Un architetto per forza di cose deve emigrare.
Un ingegnere deve invece occuparsi di ambiti molto innovativi, seppur di nicchia, che possono dare soddisfazioni (es sviluppare una particolare nuova tecnologia per l’edilizia, nuovi materiali etc. e poi commercializzarla).
I giovani diplomati e laureati che arrivano in cantiere non han mai visto il lavoro prima e quindi la scuola è distante anni luce.
Che serva training da parte dell’azienda ci sta ma qui siamo in situazioni tali che i neo laureati o neo diplomati non son mai entrati in cantiere e gli mancano le basi della vita pratica. Senza quelle non puoi neppure partire.

Conclusioni
Tutti gli esperti dicono che oggi il mercato del lavoro è fluido è cambia molto velocemente in termini di professioni richieste e “competenze” richieste (software skills incluse). Tuttavia, non sono convinto che la scuola oggi prepari neppure per le soft skills. Si impara a pappardella quello che c’è scritto nel libro del professore e non si sviluppano né lo spirito critico né lo spirito d’iniziativa. Entrambi sono elementi che in azienda possono aiutare a crescere. Nessuno ti chiede mai “alla luce di tanta teoria, TU cosa ne pensi”?
I giovani friulani già si stanno orientando verso materie universitarie professionalizzanti: ingegneria ed economia sono le facoltà più popolari tra le matricole. Tuttavia poi si scontrano con le difficoltà di essere visti dalle imprese come impreparati in partenza e poco attrezzati a crescere.
La differenza la fa la motivazione personale che deve esserci per poter stimolare un datore di lavoro a credere in te.
 Anche a quel punto però, non è detto che il datore di lavoro sia così maturo e preparato dal saper valorizzarti (entro i primi tre anni ad esempio).
I settori che trainano sono abbastanza ben definiti: metalmeccanica ed informatica (a sostegno per lo più della metalmeccanica).

Stipendi
L’altro problema sono i salari: un tecnico/perito, se è mediamente bravo, può ambire ad arrivare a 30 anni con 2000 euro netti in busta paga. Un coetaneo ingegnere si assesta sui 2500 euro. Il problema è che questi stipendi resteranno poi immutati lungo tutta la restante carriera lavorativa. Andare oltre i 3000 euro netti al mese è una rarità: lo si può fare da operaio iper-specializzato (eg operatore su fresatrici CNC che lavora a turno e fa straordinari, “CAMista” di livello, trasfertista in certe aziende, saldatore in situazioni tecnologiche particolari) o da dirigente ergo ingegnere o laureato in economia con mansioni specifiche in aziende oltre i 200 dipendenti.
Altrimenti, si deve fare gli imprenditori ed avere successo.    

La morale è che la forbice salariale tra un perito/tecnico e un laureato, anche in ingegneria è bassa e questo può indurre i giovani a non valutare meritevole un percorso universitario come quello ingegneristico. Alla lunga, questo può portare ad un impoverimento del patrimonio culturale del tessuto industriale friulano.

Chi trova lavoro in Friuli
A conti fatti per i giovani vedo questi canali paralleli:


Nota: STEM = Science, technology, engineering, and mathematics

I canali tendenziali dell’occupazione friulana:

Canale 1: chi va all’estero
  •         Laureati che ambiscono a carriere altisonanti (e che si aspettano stipendi e carriere di livello)
  •         Laureati che in Friuli non trovano lavoro (e si aspettano semplicemente un lavoro consono)

Canale 2: chi resta e fa un lavoro consono
  •          Ingegneri meccanici
  •          Informatici e elettronici
  •          Economia/Finanza
  •          I raccomandati di ogni ordine e grado
  •          I rampolli dei “parons”

Canale 3: chi resta ed ha esperienze frammentate
  •          Laureati in materie non immediatamente professionalizzanti




venerdì 23 agosto 2019

L'eta media dei Morsanesi è 45 anni?

Secondo i dati della fondazione Ambrosetti, l'eta media degli italiani si è alzata di 10 anni dal 1978 ad oggi. Oggi, l'età media è di poco più di 45 anni mentre nel 1978 era un rotondo 35.

Le implicazioni sono molteplici: il tasso di sostituzione della forza lavoro, la sostenibilità delle pensioni nel prossimo trentennio, la spesa sanitaria per i vecchi tromboni, il maggiore disinteresse istituzionale per le esigenze degli under 30 e soprattutto per gli under 25 visto che come bacino elettorale rappresenteranno sempre più una frangia più piccola.

C'è da capire se a Morsano il dato sia migliore (ovvero l'età media sia più bassa) o peggiore (ovvero l'età media sia più alta).

Ad aver pazienza si potrebbe capire in base ai dati dell'anagrafe.


venerdì 16 agosto 2019

Un cagnolino abbandonato cerca te!


Questo cagnolino tenerissimo cerca te! Ti cerca perchè negli ultimi due giorni sulla pagina Facebook del Morsano Fan Club sono state pubblicate due notizie praticamente in contemporanea. Entrambe sono frutto di segnalazioni di lettori: una con la foto di una cagnetta che cercava casa ed una che riguarda il progetto di costruire una strada che dalla Napoleonica scenda tra Morsano e Castions di Strada e sbocchi a Corgnolo/Porpetto.

In poche ore il post della cagnetta ha totalizzato quasi 500 visualizzazioni mentre quello della strada grossomodo la metà. Il che è sintomatico delle priorità che ci si dà. Se permettete, una strada è molto più impattante sulla vita di ogni giorno della comunità locale (con tutto il rispetto per il benessere degli animali) e quantomeno interessarsi alla cosa sarebbe doveroso.

Poi si leggono statistiche come quelle qui sotto ed il cerchio si chiude.

Ragazzi, cerchiamo di interessarci alle cose perché se continua così faremo una vita da cani! (nel senso tradizionale dell'espressione...)

giovedì 21 febbraio 2019

Vittorio Sgarbi... Cjacarait Furlan!

Sul Corriere della Sera di Sabato 16 febbraio 2019 è uscita una lunga intervista al noto critico d'arte Vittorio Sgarbi. Tra i tanti aneddoti che ci racconta sulla sua vita, ce n'è uno che ha catturato l'occhio del morsanico friulanista. Ad un certo punto, quando Sgarbi parla della sua infanzia, menziona che iniziò le elementari in un paesino di provincia (della provincia di Ferrara) dove tutti i ragazzini parlavano dialetto e lui con rammarico dice "Mia madre [...] non aveva capito che cultura e agricoltura sono legate. Purtroppo [i miei genitori] mi impedirono di imparare il dialetto".

"Purtroppo" capite!!!

Qui in paese il rapporto con il "friulano" come parlata ha subito le variazioni del tempo e l'evoluzione sociale. Partiamo dalla considerazione che le "elites" ambiranno sempre a differenziarsi dalla massa mentre la massa, per tutta risposta, ambirà sempre a diventare elite e nel provarci imita le elites. In base a questo principio, in Friuli le elites storiche risiedevano nei grossi centri (o nelle ville padronali dei piccoli centri) ed erano famiglie di parlata veneta come la "madrepatria" Serenissima. Così Palmanova, Udine, Cervignano finirono col sviluppare una parlata locale di sapore veneto. Il famoso veneto udinese, per capirci.

Al contempo, il popolo contadino parlava friulano. Con l'avvento del miracolo economico e l'allontanamento dalle campagne, i morsanesi han scoperto l'Italiano di Mike Bongiorno e per affrancarsi da una condizione di "massa" ed aspirare alla condizione di "élite" han iniziato a scimmiottare le "élites" tradizionali che parlavano veneto/italiano. Di fatto, dagli anni Settanta in poi,  il friulano ha iniziato a diventare una parlata del "popolo" in senso spregiativo. Non è una sorpresa che le famiglie friulane più in vista, le famiglie patrizie industriali e professionali dell'alta borghesia, han rampolli cinquanta-quarantenni che non spiccicano una parola di friulano. Spesso neppure lo capiscono. 

Negli anni Ottanta e Novanta, era normale udire una mamma premurosa ma poco scolarizzata che con tutti parlava friulano ma con i pargoli si scioglieva in un più o meno improbabile italiano. Risultato: figli che non parlano friulano (e che non per questo han fatto una particolare carriera di studio). 

L'idea, evidentemente, era che parlare friulano fosse un retaggio dell'ignoranza caprina della orribile civiltà contadina. 

Come cambiano le cose! Anni 2010 e parlare friulano è un vezzo elitario! Una Giannola Nonino che non fa gli onori di casa durante l'omonimo premio con un saluto in Marilenghe non sarebbe concepibile. Così come intrattenersi tra manager friulani nella City o a Shanghai senza un Mandi è impensabile. 

La cosa straordinaria è che il friulano scritto non s'è di fatto mai usato solo che ora, tra "studiats" è d'obbligo scriversi messaggi whatsapp o via Skype in friulano. L'Italiano negli scambi colloquiali è roba da popolo ignorante. Poi su Linkedin è un vezzo altresì elitario, elencare tra le lingue parlate, oltre all'Inglese ed al Tedesco pure il Venetian o il Friulian o il Sardinian. 

Da notare che comunque l'Italiano parlato a Morsano e in Friuli risente delle espressioni derivanti dall'Italiano (ad esempio "per le cinque e mezza si combina" denota un uso del vero "combinare" diverso da quello previsto dal vocabolario Zingarelli).  

E il popolo? Rincorre, come sempre e parla solo Italiano.      



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