Visualizzazione post con etichetta Sprechi Morsanesi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sprechi Morsanesi. Mostra tutti i post

lunedì 22 febbraio 2016

Spritz Recycling: oltre alla quantità, qualcuno valuta la QUALITA' delle raccolta differenziata?

Nell'angolo della raccolta differenziata, dentro il bidone della carta si trovano dei cartoni della pizza. Tutto bene uno pensa, son di cartone. Eh no, dicono gli esperti, se la carta è contaminata da resti umidi di cibo, non è buona carta da riciclo, infatti la possibilità di conferire nella raccolta della carta i cartoni della pizza vale solamente per le porzioni di essi che risultino completamente pulite.

Stessa cosa per quando nella campana di vetro e lattine di alluminio finiscono le bocce di lacca o piatti di ceramica.

Insomma, quello di cui si discuteva in bar nel fine settimana è il come vengono stillate le classifiche dei comuni più "ricicloni". L'impressione è che si tratti di classifiche che guardano alla QUANTITA' di materiale nominalmente riciclabile che viene raccolto nei bidoni del territorio di un comune. Ma, logica vuole, che non è detto che la QUALITA' del materiale riciclato sia ottimale ovunque allo stesso modo. Per paradosso, chi raccoglie più quantità di, ad esempio, carta e quindi figurare come un comune virtuoso nella raccolta di carta, potrebbe benissimo avere una quantità tale di cartoni della pizza dentro questi bidoni che la quantità di carta "buona" in realtà è nettamente minoritaria. 

Stessa cosa con il resto dei rifiuti.

Al che la platea del bancone s'è divisa in due:

- chi sostiene che non ci si può fidare delle statistiche perché in fin dei conti non si sa neppure con che metodo siano create né se sia tenuta in considerazione la quantità di "non riciclabile" che finisce dentro i bidoni della differenziata. Quantità che andrebbe dedotta dalla quantità totale di rifiuti riciclabili raccolti.

- e chi sostiene che la quantità di scarto è probabilmente simile in tutti i bidoni di tutti i comuni e pertanto guardare solo alla quantità è una buona verifica della capacità di riciclo di una zona.

...e il dibattito continua

PS qualche cartoni è riciclabile ma con certe regole...


=============================

venerdì 21 agosto 2015

Unioni dei Comuni: perchè da 15 anni a questa parte nessuno qua ne ha mai parlato?

Doveva essere un tema di discussione in tutte le elezioni comunali dal 2000 in poi eppure non se ne è mai parlato se non in questi ultimissimi tempi quando i poderi forti dall'alto han calato il solito fatto compiuto (che in Italia appare essere l'unico modo di far cambiamenti).

Il blog ne parlò nel Marzo 2009 "Elezioni Locali: un comune di meno di 4000 abitanti ha ancora senso?" con la dovuta ironia, ma il tema, serio, si trascinava sotterraneo da anni.

Questo blog aveva seguito queste discussioni con post come questi:
          Nei quindici anni passati ha fatto specie il silenzio sul tema dell'ottimizzazione delle risorse in ottica comunale che, tradotto in italiano, significa sul tema dell'accorpamento dei comuni. In particolare, a rigor di pensiero, tutti i partiti o liste "civiche" ispirate a valori liberali, alla concorrenza, al mercato ed al contenimento della spesa pubblica ovunque dove sia logico contenerla, avrebbero dovuto portare avanti l'idea di un accorpamento comunale. Invece nulla. Silenzio tombale sul tema. Voi direte che non si può chiedere al cappone di anticipare il Natale. Vero, ma la storia ci sta insegnando che se aspetti senza fare nulla poi qualcuno ti anticiperà il Natale al 25 novembre.  
          A metà di loro toccherà darsi alla pesca

          Questo perchè è decenni che esistono studi che ci raccontano come i comuni sotto i 15mila abitanti siano incrementalmente più inefficienti (e non autosufficienti) tanto più son piccoli. Esistono anche esempi, in tal senso, come la Gran Bretagna dove dalla notte dei tempi han accorpato comunelli xyz ed han creato macro amministrazioni di almeno 15mila abitanti, spesso dando nomi inventati di sana pianta al nuovo comune (es. il comune di Runnymede raccoglie 5 paesi nessuno del quale si chiama così). 

          Si obietterà pure che, ad esempio, la Svizzera ha 5mila comuni mentre l'Italia, 7 volte più grande ne ha 8.000 di comuni. Ma la risposta è semplice: noi non abbiamo la pubblica amministrazione della Svizzera (ogni riferimento a corruzione, concussione, peculato, malversazione, nepotismo è puramente sottinteso), noi non abbiamo l'orografia della Svizzera (son per lo più comuni montani logisticamente distanti tra loro) e soprattutto, la nostra economia non è più da vacche grasse spenderecce degli anni che furono (e non tornerà mai più tale). 

          C'è poi il discorso Fiscal Compact e Cottarelli. Nel momento in cui fu firmato il Fiscal Compact, leggendo cosa prevedeva qui ci si è detti "oh cazzo, ora son cazzi!" oltre a un "ma gli altri italiani al di fuori di me e te, sanno cosa è stato firmato o no?!?". Sottoposto il problema all'osteria di Morsano s'è ricevuto un "e ce dal casso isal? Nin a fa un ragjo, suppò". Dopo lunghe vicende si arrivò a Cottarelli (un economista dell'FMI) che nella lista delle spese da tagliare inserì una cosa abbastanza ovvia e cioè che i comuni sotto i 5mila abitanti hanno una serie di inefficienze strutturali nella gestione delle risorse e pertanto vanno accorpati.

          Nonostante queste osservazioni fossero ovvie e conosciute pure dalla stampa di massa, qua, sul tema vigeva il silenzio. Anzi, ci fu un memorabile commento del tipo: "i comuni grandi poi finiscono nelle mani dei partiti politici" implicando che le liste civiche (sottinteso quelle apartitiche) avrebbero difficoltà a far presa su popolazioni più ampie contro le potenti organizzazioni dei partiti. La morale è che chi aveva questa posizione non propose nulla in merito alla questione "che fare dei piccoli comuni in tempi di ristrettezze della finanza pubblica".

          Si, perchè il problema alla fine è quello: lo sappiamo tutti che quanto a comodità personale i piccoli comuni sono la miglior cosa che esista dopo la Nutella. Hai bisogno di qualcosa? Parli con il sindaco al bar o con l'ex compagno di scuola che lavora nell'ufficio comunale o con l'assessore col quale bevi lo spritz al bar. Poi se la nonna deve firmare un documento in municipio basta andarci a piedi. Bellissimo! Ma quando le vacche grasse son finite detta francamente, tutta questa "efficienza sociale collaterale del piccolo comune" te la devi scordare. Magari il tuo comunello è pure il più efficiente del mondo ma, messo nel grande schema delle cose, avere a disposizione un comune piccolo resta un lusso che non ci si può più permettere. 

          Le efficienze (economiche e non necessariamente "sociali") che si guadagnano con l'accorpamento fatto bene ve le potete leggere sui siti specializzati. Qui quello che preme è che come al solito la classe politica più o meno locale ha atteso l'ultimo momento per esprimere una posizione chiara sull'argomento. C'era chi pure guardava con ironia al tentativo fatto nel 2013 da parte di un gruppo di cittadini dei comuni coperti dalla rivista "Semide" che si proponeva di elaborare delle idee sul tema dell'accorpamento dei comuni limitrofi. Da quel che sappiamo, il tema che quel gruppo stava affrontando era chiaro e semplice: se non ci accordiamo tra di noi, cittadini di questi comuni, per un possibile accorpamento, ci toccherà subire le decisioni che arriveranno dall'alto". E la decisione dall'alto sta arrivando adesso. Nel gruppo "Semide" all'epoca c'era chi temeva che per accorpare i comuni "dall'alto" avrebbero preso a modello le circoscrizioni elettorali delle elezioni Provinciali (dove, ad esempio Talmassons è nello stesso gruppo di Varmo) che guarda caso includono tutte poco oltre 15mila abitanti. Però, nessun altro rispose a quelle riflessioni con un serio dibattito da portare in sede di elezioni comunali. Tutti relegarono il tema a questione secondaria (vedi commento sul cappone poco sopra).  

          E' abbastanza evidente che qualsiasi riforma della struttura comunale se imposta dall'alto sarà deludente. Le imposizioni sono deludenti per definizione. E' l'ovvio sul quale non stiamo neppure a discutere. 

          Ma le riforme condivise si ottengono pianificando per tempo... e come abbiamo visto nessuno s'è preso la briga di pianificare o almeno di esprimere pubblicamente il suo pensiero dal 2000 in poi.   

          Se consideriamo che noi Italiani ci riconosciamo nelle nostre entità locali più di quanto ci si riconosca nello Stato centrale è ovvio che ogni proposta di federalismo (leggi equità ed efficienza) dovrebbe partire dai comuni. Però, se non si vuole imporre le riforme, si devono creare le condizioni perché il sistema si auto-riformi gradualmente. Ad esempio, dando autonomia fiscale e finanziaria ai comuni cosicché si mettano in concorrenza tra di loro sul piano dei servizi e soprattutto delle tasse. Risultato? Dove i comuni son più efficienti paghi meno tasse e se riescono ad essere piccoli ed efficienti buon per loro. Si sarebbe vista una naturale tendenza ad accorparsi (per ottimizzare sui servizi e quindi far pagare meno tasse). "Tendenza" ad accorparsi che nel lungo termine avrebbe fatto il lavoro dell'accorpamento da se senza imporre nulla dall'alto.

          Troppo liberale come idea? 

          Invece siam qua a mugugnare su riforme che impongono. 

          Urge prima di tutto un esame di coscienza: cosa è stato fatto per anticipare questa riforma? S'era proposta per tempo qualche unione spontanea con due o tre comuni limitrofi? Se no, perchè no? 

          La conclusione è che, per noi abituati alle comodità "sociali" di un piccolo comune, la vita sarà peggiore. Tocca solo sperare che sia una vita che costi meno.  

          ============================================
          Da leggere:

          sabato 23 maggio 2015

          Numeri Utili: Sprechi di Stato moltiplicati per 110

          Spiega l'ex Commissario alla "Spending Review" (ai "tagli della spesa pubblica", per chi parla come mangia) Carlo Cottarelli, che lo Stato delle Regioni è ancora organizzato sul modello delle 110 Province (abolite?) con i loro 117 capoluoghi.

          Il ministero dell’Economia, per esempio, ha 103 commissioni tributarie, 102 comandi della Guardia di Finanza, 97 uffici dell’Agenzia delle Entrate, 93 Ragionerie territoriali dello Stato, 83 uffici delle Dogane. La Giustizia, oltre a tribunali e procure, ha 109 archivi notarili. Il Lavoro, 109 direzioni. L’Istruzione, 104 uffici scolastici e 108 sedi del Consiglio nazionale delle ricerche. L’Interno, 106 prefetture e 103 Questure. Il Corpo forestale dello Stato, vigilato dall’Agricoltura, ha 98 comandi locali. Il ministero dei Beni culturali, 120 soprintendenze e archivi di Stato. Lo Sviluppo economico vigila sulle 105 Camere di commercio, che a loro volta hanno 103 Camere di conciliazione...
          (tratto dal Corriere della Sera "IL LIBRO (E IL BILANCIO) DI COTTARELLI" Diecimila sedi dello Stato. La spesa pubblica che ci soffoca. Inefficienze, enti che si moltiplicano e paradossi nel racconto del commissario alla revisione della spesa" di Sergio Rizzo) 

          giovedì 6 settembre 2012

          Spritz Big News: della casta regionale FVG, delle foto in Bianco e Nero e dell'accorpamento dei comuni

          Il Nero prima o poi finirà in Bianco
          Questa mattina le notizie di cui si è discusso (e anche un po' pontificato) in pasticceria tra un caffè (corretto grappa e corretto Baileys -sic!) e un pasticcino sono molte.

          Andando con ordine:


          • Sul Messaggero Veneto appare la notizia che "San Giorgio lancia l’idea di un mega-Comune". "Nasce una lista civica in vista delle elezioni amministrative del 2013. Fra le proposte c’è anche l’unione con Torviscosa, Carlino e Porpetto". Il che ha fatto scattare la discussione se anche nelle prossime elezioni comunali di Castions di Strada ci sarà una lista collegata a una lista di Talmassons e/o Mortegliano e/o Lestizza che abbia come parte del programma elettorale l'abolizione di un piccolo comune con un'unica frazione e il conseguente accorpamento con uno o più comuni limitrofi. 

          mercoledì 22 agosto 2012

          Spritz RoboCop: Dei Vigili, delle Pistole e del Futuro del Law Enforcement

          Rosco è slang americano per indicare 
          una pistola o un pene
          Ieri sera in osteria si discuteva di vigili con le pistole. Per prima cosa s'è capito che l'uomo qualunque (tutti noi) non sa se le pistole siano in dotazione ai vigili per difesa personale o per difesa dei cittadini. Poi, non si sa se chi ha la pistola si sottoponga ad esercizi di tiro su base regolare e non si sa neppure quanto questi esercizi di tiro costino alle casse pubbliche. In ultima analisi non si sa se esistano dei calcoli sul ritorno sull'investimento in pistole (più sicurezza? e come la misuri? meno furti? meno scippi? meno vigili aggrediti? e cosa succede se questi parametri restano uguali a quando i vigili non avevano le pistole? Ma soprattutto, esistono dei parametri per misurare l'efficacia di questo investimento?).

          Più di qualcuno menzionava il servizio delle Iene di qualche tempo fa (Iene: Agenti inesperti armati) dove si mostrava come in alcuni comuni prima ti danno la pistola e poi ti insegnano come usarla (!!!). Il video ha sottolineato come il problema sia vero soprattutto nei piccoli comuni e il che ha scatenato accesi dibattiti (anche perchè in alcuni casi, per regolamento, senza la pistola i vigili non possono uscire in servizio) su forum dedicati (http://www.comuni.it/servizi/forumbb/viewtopic.php?p=606345).

          Nelle grandi città come Roma ("Armi ai vigili, no dai quartieri più a rischio"), ci sono stati casi di rifiuto dell'arma da parte dei vigili (anche del 50% dei vigili in alcuni quartieri/municipi) ma si ha l'impressione che ci fosse più una discussione in punta di diritto che di sostanza (es. arma intesa per difesa personale e non per difesa dei cittadini, quindi requisiti diversi per ottenerla; mancanza di un'armeria dove riporre la pistola a fine servizio anzichè doverla portare a casa ecc.).

          In bar si obiettava che tra grande città e piccoli comuni di provincia ci sono delle differenze di pericolosità dei crimini e che comunque se c'è qualcosa di serio è meglio che ad intervenire armato sia del personale che regolarmente va ai poligoni ad esercitarsi e che sa maneggiare le pistole.

          Niente pistola ai Bobbies: c'è meno sicurezza
          a Londra o a Schiaforiacco?
          Da qui le domande che in bar la gente si fa: ai piccoli comuni quanto costano le singole pistole? quante volte all'anno va al poligono un vigile? Quanto costano i proiettili che vengono utilizzati per sparare ai poligoni? 

          Probabilmente siamo nelle migliaia di euro e più sono i vigili armati e più costa addestrarli bene e fare le cose come dio comanda.

          Al che qualcuno ha sollevato una rassicurazione: non è detto che i vigili vadano regolarmente al poligono di tiro e quindi non è detto che le casse delle amministrazioni locali si svenino per addestrare al tiro i propri agenti. Di certo una rassicurazione parziale dal punto di vista delle casse locali ma se non vanno regolarmente al poligono come fanno Carabinieri e Poliziotti, che rassicurazione abbiamo dal punto di vista della sicurezza ed operatività?

          Alcuni prosecchisti sottolineano come, soprattutto nei comuni minori a basso tasso di delinquenza, il manganello e lo spray al peperoncinoe sarebbero già abbastanza sul piano della sicurezza individuale, se non altro perchè si eviterebbero paradossali aggressioni da parte di chi potrebbe cercare di rubare la pistola ad un vigile - magari non addestrato neppure alla difesa personale (es. judo, aikido).

          Er mejo der mejo: se questi ti danno del "pistola" incassi 
          e zitto!  
          Gli spritzettari più fantascientifici sottolineano che esistono anche i Taser che sparano una scarica elettrica immobilizzatrice, per di più esistono i Taser con una videocamera incorporata che può filmare l'utilizzo così da evitare abusi e da essere utilizzato come forma di prova. La cosa interessante è che ci sono già sperimentazioni per spedire i filmati in automatico (vedi "Taser diversifies its arsenal Proto-RoboCop") ad uno storage via internet (nel cloud) specializzato nel raccogliere prove di fatti criminosi i cui dati sono criptati ed utilizzabili sono dalle agenzie di sicurezza autorizzate (vedi Evidence.com).

          Curiosamente la discussione sulle Beretta si ripropone ogni anno a date fisse, di solito in occasione della processione del santo patrono.

          ...e il dibattito continua

          PS ad esclusione dei servizi scorta diplomatica e sicurezza aeroportuale, gli agenti della polizia britannica (inclusa Scotland Yard) girano disarmati. Go figure! 

          giovedì 4 agosto 2011

          Sprechi Morsanesi: 20 kg di carta buttata per spedire gli estratti conto (alla faccia di Internet Banking)

          Quante volte vi é capitato di ricevere delle lettere "trasparenza" dalle banche nelle quali vi comunicano i cambiamenti fatti "unilateralmente" (da loro) con in fondo la dicitura "se il cliente non digerisce i cambiamenti venga pure in filiale a farsi menare il can per l'aia?"

          
          In inglese si dice "paperless statement" ovvero "estratto conto non di carta".
          Tutte le banche dei paesi civili già li hanno: salvano costi di spedizione e di stampa e rispettano l'ambiente. Ma se fai pagare al cliente 3 volte il costo di spedizione, come fanno le banche italiane, evidentemente dell'ambiente te ne puoi fregare e sugli estratti conto cartacei ci fai un bel guadagno.   
          Quante volte nella vostra vita avete usato le parole "numeri creditori"? O quante volte vi é capitato di riflettere sul significato intrinseco della vita pensando che "nel riassunto scalare del conto la sequenza dei saldi é ottenuta raggruppando giorno per giorno tutte le variazioni con eguale valuta, i numeri rappresentano il prodotto di ogni saldo per i giorni intercorrenti dalla valuta dello stesso alla valuta del saldo successivo". Se la risposta é "molte volte" siete dei malati mentali. Se la risposta é "che cazzo mi mandano questa cianfrusaglia via posta, dio li fulmini" allora benvenuti tra i comuni mortali.
          Ora, é evidente che le nostre amate banche non sanno che siamo nell'era di internet (da almeno 15 anni ormai) e, a parte importi un pagamento pure sull'internet banking (ma non faceva risparmiare le banche?) né le banche, né i nostri illuminati legislatori hanno capito che i clienti sanno benissimo che esistono gli estratti conto online e che tanto "non-senso" che si legge sulle comunicazioni bancarie fa solo incazzare e andar su la pressione. La famosa "trasparenza" serve solo a dar da mangiare agli avvocati (delle banche) che comunicano in avvocatese agli avvocati (potenziali) dei clienti. Se c'e' un reclamo del cliente cui gli hai venduto in maniera evidentemente fraudolenta titoli Parmalat o Cirio, puoi sempre dire "eh, io la comunicazione sulla trasparenza scritta in avvocatese gliel'ho mandata, poi son cazzi del cliente se é un mentecatto e non sa leggere le non trasparenti comunicazioni sulla trasparenza".

          Al gioco si prestano pure: le Poste che sulla spedizione di questi documenti cartacei inutili ci guadagnano bei soldi, il governo di turno che tassa i conti correnti e impone un bollo sulla spedizione dei documenti e che comunque non fa nulla per chiedere alle banche che ai clienti che lo volessero sia data la possibilita' di non ricevere queste comunicazioni cartacee ed infine le associazioni dei consumatori che a forza di chiedere piú trasparenza, loro malgrado, ci hanno fatto finire sotto una marea di carta illegibile.

          Ovviamente le banche si premurano di caricare il costo della spedizione sul cliente moltiplicandolo per 3 o per 4, se non di piú. Infatti non sono mai i 60 centesimi di francobollo che paghi, bensí diventano 3-4-5 euro. E ci mancherebbe, visto che ti inviano carta inutile, vuoi non pagarla?

          Vediamo dunque quali sono i costi e gli sprechi di questa felice spedizione di cartastraccia.


          Dunque, se vi inviano 3 fogli piú una busta, sono 80 grammi di carta. Questo per almeno 4 volte all'anno. Considerate che a Morsano ci siano a occhio 250 correntisti, fa 1.000 spedizioni annue (pari ad un ricavo per le poste di 600 euro nella sola Morsano in un anno). Con 80 grammi per 250 correntisti morsanesi, si hanno 20 kg all'anno di carta inutile buttata al vento. Se ad ogni correntista si fa pagare 4 euro per volta (sia come spesa fissa dentro un conto a canone mensile o come pagamento ad hoc) si ottiene un ricavo per le banche di circa 4.000 Euro all'anno solo a Morsano. E questo per solo aver spedito delle carte inutili.

          Se estendete i conti all'Italia vedete come ogni anno ben 1.920 tonnellate di carta vengano buttate al vento per queste comunicazioni di trasparenza/estratti conto. Sono l'equivalente del peso di 2000 automobili!!!

          Alla faccia del riciclare la carta e del rispetto dell'ambiente!

          Senza contare le emissioni di CO2 dei motorini dei postini, i costi delle immondizie che genera tutta questa carta, i costi del riciclarla e via dicendo. Insomma, un'economia fittizia che frutta alle banche qualcosa come 384 milioni di euro ogni anno (96 milioni di spedizioni per 4 euro di ricavo a spedizione).

          Esiste un'alternativa? Beh, siamo nell'era di Internet, abbiamo tutti uno smart phone, un notebook, un computer, un iPad. Ci sono 20 milioni di Italiani che navigano su internet... che sia ora di dare l'opzione ai clienti che suoni cosí: "caro cliente, invece di sputtanare risorse del pianeta spedendoti carta illeggibile, vuoi optare per la sola lettura telematica dei cazzi tuoi bancari? Se si, clicca qui e il servizio sará a pagamento di 1 euro a trimestre" (la ladrata gliela devi comunque concedere sennó stanno male con se stesse).

          Semplice no?

          Ovviamente nei paesi nordici ci sono arrivati da tempo. Solo che non si capisce se ci siano arrivati da tempo perché sono intrinsecamente piú amanti della tecnologia o se siamo intrisecamente meno ladri...

          ======================

          Per documentarti vedi:

          mercoledì 22 dicembre 2010

          Classifica dei Comuni Virtuosi: Questa Volta il Comune...

          Recentemente il Messagero Veneto ha pubblicato la lista dei comuni virtuosi nella raccolta differenziata (anno di riferimento il 2008) e dei relativi contributi straordinari che la Regione ha devoluto per premiare la loro performance nella raccolta intelligente dei rifiuti (Differenziata vince Pasian di Prato). 
          Essendo amanti delle classifiche (che fanno sempre audience) con spasmo e trepidazione, Dibattito Morsanese ha scorso i nomi nella lista ... Pagnacco, Palazzolo, Palmanova, Pasian, Pavia... eh, no, PAESE VICINO manca!
          Clamorosa infatti l'assenza tra i virtuosi del Comune del Paese Vicino. 

          Al che, in paese sono nate una serie di domande:

          • Come si fa a sapere cosa riciclare? Non tutto si puó buttare nella raccolta differenziata (es. il tetrapack va o non va nella carta? Le lampade al neon vanno nel vetro o no?). Come vengono informati i cittadini su come riciclare e ogni quanto si fa una rinfrescata di questo tipo di informazioni?

          • Chi calcola la percentuale di differenziata sul totale? Le aziende di raccolta? Come vengono fatti i calcoli? E chi controlla il controllore?

          • Esiste un obiettivo per i prossimi anni (es. arrivare al 55% di differenziata entro il 2012)? Se si qual’e’? Se no, perche non esiste?

          Inoltre, c'é l’Associazione Comuni Virtuosi (http://www.comunivirtuosi.org/ - anche su Facebook) che è un’associazione che premia i comuni che eccellono sotto molti aspetti come la raccolta differenziata, la sicurezza, le attivitá culturali, la mobilitá di tutte le fasce della popolazione ecc. L'Associazione é stata ospite il 23 agosto scorso al programma "La Zanzara" di Radio24, la radio di Confindustria, dove il presidente dell'Associazione Comuni Virtuosi ha presentato il comune vincitore per l'anno 2010: il comune di Corchiano (Viterbo).

          A Corchiano i vigili urbani hanno l’ordine di girare in bicicletta per inquinare meno (sono biciclette elettriche), gli autobus sono alimentati a bio-disesel (ricavato dall’olio delle mense e delle famiglie che portano l’olio alimentare usato al centro di raccolta comunale), c'é una fontana pubblica che eroga l’acqua minerale frizzante, la raccolta differenziata è porta-porta, un centro di raccolta dei rifiuti alimentari per creare compost che poi viene utilizzato per il verde comunale, un distributore di prodotti senza imballaggio con stimolo per vendere senza imballaggio ai negozi locali, circolano gli “eco-Euro” che premiano le “buone pratiche locali” e con questi eco-Euro si puó comprare prodotti del commercio equo-solidale nei negozi. Corchiano ha 4.000 abitanti: un buon esempio tra gli ottomila comuni italiani.

          In attesa di novitá locali, si continuerá a monitorare cosa succede nelle classifiche dei comuni, naturalmente sempre con un occhio alla lettera P…

          mercoledì 28 aprile 2010

          Immondizie abbandonate: che si fa?

          Potevamo vivere sugli allori e gongolare sul boom di visite degli ultimi due giorni (la polemica tira sempre, un po' come tirano i ciuchini) però noi siamo scemenza e non fantascienza (come diceva la pubblicità vent'anni fa).

          Abbiamo raccolto in paese un commento sulle immondizie abbandonate e la cosa ha solleticato il nostro interesse. Come sapete, una delle rubriche del blog è "Histoire D'O Morsanese" che narra la storia di due sacchi delle immondizie abbandonati mesi fa lungo la Stradalta (e che sono ancora li). Sulla scia di questa rubrichetta, riceviamo spesso messaggi di lettori che segnalano sacchi, immondizia sfusa ed addirittura un divano, abbandonati nei campi o a bordo strada in alcune zone del nostro territorio.

          Da cittadini comuni, sulla questione si potrebbero sollevare diverse domande, però, a margine delle recenti discussioni - importantissime e senza dubbio meritevoli di attenzione - una domanda regna sovrana: ma c'è interesse a risolvere il problema delle immondizie abbandonate?

          Sappiamo che la domanda è vaga quindi tocca renderla esplicita:

          - cosa fa l'opposizione per risolvere questo problema?
          - cosa fa la maggioranza per risolvere questo problema?

          All'avvicinarsi del primo anniversario dalle elezioni comunali, anche di queste domande aperte si discute nei bar di paese.

          venerdì 5 marzo 2010

          Arrivano le “sporte” in tutte le famiglie. Commercianti e Comune uniti in un progetto ecocompatibile.

          Vi ricorderete che questo blog aveva evidenziato l’incredibile inquinamento che i morsanesi causano utilizzando ben 50,000 sacchetti di plastica ogni anno (Inquinamento Ambientale: Morsano uccide le Balene con 50.000 sacchetti di plastica all’anno). Cinquantamila non era una cifra campata in aria bensì basata su dati di medie nazionali poi aggiustate con il "Morsanometro".

          Il tempo medio di utilizzo dei sacchetti è di soli 20 minuti poi, finiscono nella mondezza.

          Nel post si auspicava una reazione del “sistema” affinché si desse un forte impulso alla dismissione dei sacchetti come veicolo per la spesa quotidiana.

          Ebbene, notizia di ieri, l’amministrazione comunale, in collaborazione con i commercianti, ha lanciato l’iniziativa “porta la sporta” nel contesto della “settimana della cultura ambientale”.
          In pratica, come evidenziato dall’articolo del Messaggero Veneto “Arrivano le “sporte” in tutte le famiglie”, il comune sará il primo in Friuli (IL PRIMO!!!) ad abbracciare la lotta ai sacchetti e a distribuire una “sporta”, ovvero una borsa della spesa riutilizzabile, ad ogni famiglia.

          Sulla “sporta” compariranno il logo del comune e di tutte le realtá locali che hanno aderito alla sponsorizzazione dell’iniziativa oltre che il motto “compra nel tuo comune, ne guadagnerá l’ambiente!”.

          Prevenzione e riduzione dei rifiuti messa in pratica. Che dire, fa piacere vedere idee brillanti come queste realizzate anche con pochi fondi. Senza contare che per una volta le cose si sono mosse senza che ci fosse un obbligo di legge ma solo il buon senso. Sono cose che ispirano!

          Complimenti all’amministrazione comunale ed alla sensibilitá ambientale dei commercianti di Povoletto.

          martedì 19 gennaio 2010

          Morsano a "Impatto Zero": un aiuto dalle tabelle ENEL

          Il risparmio energetico é importante. Il consumo di energia elettrica ovvero il suo risparmio può essere assicurato seguendo delle semplici precauzioni prima tra tutte l’utilizzare il piú possibile l’energia in fasce orarie NON di PUNTA.

          La tabella qui a finaco è una nostra rielaborazione delle indicazioni che l’ENEL fornisce nella bolletta.

          Cosa ci dice la tabella? Ad esempio, avviare la lavastoviglie dopo le 19:00 consente un risparmio che non si avrebbe se la si utilizzasse alle 14:00 di un giorno feriale. Oppure, la lavatrice andrebbe fatta di notte e stirare di sabato o domenica costerebbe meno.

          Sarebbe interessante verificare con l’ENEL la spesa complessiva dell’energia elettrica assorbita quotidianamente dalla rete morsanese e, dopo una campagna di sensibilizzazione al risparmio energetico tra la popolazione, verificare di quanto questa sia diminuita.

          Sarebbe interessante monitorare questi valori anno dopo anno dandosi degli obiettivi paesani precisi. In attesa degli “smart meters” domestici, monitorare il virtuosismo energetico morsanese è fantascienza?

          PS sarebbe bello anche sviluppare il concetto di "Morsano a impatto zero".

          sabato 16 gennaio 2010

          Inquinamento Ambientale: Morsano uccide le Balene con 50.000 sacchetti di plastica all’anno

          Vi ricorderete senz’altro della tragedia dei capodogli spiaggiati e poi deceduti a Peschici in Puglia poche settimane fa. Un triste evento causato dai sacchetti di plastica, quelli comunemente utilizzati per la spesa. Infatti, dagli esami post mortem dei cetacei, i veterinari hanno appurato che questi giganti del mare erano stati soffocati da una quantità imprecisata di banali, se così possiamo definirli, sacchetti di plastica evidentemente scambiati per calamari.


          Questo è solo un episodio ma è un fatto risaputo che i sacchetti di plastica siano la peste inquinate del mondo moderno. A differenza delle bottiglie di plastica e di molti altri contenitori di maggiore impiego, non sono assolutamnete riciclabili e si deteriorano solo dopo oltre 90 anni di esposizione alle intemperie. Se poi finiscono in mare, non solo non si degradano facilmente ma causano i danni di cui sopra. I sacchetti sono un triste ornamento delle rive dei canali di campagna e in città, li si incrocia spesso svolazzare fuori dai cassonetti o a bordo strada nelle piazzole autostradali, poi finiscono ovunque alla prima folata di vento. Insomma, una vera peste ecologica.


          A spanne, mettendo in moto il morsanomentro, se in un’ora in un negozio escono 10 clienti con in media 1.5 sacchetti a testa, in 8 ore di esercizio ci ritroviamo con circa 120 sacchetti al giorno per singolo negozio. Considerando il numero e dimensioni dei negozi che ci sono in paese potremmo ipotizzare che Morsano contribuisce all’uccisione delle balene con circa 200 saccheti di plastica al giorno. Ovvero, considerando 250 giorni feriali … circa 50.000 sacchetti di plastica all’anno. Una cifra spaventosa!


          La domanda morsanica che ci poniamo dunque è perché si continui ad utilizzarli. Perché non si passa ai sacchetti della spesa di carta (magari riciclata)? Perché non si inizia a fare come faceva nostra nonna ed utilizzare la borsetta di tela per portare a casa il pane ed il latte?


          Ci dicono che dal 2011 i famigerati sacchetti di plastica saranno vietati per legge. Bene. Certo che però sarebbe stato bello che il nostro paese avesse capito il problema per tempo e autonomamente ne avesse bandito l’uso. Questo post sarebbe stato parte della sezione “Morsano Numero Uno” e la stampa ci avrebbe portati ad esempio nazionale. Invece siamo qui a scrivere nella sezione “Brutte Notizie” pensando che come sempre "ci facciamo guidare" e non siamo mai capaci di essere noi i promotori di iniziative importanti da leader di pensiero.


          Purtroppo l’espressione “in culo alla balena” da oggi ha un nuovo triste significato, più legato ai sacchetti di plastica che agli esami universitari.

          giovedì 7 gennaio 2010

          Sperco di Pane: A Morsano ogni anno 2 tonnellate di pane buttato nelle immondizie

          180 quintali di pane finiscono ogni giorno nella spazzatura solo a Milano. Questo dice il Corriere della Sera del 3 Gennaio 2009 (L’«ultimo minuto» per salvare il pane).

          Dunque, una città come Milano di 1.3 milioni di abitanti spreca 180 quintali di pane al giorno ovvero 13.8 grammi ad abitante (18000 kg/ 1.300.000 abitanti = 0.0138 kg/abitante)

          Applicando il morsanomentro, 13.8grammi per 1000 abitanti di Morsano risultano in 13.8Kg di pane gettato nella spazzatura di Morsano ogni giorno.

          In un mese sono 165Kg ed in un anno ben 2 tonnellate.

          Che dire, uno spreco che fa pensare.

          PS in Italia sono 24.000 le tonnellate di pane sprecato ogni mese...

          Nota: un commento dal Corriere "Il pane perso nell'età dello spreco"

          venerdì 23 ottobre 2009

          Sprechi: Medicine non usate, Morsano ne getta €60.000 nell'immondizia ogni anno

          L'altra sera alla radio qualcuno che ne sa ha fatto sapere agli ascoltatori che in Italia ogni anno vengono sprecati qualcosa come 4 miliardi di euro in medicinali. Il che su 60 milioni di abitanti fa circa 67 euro a testa. Applicando il morsanometro (67€ x 950 abitanti), a Morsano ogni anno vengono sprecati oltre 60.000 euro in medicinali non utilizzati.

          Mentre circa metá dei 4 miliardi é rappresentato da medicinali che scadono nei magazzini degli ospedali (vedi Così gli ospedali buttano medicine per 2 miliardi) ergo, circa 30,000 euro per l'intera Morsano, i restanti 2 miliardi, ergo i restanti 30,000 euro per l'intera Morsano, sono il frutto di un principio molto semplice: il principio del prendi 10 butti 2.

          Quando il morsanese medio deve curarsi, prende un pacco di 10 pastiglie, ne consuma 8 e guarisce peró le rimanenti 2 finiscono nel bidone delle immondizie (anche con largo margine prima della data di scadenza). Stessa cosa per gli spray e gli sciroppi che molte volte finiscono nel casonetto ancora pieni a metá. Poi ci sono medicinali che vengono comprati in quantitá industriali (3/4 scatole) mentre poi se ne usa solo una minima parte ed il resto finisce... beh, giá lo sapete.

          30.000 euro sono tanti. Questa cifra tiene conto anche del fatto che tante medicine costano quasi nulla all'utente finale ma il conto finisce sul tavolo del Ministero delle Salute che paga o dá un sussidio per certi farmaci(specialmente i piú costosi).

          La domanda morsanica da 30,000 euro é: non esiste un sistema per recuperare i medicinali non usati (e non ancora scaduti) e metterli a buon uso?

          In fondo, una pastiglia di antibiodico che mi avanza nel cassetto mi é inutile ma se se ne recuperano 30, magari negli ospedali del Terzo Mondo potrebbero trovare utilitá.

          Esistono iniziative di raccolta intelligente o stiamo ipotizzando una gran cagata (anche senza pastiglie al gusto prugna)?

          ==============================================================

          Post più popolari di sempre

          Post Più Popolari negli Ultimi 30 giorni

          Post più popolari questa settimana

          Prezzo dell'Oro

          Statistiche del Comune