domenica 6 marzo 2011

Numeri Utili: La viticultura in Friuli Venezia Giulia (Marzo 2011)





Il Pinot grigio occupa un quarto della superficie vitivinicola del Friuli Venezia Giulia. La superficie dedicata al Prosecco é triplicata in pochi anni mentre altre produzioni dal merlot al Cabernet Sauvignon stanno perdendo spazi in favore di vini meno diffusi ma forse piú di moda come il Pinot Nero, la Ribolla Gialla, il Franconia e il Traminer.

Fonte: CCIIAA Udine

sabato 5 marzo 2011

Ennesimo incidente sull'incrocio tra Via Aquileia e Napoleonica

A mezzogiorno di oggi s'é udito il battere alternato delle pale dell'elisoccorso del 118 regionale. Purtroppo s'é posato all'altezza dell'incrocio tra via Aquileia e la Napoleonica (via Monte Santo e SR 252 per chi ci legge da Gonars).

Giá avevamo discusso di questo famigerato incrocio l'estate scorsa quando fu teatro di ben 3 incidenti in una sola settimana (Napoleonica-Via Aquileia Incrocio Pericoloso: 3 incidenti in 8 giorni), poi s'era discusso a lungo sulla sua pericolositá (Statale Napoleonica e Morsano).

Ora, purtroppo si deve registrare l'ennesimo sinistro. Coinvolte due auto, un pick up leggero bianco ed un'utilitaria gialla. Entrambe le auto sono finite dento il fosso, non protetto da barriere, a sinistra dell'imbocco di via Aquileia.

Si sa che in questo incrocio sará costruita una rotatoria ed anche se ogni amministratore del presente e del passato dei comuni della zona, ha una storia diversa per giustificare le ragioni di una rotatoria proprio in questo incrocio, quello che importa é che per fortuna si fará lí (Morsanese dell'anno (edizione 2010): and the winner is...).

Certo che i morsanesi e i gonaresi ora si chiedono se, visti i chiari di luna delle lungaggini per costruire una rotonda in quel di Talmassons, in attesa che inizino i lavori, valga la pena di tamponare il problema con qualche soluzione d'emergenza. Esempio installare delle barriere sul ciglio del fosso, vietare la svolta a sinistra su via Aquileia, tagliare gli alberi sul bordo dell'incrocio o ...chi meglio sa, meglio suggerisca.

======

Post sull'incrocio di via Aquileia

Numeri Utili: le tasse in busta paga

L'Italia è il paese al mondo con il più alto livello di trattenute in busta paga! Uno studio del 2010 di KPMG ha dedotto che su un reddito lordo di 100.000$, in Italia ben 33.000$ se ne vanno in tasse e circa 10.000 in contributi previdenziali. Il totale fa ben 42.000$ che evaporano dalla busta paga.

Di tutto altro aspetto la busta paga ad Hong Kong, il paese più capitalista al mondo (del quale parleremo più avanti) dove solo 11.000$ su 100.000$ evaporano dalla busta paga.

Per maggiori dettagli vedi The Economist (Effective tax rates del 7 ottobre 2010)

venerdì 4 marzo 2011

Spritz Debate: fare impresa in Italia deve per forza avere un'utilitá sociale per legge?

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Articolo 41
  • L'iniziativa economica privata è libera.
  • Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
  • La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
In osteria qualcuno ha sollevato la questione del come mai nella nostra Costituzione non si parla di "impresa". Ci si gira attorno ma la parola "impresa" non c'é.

A contorno c'é tutta la discussione sull'assenza in Italia di masse liberali e di come l'art.41 si presti ad interpretazioni di comodo da piú parti. C'é la volontá da parte dell'attuale maggioranza di governo di cambiarlo e subito le reazioni in paese non si sono fatte aspettare.

Da piú parti piovono critiche che si possono riassumere cosí (rubando le parole a DDL pronto. Perchè modificare l’art 41 della Costituzione?): Nel paradiso mondiale della speculazione, l’Italia, dove al cambio valuta Lira-Euro i prezzi hanno saputo raddoppiarsi e triplicarsi senza che nessuno abbia detto ‘ah’, dove appalti gonfiati e tangenti viaggiano in ogni direzione senza pudore alcuno…ecco, in un posto come questo, qualcuno ritiene che l’art 41 leda in qualche modo la libera impresa, manco fossimo un paese post-comunista appena uscito da 60 anni di dittatura ultrastatalista.

Da un punto di vista accademico, l'art. 41 si puó intendere come l'auspicio dei padri costituenti che l'Italia si orientasse allo sviluppo di un sistema economico misto dove la proprietà privata e quella pubblica e, più in generale, l'iniziativa economica privata e iniziativa economica pubblica concorressero insieme al raggiungimento degli obiettivi fissati nel secondo comma dell'articolo 3 della stessa carta costituzionale ("E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese"). Proprio per ridurre le diseguaglianze è prevista l'iniziativa economica pubblica e una proprietà pubblica accanto a quella privata.

Chi invece vorrebbe modificarlo ritiene che le imprese abbiano delle responsabilità sociali ma queste debbano essere dettate prima di tutto dalla coscienza e non dalla burocrazia statale. Eppoi, come diceva Friedman, la responsabilitá sociale delle imprese é fare profitti (vedi Sondaggio: La responsabilità sociale di un'impresa è...). In Italia la libertà d'impresa è gravata di un macigno normativo inestricabile, fatto di regole vecchie e folli, che limitano l'iniziativa economica e per contro incitano all'evasione, all'elusione, al ricorso a scorciatoie, ad amicizie politiche poco chiare ed alla corruzione. Le statistiche internazionali di "Doing Business" parlano chiaro: tra tutti i paesi OCSE, l'Italia é la seconda nazione con la minor libertà d'impresa (subito dopo la Grecia). Cambiare l'articolo 41 della Costituzione sarebbe un gesto simbolico ma anche di sostanza per orientare le decisioni future della politica e dell'economia italiane.

...e il dibattito continua

giovedì 3 marzo 2011

Morsano Imprenditoriale: I Contradesivi

Adesivo a base trasparente
Togliere adesivi costa fatica, non c’e’ tempo, non ci sono le risorse per farlo. Pero’ nel mondo della lotta dura e senza paura c’e’ sempre qualcuno che vorrebbe dare il suo contributo a cambiare le cose.

Cosi’ succede che se qualcuno sporca attaccando in giro adesivi, le soluzioni sono due: o si tolgono, ma come detto, costa tempo e molta fatica oppure si fa scattare il genio italico.


Il genio italico consiste nel preparare dei "contradesivi" rotondi con misure standard che si adattino alle misure standard degli adesivi tradizionali. Questi "contradesivi" devono essere a base trasparente e dotati di colla trasparente potentissima, circondati da bordo rosso e banda trasversale rossa come fose un segnale di divieto.


A questo punto il gioco è fatto: questi “contradesivi” possono semplicemente essere applicati SOPRA gli adesivi esistenti creando un simpatico effetto di contrasto come si puó osservare in figura qui sotto.



Con la semplice applicazione del "contradesivo" l'effetto cambia totalmente: la droga fa male!
Niente fatica a togliere gli adesivi ed anzi, si farebbe pure incazzare chi gli adesivi li ha messi e grazie alla super colla, se si provasse poi a togliere il contraddesivo, verrebbe via tutto, incluso l'adesivo che sta sotto.
I contradesivi potrebbero essere prodotti in Cina e customizzati in diverse dimensioni. Costerebbero di piu’ di un normale adesivo ma vista la loro geniale funzione, andrebbero a ruba tra i milioni di militanti politici che vogliono rompere le palle ai militanti adesivari avversari. Sarebbero anche popolarissimi con chi segue gruppi musicali avversari di altri gruppi musicali molto presenti con adesivi attaccati ovunque.

Le rivoluzioni sono pensate dagli intellettuali, fatte dal popolo e sfruttate dagli sciacalli (che poi commercializzano i “contrandesivi”).

...e il business continua!

OVB: Adesivo di "Mariute delle Alpi"® sul Cartello del Paese



Ci hanno fatto notare che dopo aver polemizzato sugli adesivi attaccati ai cartelli del paese (atto di vandalismo e deturpamento di bene pubblico - vedi Fotoriflessione: Il cartello dietro l'adesivo e Spritz Politics: il "leghismo" e la subcultura del Nord) non abbiamo aggiornato il Torneo dei Borghi di Vandalismo. Ecco quindi la classifica aggiornata dopo che sul cartello in via San Giorgio (Borc dai Siôrs) é apparso un adesivo con un disegno che richiama vagamente la simbologia dell'antica erboristeria olandese:

Borc di Palme 2
Borc dai Siôrs 1
Borc Centrâl 0
Borc di Sore 0

Raschietto per sciolina, disponibile
in tutti i negozi sportivi



Si coglie l'occasione per ricordare che per rimuovere gli adesivi dai cartelli si possono usare i raschietti comunemente usati per togliere la sciolina dagli sci da fondo. Sono in plexiglass e costano 1.90 €; in vendita presso tutti i negozi di articoli sportivi. Permettono di togliere adesivi ed essendo di plastica rigida non rovinano la superficie verniciata dei cartelli metallici cosí come non rovinano la delicata base degli sci.   

Un euro e novanta

mercoledì 2 marzo 2011

Spritz Nominations: il Toto-Nomine infiamma il Bar ma nessuno si Sbilancia

Confermati solo se il potere politico è saldo.
Il 4 Aprile prossimo scadranno i consigli di amministrazione dell'ENI, ENEL, Finmeccanica, Terna e Poste Italiane. 

In totale, stanno per scadere i mandati di ben 47 membri dei consigli di amministrazione più importanti dell'economia italiana.

Montezemolo ha dichiarato recentemente che l'economia italiana è un club con 30 membri i quali dialogano solo tra di loro servendosi a vicenda (Financial Times: Survival battle goes to heart of business).

Al di là delle battute, questi consigli di amministrazione scadono ogni tre anni e se non cambiano di molto è un segno che chi detiene il potere politico in quel momento è estremamente solido e saldamente in comando.

In base a questa regola d'oro, a Morsano si guarderà con attenzione cosa succederà nel toto-nomine: saranno confermati Scaroni (ENI), Guarguaglini (Finmeccanica) e Conti (ENEL)?

Nel frattempo, in osteria bocche cucite e nessuno si sbilancia.

Spritz Footballitics: esiste una correlazione statistica con la sfiga?

Dietro le quinte dei post sulla Footballnomics e Footballitics si sono mossi i poteri forti (e pure i poderi forti) dell'intellighenzia (cir. интеллигенция) paesana. Ormai l'establishment è in subbuglio e l'inevitabile scontro muro contro muro è in corso senza risparmio di colpi. 

Esiste davvero una relazione statistica tra le vittorie della squadra del cuore e l'economia? Esiste davvero una relazione tra chi governa e l'andamento delle sue squadre?

La polemica ormai sta dilagando e in paese non si parla d'altro. Violente e decise le reazioni di chi sottolinea che con Prodi al governo, il Bologna abbia continuato a giocare male, mentre c'è chi sottolinea che il Milan non batte chiodo dal 2004.

La vittoria al mondiale del 2006 coincide con il picco del PIL ma coincide anche con la vittoria (di poco) alle elezioni politiche da parte di Prodi. Poi però, nonostante sia l'Inter a dominare, vince le elezioni il presidente del Milan.

Però quello che tra tutto salta agli occhi è che quando vince qualcuno in specifico, l'anno dopo il PIL va giù. In particolare la vittoria della Roma nel 2001 e dell'Inter nel 2008.

E' evidente che alcune squadre di calcio portano sfiga!

martedì 1 marzo 2011

Spritz Premier League: se Footballnomics in osteria a Morsano diventa Footballitics

Feel Good Factor in Iraq
Era nato come un commento al post precedente (Spritz Politics: il Milan campione di consensi è panem et circenses?) ma visto che ha scatenato violente polemiche e scontri istituzionali tra prosecchisti e spritzettari, di diritto assurge a dignità di post. E così sia.
Per cominciare, si parla di Footballnomics, unione delle parole inglesi Football (calcio) ed Economics (economia), per definire quell'area di ricerca socio-economica sugli effetti dei fenomeni calcistici nella società. Sembra una stronzata ma, apparentemente, c'è gente che ci lavora su seriamente: provate a leggere le ben 56 pagine del report della più importante banca d'investimento al mondo, Goldman Sachs, "The World Cup and Economics 2006" e "The World Cup and Economics 2010" ad opera di una serie di quotati e rispettati analisti.
Deprecabile hooligan o abile politico
che vuole deragliarel'ingresso 
della Serbia nell'Unione Europea?

Uno dei tratti dello studio è quello che The Economist definisce il "feel good factor" (il fattore "mi sento bene" o fattore "libine, doppia libidine, libidine coi fiocchi" come direbbe Gerry Calà) ovvero quanto si sta bene ed in pace con se stessi ed il mondo perchè la propria squadra del cuore vince. Si va al lavoro più ben disposti il lunedì oppure, se la nazionale vince i campionati del mondo, il PIL della nazione cresce un po' di più.

Un noto economista
mentre alza il PIL di mezzo punto
Ieri sera il Milan ha vinto 3-0 contro il Napoli nel posticipo di campionato. Qualcuno in osteria parlava di effetto panem et circenses, ossia potenziare il Milan per fare felice il popolo elettore e scoraggiare l'astensionismo alle prossime elezioni comunali di Milano.

A questo punto, oltre alla Footballnomics, se davvero esiste un uso scientifico del calcio per fini politici, allora l'Italia diventa la culla del mix tra Football e Politics per dare origine alla Footballitics.

E anche questa è una fantastica trovata dell'MSE - Morsan School of Economics and Political Science

==============
Per referenza

lunedì 28 febbraio 2011

Spritz Politics: il Milan campione di consensi è panem et circenses?

Chi vince stasera il posticipo di campionato tra Milan e Napoli?

Questa la domanda sollevata in bar durante il caffè in pausa pranzo. Il Milan è di proprietà del presidente del consiglio e visto che politica e calcio fanno parte del Po.Ca.Mo.Na., la discussione è subito partita con le scintille.

Una delle tesi è stata la seguente: "lo vince il Milan perchè ci sono le elezioni comunali a Milano questa primavera e Berlusconi non vuole rischiare che i milanisti non vadano a votare come quando ha venduto Kakà".

La teoria di questo moderno "panem et circenses" è che fino all'anno scorso Berlusconi non spendeva una lira nel Milan che quindi comprava solo ex campioni a fine carriera e questo gli è costato consensi elettorali. Poi qualcosa è cambiato e sono arrivati in un colpo solo: Ibrahimovic, Robino, Cassano, Boateng e una marea di altri scalzacani (tra cui, in arrivo, la star olandese Castaignos).

A supportare la tesi c'è un'osservazione di Beppe Severgnini nel suo libro "La Pancia degli Italiani" in cui l'autore descrive quello che chiama "Fattore Zelig" ovvero come il premier riesca ad essere "milanista coi milanisti, milanese con i milanesi". In altre parole, come si immedesimi sempre nei suoi interlocutori per farli felici, chiunque essi siano. Di milanisti alle elezioni di Milano ce ne sono tanti, almeno la metà dei votanti. Molti di questi hanno una sensibilità vicina a movimenti nordisti: ecco quindi la frase "Vedo il Milan per battere il sud" oppure, per tenere buoni i "cugini" dichiara "Io tifo Inter quando gioca con altre squadre"

Così in osteria non s'è parlato d'altro: panem et circenses in chiave moderna o solo teorie campate per aria di chi ha corretto troppo il caffè?

Chi vincerà la sfida tra fanta-calcio e fanta-politica (a Morsano come a Milano)?

domenica 27 febbraio 2011

Angolo di Storia: 500 anni dalla rivolta contadina della “Crudel Zobia Grassa” del 27 febbraio 1511. A Morsano cosa successe?

Di certo chi ne sa di storia del Friuli o chi semplicemente legge i giornali locali, sa che oggi è l’anniversario della rivolta contadina del 27 febbraio 1511, rivolta che coincise con la festa carnascialesca di giovedi’ grasso (detta zobia grassa nel toscoveneto usato nelle sue cronache da Gregorio Amaseo).

All’epoca il Friuli, come sempre, era terra di confine e le tensioni dominavano la scena politico-militare tra la Serenissima Republica di Venezia capeggiata qui dai potentissimi nobili Savorgnan ed il Sacro Romano Impero cui andavano le simpatie di molti signorotti locali, in particolare i Della Torre, i Colloredo, i Partistagno, i Frattina e i Gorghi. Queste fazioni vedevano da un lato i “Zamberlani” il cui capo ispiratore era Antonio Savorgnan e dall’altro i filoimperiali “Strumieri” guidati dai Della Torre.
Antonio Savorgnan e le sue cernide alle porte di Udine
Savorgnan, che passerá in seguito a sostenere l'Impero,
morirá nel 1512 a Villacco in un aguato
Senonchè, il 27 febbraio 1511, si narra che Antonio Savorgnan avesse messo in giro la voce che mercenari imperiali tedeschi si stavano assembrando a Pradamano pronti a prendere Udine e quindi invadere il Friuli. Al che, le sue cernide (truppe contadine), dopo aver perlustrato la zona di Pradamano (e non aver trovato l’ombra di un lanzichenecco tedesco), una volta rientrate a Udine diedero l’assalto ai palazzi dei casati feudatari filoimperiali mettendone a ferro e fuoco una trentina ed uccidendo forse una cinquantina tra nobili e loro servitori. Avuta notizia dei fatti udinesi, nel Friuli rurale scoppiarono altre sommosse con assalti ai castelli e residenze nobiliari.
La sommossa, riconosciuta come la piu’ imponente dell’Italia risorgimentale, aveva molteplici cause concomitanti:

- Le carestie e la peste imperversavano
- il trauma del passaggio del Patriarcato a Venezia (nel 1420) che aveva visto ridimensionato il potere del parlamento della Patria del Friuli con sede a Udine
- l’inefficienza del parlamento di Venezia e la secondarietá del Friuli nelle politiche della Serenissima
- la difesa contadina degli antichi diritti e la richiesta di piu’ potere
- le faide tra i casati nobiliari friulani
- la guerra della Lega di Cambrai tra Impero e Serenissima


La jacquerie (la rivolta di popolo) a Udine fu fatta rientrare nel momento in cui Venezia invió 100 cavalieri dalla fortezza di Gradisca ma rivolte e proteste nelle campoagne proseguirono per altri 50 anni.

In generale, le tensioni si perpetuarono nei secoli visto che le diatribe confinarie tra Venezia e l’Impero continueranno fino all'arrivo di Napoleone. Da ricordare, che nella Germania di oggi è ancora conosciuta una canzone, cantata dai soldati tedeschi anche nella prima guerra mondiale, che ricorda il “Sacco di Roma” e la discesa in Italia dei temibili Lanzichenecchi nel 1527. Ebbene, la canzone dei Lanzichenecchi si intitola “Wir Zogen nach Friaul” (venimmo verso il Friuli) a sottolineare ancora che la nostra terra era zona di passaggio e tensione.

E Morsano in tutto questo?

Udine, 1511

In paese non c’erano castelli da assalire anche perchè, secondo quanto scritto da Don De Anna nel suo “Morsano cenni storici”, le prime notizie di case costruite in muro ricoperto di coppi risalgono al 1502 e di certo non erano dei manieri. Il paese era una libera comunitá rurale, una “vicinia”, retta dall’assemblea dei capi famiglia. Verosimilmente Morsano contava un centinaio di anime. Era circondato da terreni paludosi e, tra un’invasione turca e l’altra, gli abitanti dovevano lottare contro carestie e malaria. Le rivolte della “Zobia Grassa” interessarono di piu’ il Friuli collinare e la zona premontana e qui da noi non si vide nulla.

Di certo c’è che a seguito della guerra della Lega di Cambrai, Morsano e Gonars divennero villaggi di confine.

Wir Zogen nach Friaul.
Come direbbe Verdone "un sacco bello"
La Guerra della Lega di Cambrai iniziò nel 1508 e si concluse con la divisione del Friuli in due. Venezia dovette accettare e si trovò ad operare per tutto il '500 e i due secoli successivi in una incerta demarcazione dei confini: continue erano le dispute con gli Asburgo, anche perchè la linea di confine era incerta e mal definita, con enclaves imperiali in territorio veneziano e viceversa. In particolare, mentre Morsano era rimasta Veneziana, Gonars, Ontagnano, Fauglis, Castello e vari altri territori della zona attorno a Morsano escono dalla giurisdizione della Serenissima e diventano delle enclaves Arciducali all'interno del territorio di Venezia.

Peró solo il 6 aprile 1512 la nuova carta politica del Friuli viene messa nero su bianco sancendo di fatto la proprietá dei territori in base a dove si trovavano le proprie truppe in quella data.


Il che ci fa pensare che il 27 febbraio 1511, in un clima di guerra e di totale incertezza confinaria, a Morsano ci fossero stazionate delle truppe Veneziane mentre a Gonars ci fossero soldati imperiali a sancire lo stato di fatto di un confine che durerá oltre 280 anni (fino al 1797) e la cui testimonianza è offerta dalla lapide confinaria oggi appesa al muro della canonica di Gonars.


Capire dunque cosa significó per Morsano la rivolta contadina della Zobia Grassa è difficile, di certo, con la tensione che c’era tra Impero e Serenissima, lungo il confine con Gonars c’era poco da scherzare.

=========================
Riferimenti

giovedì 24 febbraio 2011

Opinionistica Morsanica: Po.Ca.Mo.Na.

Si discuteva in osteria di quali siano le discussioni in cui il morsanico medio ha sempre e comunque un'opinione e magari ci si incazza pure.

Per capirci, ci sono argomenti in cui il morsanico non ha un'opinione. Esempio: il miglior ballerino del mondo é stato Nureyev o Angel Corella o Julio Bocca... . OK, va bene. Nessuna opinione in merito. Oppure, nei giardini la potatura di ringiovanimento in che periodo la faccio? O anche nell'arte, erano meglio i macchiaioli o i cubisti? E' meglio fusion o acid jazz? e cosí via.

Anche su questioni vitali, come il miglior modo di applicare le tasse progressive si riesce a non avere un'opinione. Tittavia, esistono 5 argomenti sui quali il morsanico avra' sempre un'opinione e se si vuole alzare la temperatura in bar, é sempre una giocata sicura. Qui gli argomenti:

Altro che Pokemon, a Morsano
abbiamo i Pocamon
Politica: destra postfascista, destra corporativa, centrodestra delle rendite, centrodestra liberale, centro, centro cristiano, centrosinistra liberaleggiante, centrosinistra cattolico, centrosinistra socialista, sinistra ambientalista, sinistra giustizialista, sinistra comunista. La politica e' come ordinare un caffé, tra ristretti, macchiati lunghi, macchiati freddi e caldi, ognuno ha il suo personale modo di incazzarsi.

Calcio: Udinese vs tutti gli altri, Zico o Di Natale? Juve o Milan? Milan o Inter? Era rigore o era fuorigioco? Era fallo o no? Sollevate la questione e voleranno parole grosse.

Mona: la Bellucci o la Bruni? Belen o la Canalis? Tira piú un bue o un pelo di...? Ogni discussione sul soggetto non lasciera' mai persone senza opinione.

Napoli:  vedi Napoli e poi muori... dite questa frase e qualcuno subito dirá "si, dalla puzza". Napoli nell'immaginario collettivo nordico rappresenta non una cittá ma il meridione. Non solo il meridione d'Italia ma il meridione del mondo inteso come il centro di tutto quello che non funziona. Cosí, non si puó parlare di meridione senza che gli animi si accendano tra i sostenitori della secessione e quelli che sono contrari. Tra le due posizioni ci sono molte varianti e tutti hanno sempre e comunque un'opinione forte sull'argomento.

Cosí, per riassumere, se volete stizzá boris in osteria, ricordate l'acronimo PO.CA.MO.NA. (Politica, Calcio, Mona e Napoli).

Martin Solveig feat. Dragonette: Hello



Hello
(Martin Solveig/Martina Sorbara feat. Dragonette)

I could stick around and get along with you, hello.
It doesn't really mean that I'm into you, hello.
You're alright but I'm here, darling, to enjoy the party.
Don't get too excited 'cause that's all you get from me, hey.
Yeah, I think you're cute, but I really think that you should know.
I just came to say hello, hello, hello, hello.

I'm not the kinda girl to get messed up with you, hello.
I'ma let you try to convince me to, hello.
It's alright I'm getting dizzy just enjoy the party.
It's OK with me if you don't have that much to say, hey.
Kinda like this game but there's something you should know.
I just came to say hello, hello, hey, hey.

I could stick around and get along with you, hello.
It doesn't really mean that I'm into you, hello.
You're alright but I'm here, darling, to enjoy the party.
Don't get too excited cause thats all you get from me hey.
Yeah I think your cute but really you should know.
I just came to say hello, hello, hello, hello.

I'm not the kinda girl to get messed up with you, hello.
I'ma let you try to convince me to, hello.
It's alright, I'm getting dizzy, just enjoy the party.
It's OK with me if you don't have that much to say, hey.
Kinda like this game but there's something you should know.
I just came to say hello, hey.

mercoledì 23 febbraio 2011

Sondaggio: La responsabilità sociale di un'impresa è...

È di Milton Friedman il famoso detto “business of business is business!” (l'affare delle aziende é fare affari) ovvero, secondo il premio Nobel 1970 per l'economia, la responsabilitá sociale di un'azienda é di massimizzare l’interesse degli azionisti (gli shareholders) e quindi la creazione di valore economico. Punto e basta: aumentare i profitti.

Alla teoria di Friedman si contrappongono le dottrine economiche che promuovono una visione dell'azienda come un'entitá che coglie l'obiettivo di massimizzare gli utili di lungo periodo ma come conseguenza di un comportamento socialmente responsabile, monitorando e rispondendo alle aspettative economiche, ambientali, sociali di tutti i portatori di interesse (i cosiddetti stakeholders).

Si parla di "Responsabilità sociale d'impresa" (in inglese Corporate Social Responsibility - abbr. CSR) che si esprime con due visioni diverse: valore degli shareholders vs valore per gli stakeholders.

Abbiamo quindi preso i risultati di un sondaggio condotto a livello mondiale in diverse nazioni (The Economist: Milton Friedman goes on tour) ed abbiamo confrontato i risultati con quello che la gente pensa a Morsano.

Per prima cosa si nota che i piú favorevoli all'idea che la sola responsabilitá delle aziende sia fare profitti si trovano in una nazione piccola ma orientata agli affari come gli Emirati Arabi. Segue poi il Giappone che dopo una decade di stagnazione forse ne ha abbastanza di servire tutti tranne che il bilancio aziendale.

Le nazioni che stanno emergendo come l'India, Messico, Indonesia e Polonia credono molto nel paradigma di Friedman cosí pure ci credono nazioni da poco emerse come Singapore e Sud Korea.

La Svezia sorprende ma forse, visto che lo Stato pensa a soddisfare tutti, dalle aziende ci si aspetta solo soddisfazioni economiche. Gli Stati Uniti sono stranamente moderati in questo dibattito.

Strana anche la Cina ed il Brasile che credono ancora nell'azienda come attore di soddisfazione sociale piú che come mero generatore di utili per gli azionisti.

Germania, Spagna e Italia credono poco nell'idea di un'azienda che abbia come solo scopo massimizzare gli utili.

La cosa interessante é che a Morsano la pensiamo piú come gli Stati Uniti (53% di favorevoli alla visione di Friedman) che come il resto d'Italia. Questa volta abbiamo voluto fa' l'americani.

Tempi Magri: anche le Banche Tirano la Cinghia... (si, la tua)

I soldi non sono tutto nella vita. C'é l'etica, la morale,
la solidarietá sociale, l'integritá. Che cazzo ridete?
Le notizie che ci arrivano dalla City sono di bonus in decrescita a seguito delle pressioni per ridurli da parte di alcuni governi. Al che molti istituti finanziari ovviano dirottandoli sui fringe benefits (tipo ti pago la vacanza al circolo del golf in Portogallo con trasferimenti in aereo privato).

Tuttavia, i salari nelle banche d'investimento sono cresciuti nel 2010 un po' ovunque. Se tirate la cinghia e siete il popolo della quarta settimana (quello che non c'arriva), non leggete oltre e voltate pagina ora.

Se non avete voltato pagina, qui i dati che i servizi secreti ci hanno consegnato sugli stipendi medi procapite in alcune banche d'investimento Europee. Tenete presente che l'etá media dei bankers é sui 30 anni...

A Barclays Capital il salario medio (lordo) é passato da 191.000 sterline nel 2009 a 229.000£ nel 2010 (+20%).

A UBS si é passati da 335.400 franchi svizzeri a 400.300 SFr (+12.6%).

A Deutche Bank da 356.800 euro a 372.800€ (+4.5%).

Male a Credit Suisse dove si é passati da 453.000 franchi svizzeri a 393.000 SFr (-13%).

Questi sono stipendi annuali medi per dipendente: c'é chi prende di piú e chi prende di meno...


E se non gli danno il bonus ti denunciano pure

Cogliamo l'occasione per salutare l'affezionato lettore della banca d'investimento della City of Gonars (Julius Caesar Square).

martedì 22 febbraio 2011

Fotoriflessione: Libyen Realpolitik


Kaiser Realpolitik
 
Sozialdemokratische Realpolitik

Sur-real Politics


Politique Royale
Alhambra real politica




Fußball Politik (Fuarce Udin!)



lunedì 21 febbraio 2011

Spritz International politics: Democrazia nei Paesi Arabi. Ne aveva parlato il nostro blog ed il cielo é caduto

Essere soldati in Libia non
é un bel mestiere di sti tempi
Ne avevamo parlato nel post Spritz International Politics: Come mai nei paesi arabi non c’è democrazia? Ora in bar non si discute d'altro (o quasi).

In Libia si segnalano cecchini mercenari che parlano francese, verosimilmente reclutati da zone sub-sahariane dal regime di Gheddafi per fare fuoco sui manifestanti. Questo comportamento, assieme alle divisioni tribali, sta spaccando la polizia e l'esercito libici. Non esiste un consiglio supremo a guidare l'esercito e l'alternativa e' il caos.

In Tunisia, Ben Ali, membro dell'Internazionale Socialista fin dagli anni '70, é stato messo in fuga ma l'esercito si é rifiutato di sparare sulla folla ed ha preso il controllo della situazione.

A che valori sono stati
addestrati?
In Egitto, l'esercito dipende dalle forniture degli Stati Uniti (circa 1.1 miliardi di dollari all'anno), ed i cinici dicono che i generali si guardano bene dal perdere il controllo della situazione per non perdere lo stipendio americano.


In Barhein, sede della 5a flotta statunitense, la situazione e' piú fluida perché gli USA sono chiamati ad un difficile arbitraggio: tutelare la democrazia richiesta dalla gente di maggioranza Shia contro la famiglia regnante Sunnita oppure tutelare gli interessi geo-politici di difesa di questo importante avamposto militare nel Golfo e permettere che l'esercito locale, guidato da generali addestrati negli USA, usi la forza? Ad ogni modo, niente Gran Premio il prossimo mese.

Queste sparano sulla folla?



In Yemen ci sono manifestazioni. In Marocco si chiede la riduzione di poteri al re.

Ora scatterá la solita domanda: da che parte andranno le popolazioni del medio oriente? verso la democrazia piu' o meno liberale o verso il fondamentalismo teocratico? La risposta potrebbe non piacere.

domenica 20 febbraio 2011

Angolo di storia: 1866 il Friuli entra nel Regno d’Italia ma al plebiscito c’è “Cosean dal NO”

Quest’anno, a ottobre, ricorreranno i 145 anni dell’annessione di gran parte del Friuli al Regno d’Italia. Rimanevano sotto l’Austria, fino al 1918, Trieste, Gorizia, la Venezia Giulia, Pontebba, Tarvisio e una lunga fetta di Friuli orientale dai monti al mare, inclusa Grado. 
Per questo quadro, Gregorio Sandri
rischió violente ritorsioni su Morsano

L’anniversario preciso cadrá idealmente il 24 luglio. Fu Gino di Caporiacco a raccontare le ultime ore degli austriaci a Udine nel suo libro “Udine. Appunti per la storia” e le vicende di alcuni patrioti regionali, come Ippolito Nievo, che morirono per realizzare l’Italia Unita. Quel martedi’ 24 luglio 1866, la municipalitá di Udine fece issare il tricolore sul castello della cittá, dopo che le truppe asburgiche si erano ritirate a seguito degli eventi della Terza Guerra d’Indipendenza. Guerra che portó alle sole vittorie militari di Garibaldi in Trentino, alla disfatta della sflotta del Regno d'Italia a Lissa (Dalmazia), alle sconfitte dell'esercito Sabaudo in diverse battaglie in Lombardia e Veneto ed all'opera diplomatica di Napoleone III di Francia.

Il 14 novembre successivo arriverá pure il re, Vittorio Emanuele II, in visita alla cittá. Tanto fu l’entusiasmo per la visita che i cittadini raccolsero i fondi per realizzare una statua bronzea in onore del sovrano, oggi collocata nel giardino di fronte al palazzo della provincia. Qualche mese dopo arrivó pure Garibaldi che indirizzó la folla dalla piazza che oggi porta il suo nome.

Fu peró nell’ottobre 1866 che la popolazione del Friuli, fu chiamata all’azione ovvero ad esprimersi nel plebiscito per l’annessione al Regno d’Italia. Per inciso, solo nelle cittá si era assistito a movimenti in favore del Regno d’Italia, animati essenzialmente dagli esponenti della classe borghese. Nelle campagne c’era indifferenza quando non anche diffidenza: in fondo si trattava di cambiare padrone e sotto l’austria non si stava peggio che sotto l’Italia. Il clero poi era generalmente ostile visto il difficile rapporto tra i Savoia e lo Stato della Chiesa (che capitolerá poi il 20 settembre 1870 con la breccia di Porta Pia).


Il manifesto pro-Vittorio Emanuele II del 1866 
conservato al museo cittadino di Palmanova
In questo clima, arrivó l’esercito italiano, non vittorioso perchè come detto, la vittoria militare apparteneva solo ai volontari di Garibaldi mentre il peso diplomatico lo misero i francesi. Francesi che poi tanto amati non dovevano essere dai friulani e dai morsanesi visto che in questo contesto si inserisce il famoso episodio del “mira e rimira questo quadro e Napoleone è ladro” ad opera di Gregorio Sandri (per leggere di questa vicenda clicca qui).


Come dicevamo, domenica 21 ottobre 1866 si tenne il plebiscito. Anche i morsanesi votarono. Ne diede un resoconto Don Vittorio De Anna nel suo “Morsano, cenni storici” in questi termini: “L'urna fu esposta a Castions alle ore 4 del pomeriggio. I Morsanesi si recarono a votare in corteo, a bandiere spiegate, con il ‘SI’ già stampato infilato sul cappello, deponendolo poi nell'urna”.

Questo entusiasmo, cosi’ enfaticamente descritto da Don De Anna, non sembra molto verosimile. Quali documenti abbia consultato per dare questo colore alla storia del voto plebiscitario morsanese non si sa. Quello che si sa è che Don De Anna fu cappellano delle Camicie Nere in Nord Africa durante la seconda guerra mondiale. Forse nello scritto traspare la sua visione politica dell’episodio piuttosto che un fatto storicamente provato.


Ad ogni modo, le votazioni al plebiscito in Friuli (essenzialmente la provincia di Udine che all'epoca includeva anche Pordenone) chiamarono oltre 144 mila votanti ed i ‘NO’ furono solo 36. Di questi, ben 25 si concentrarono nel paese di Coseano.

Che il voto in generale fosse stato falsato da brogli si sa, ma qualcosa deve essere sfuggito di mano nell’episodio di Coseano, visto che fece scalpore sebbe oggi sia sconosciuto ai piu’. A Coseano, secondo alcuni storici, a causa delle prediche anti-italiane del parroco, Don Riva, il fronte del ‘NO’ all’annessione all’Italia ricevette un numero sorprendente di voti.

Forse, questo episodio va a sostegno della tesi di Don De Anna sull' entusiasmo per l’annessione anche nei paesi di campagna, perchè l'allora parroco di Coseano, secondo il resoconto di Caporiacco, rischió il linciaggio della folla. Dunque se la folla voleva linciare chi era contro l'annessione allora davvero c'era entusiamo per il passaggio al Regno d'Italia. Difficile stabilire di che "folla" si trattasse. Forse erano "cittadini" Udinesi o erano contadini del luogo?

Comunque sia, in 25 a Coseano misero i bastoni di traverso alla festa e da allora, Coseano è anche conosciuto come “Cosean dal no”.

====================


Per approfondire
- Morsano nel risorgimento
- Ettore Beggiato, "1866: la grande truffa", Editoria Universitaria Venezia, 1999

sabato 19 febbraio 2011

Il Friuli: un microcosmo multiculturale che (forse) non sa di essere

Dove al mondo capita di avere un insegnante croato che parla italiano e inglese, allievi americani, sloveni, croati e italiani con spettatori i relativi genitori multilingue piú qualche turista russo e qualche ucraina?

Solo a New York, Londra, Parigi direte voi. No, Piancavallo alla lezione di sci per bambini!

L'inglese Mark Thompson, nel suo "The White War", l'unico libro scritto in inglese sulla Prima Guerra sul fronte italiano, inevitabilmente parla del Friuli. Tra le molte cose che annota dopo diversi viaggi nella nostra regione, ci sono i cartelli bilingue sia sul confine (in italiano e sloveno) che nel resto della regione (in italiano e friulano). Anche la composizione etnica della popolazione lo colpisce tanto che non esita a dire che "Friuli is a multicultural society", ovvero, questa regione é una societá multiculturale. E se lo dice lui, che vive a Londra, gli si puó anche credere.

La cosa strana é che ci si rende conto che siamo abituati a vivere nella multiculturalitá solo quando si sbarca nelle grandi metropoli del mondo. Solo allora si realizza che, in fondo, anche da noi si parlano tante lingue e anche da noi ognuno é orgoglioso della sua cultura etnica (dai pronipoti dei tedeschi di Sauris e Timau, ai discendenti di popoli polacco-slovacchi a Resia fino alle parlate slovene nella Slavia Friulana, nel Collio, nel Carso e in Val Canale passando per il Fùrlan dei Friulani, i parlatori di "Folpo" ed i Veneto Giuliani) e per di piú, da noi é millenni, non anni, che c'é la coesistenza tra etnie diverse.

L'esperienza di una lezione di sci per bambini in una localitá sciistica regionale é illuminante. I ragazzini USA figli di piloti della base di Aviano fanno da corollario al giá di per se ricco mix di bambini sloveni, croati, friulani che parlano friulano e friulani che parlano italiano, veneto-pordenonesi e gli immancabili triestini (a loro volta un mix tra i mix) che rappresentano la tipica squadra di sciatori della domenica nella nostra regione.

Londra, New York, all'occhio che arriva la valanga multicolore friulana!

Post più popolari di sempre

Post Più Popolari negli Ultimi 30 giorni

Post più popolari questa settimana

Prezzo dell'Oro

Statistiche del Comune