giovedì 10 dicembre 2015

Spritz Speeches: se non si riesce neppure a fondere le associazioni imprenditoriali come si può far ingrandire le aziende?

La nenia che si sente a tutti i convegni accademici sull'economia italia, a tutte le conferenze delle varie associazioni imprenditoriali, a tutti i discorsi di circostanza nelle cene di categoria è che in Italia le imprese sono troppo piccole.

Troppo piccole per essere concorrenziali a livello mondiale, troppo piccole per ottenere economie di scala rilevanti nella produzione, troppo piccole per attrarre talenti, troppo piccole per pagare decentemente laureati di qualità che quindi devono emigrare, troppo piccole anche per contenere l'evasione fiscale, troppo piccole per garantire una continuità ai clienti finali, troppo piccole per offrire gli stessi servizi che grandi aziende invece possono offrire spesso anche a costi più contenuti.

Oltre il 95% delle imprese italiane non solo è piccolo ma è microscopico con meno di 10 dipendenti. Sono piccole le banche, sono piccole le imprese di commercio al dettaglio, sono piccole le imprese della rete di subfornitura e via dicendo. Sono piccole le imprese italiane anche rispetto all'adozione di nuove tecnologie tipicamente adottate prima da grandi imprese che han bisogno di automatizzare i propri processi. Sono piccole anche per quanto riguarda la collaborazione con istituti d'istruzione superiore e centri di ricerca avanzati che tipicamente beneficiano della capacità di spesa in ricerca e sviluppo delle imprese più grandi.

A questo punto uno si aspetterebbe che le associazioni imprenditoriali che da ANNI predicano ai loro associati che è fondamentale per l'economia italiana del futuro avere sempre più medie e grandi imprese, si muovessero di conseguenza. Ovvero, fossero le prime a fondersi e dare dimostrazione che "grande è bello". Invece no!

Si leggono ancora titoli come questo tratto dal Messaggero Veneto di oggi 10 dicembre 2015:

Convention Top 500, Agrusti-Tonon: "Sì a una Confidustria unica"

Le "condizioni" del presidente degli industriali di Pordenone: "A patto che la soluzione venga dal basso, non sia decisa nei “caminetti” di pochi". Le videointerviste a Matteo Tonon e Michelangelo Agrusti. Il Friuli riaccende i motori di Maurizio CesconAl che la platea del nostro bancone del bar paesano s'è divisa tra:
- chi ritiene che prima o poi l'unione tra le varie associazioni di categoria si farà perchè si tratta di dettagli da superare ma il concetto che più grandi si è e più si è efficaci è assodato
- e chi ritiene che chi è a capo di associazioni imprenditoriali riflette la mentalità diffusa tra la base associativa che, evidentemente, dati alla mano, preferisce le vittorie parrocchiali alle economie di scala
...e il dibattito, nel nostro piccolo, continua

1 commento:

Anonimo ha detto...

BANCA MARCHE: L’IPOCRISIA delle FONDAZIONI e dei POLITICI
Gli azionisti della ex Banca Marche:
Fondazione Carima (C.R. della Provincia di Macerata): 22,51%
Fondazione C.R. Pesaro: 22,51%
Fondazione Carisj (C.R. Jesi): 10,78%
Fondazione Carifano (C.R. Fano): 3,35%
Intesa Sanpaolo S.p.A.: 5,84%
Altri azionisti: 32,27%
Azioni proprie disponibili: 2,74%
Ossia, da sole, le fondazioni i controllano il 59,15% di BM e con Sanpaolo e disponibili, arrivano a 67,73%.
Come sappiamo le fondazioni sono gestite dalla politica, che ha sempre designato gli amministratori delle Banche con vari metodi salvo quello della Professionalità;
e queste fondazioni sono tutte gestite dal PD!
Es.
Chi è sindaco di Pesaro o Presidente della Provincia, in automatico è anche consigliere di Fondazione Cassa risparmio Pesaro (una delle principali azioniste di BM)
Matteo Ricci (PD): attuale sindaco di Pesaro, e stato fino al 2014 anche Presidente della Provincia. Ora è anche Vice presidente del PD e dell’ANCI.
Luca Ceriscoli (PD): attuale presidente della Regione, e stato negli ultimi 10 anni Sindaco di Pesaro
Oltre al danno, le 130mila famiglie si devono subire anche l’ipocrisia delle Fondazioni, che addirittura si vogliono spacciare per parte lesa, e dei Politici che per anni si sono approfittati di questa situazione visto che le Fondazioni sono i primi investitori sui politici stessi (non sulle Banche che sono e rimangono sottocapitalizzate) e primo luogo dove ‘parcheggiare’ gli stessi politici con lauti stipendi.
Finché non si toglieranno le Fondazioni dalle fauci dei politici poco cambierà nel sistema bancario Italiano e i danni (e le tragedie familiari) ci saranno ancora in futuro.
Le fondazioni e soprattutto i politici non devono fare i Bancari, o ci saranno sempre danni.
Ricordiamocene quando ritorneremo a votare.
R

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