mercoledì 27 maggio 2015

Numeri Utili: Crescita della produttività del lavoro nei paesi Ocse 1995 - 2013


lunedì 25 maggio 2015

100 Anni dall'entrata dell'Italia nella Grande Guerra: a Morsano si riflette

La nostra foto della corona lasciata dal Presidente su una lapide scritta dagli italiani dopo la conquista del monte nel 1916
"Su queste cime italiani e ungheresi combatterono da prodi e si affratellarono nella morte". 
Parole d'altri tempi, sofferenze sempre attuali.
Un giorno dopo la visita ufficiale del Presidente della Repubblica sul Monte San Michele, anche noi, amanti di storia morsanesi, siamo andati su questo sito sacro.

Son passati 100 anni da quel 24 maggio in cui si consumò quella che fu una delle decisioni più tragiche per gli Italiani: l'entrata in guerra. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha voluto celebrare il ricordo di quell'evento con una visita a quello che è l'emblema della carneficina per i ventenni fanti-contadini: il Monte San Michele sopra Gorizia. Il San Michele è alto appena 200 metri e di fatto è una collina ma, rispetto alla pianura carsica circostante è di fatto una montagna a guardia di Gorizia. Per conquistarlo, in 6 battaglie dell'Isonzo (in totale ce ne furono 12, inclusa quella della disfatta di Caporetto) morirono ben 111mila soldati italiani sui 650mila caduti militari in tutta la guerra. Il monte è zona Sacra fin da un decreto del 1922.

La visita è un'occasione per una riflessione. Ancora oggi, in Italia, si studia la Grande Guerra con l'impostazione che il Fascismo diede ai testi scolastici. Il conflitto fu descritto come l'estensione delle lotte dell'Irredentismo e diversi aspetti, controversi ma fattuali, non vengono esplorati perchè, evidentemente, scomodi al sentire comune:

- l'entrata in guerra fu di fatto un atto da Colpo di Stato in quanto il Parlamento e pure il Governo come organi istituzionali, furono estromessi dalla legittima decisione di entrare nel conflitto. Come ci informa Mark Thompson, uno stuorico inglese nel suo "The White War" La decisione fu presa letteralmente, da tre persone contro una maggioranza di cittadini contrari all'entrata in guerra nonchè contro una maggioranza di Parlamentari contrari. Il 26 Aprile, il re Vittorio Emanuele III, il primo ministro (con interim per gli Interni) Salandra e il ministro degli esteri Sonnino, all'insaputa di tutti (pure degli altri ministri) firmarono il Patto di Londra che impegnava l'Italia ad entrare in guerra entro un mese. Da qui poi tutta la campagna di pressione sugli altri ministri e quindi sui parlamentari che furono messi di fronte ad un fatto compiuto. 

- A D'Annunzio "qualcuno" pagò i debiti che aveva in Italia e che lo avevano costretto all'esilio in Francia. Potè così, guarda caso, tornare in Italia a dar man forte alla propaganda interventista. Il suo discorso a Quarto, in Liguria, il 5 maggio, di fatto annunciava l'entrata in guerra dell'Italia quando solo 3 persone sapevano che si sarebbe entrati per obbligo del patto di Londra "entro un mese dalla firma". Chi ha pagato i debiti? Chi gli ha permesso di rientrare senza essere arrestato? chi lo autorizzava impunemente a fare un discorso interventista con gran cassa di risonanza? E' evidente che fu una mossa parte del colpo di stato di cui sopra con la copertura di chi aveva il controllo del Ministero degli Interni. 

- Nei primi mesi e pure anni guerra, di fronte alle truppe italiane sul Carso c'erano Sloveni e Croati ai quali avevano (giustamente e legittimamente) detto che gli Italiani volevano invadere la loro terra, occupare le loro case, buttare fuori le loro famiglie e svilire la loro cultura (cosa che Mussolini si premurò di fare nel dopoguerra). Pertanto, è ovviamente vero che c'èerano truppe di ogni dove, dagli Ungheresi (che tennero il San Michele) ai Carinziani, ai Cechi, agli Slovacchi, ai bosniaci ecc. tuttavia, la forza morale di chi difendeva il Carso (sempre stato sotto dominio Austroungarico) dagli attaccanti Italiani, era direttamente legata alla difesa della propria casa. Motivo che poi venne a mancare quando questi stessi Sloveni divennero forza di occupazione sulla linea del Piave. Perchè non si sottolinea nei testi italiani questo aspetto? Ovvero che le forze che combattevano sul Carso erano in porzione consistenze Sloveni e Croati che si difendevano da noi?

- Gli Sloveni, nel 1918 non ne potevano più di stare a combattere sul Piave per l'Impero Austro-Ungarico, ed anelavano ad avere una propria nazione. Per questo si offrirono di disertare e di aprire una falla nella difesa di una valle strategica per l'ingresso del Trentino. Sfondare lì significava andare subito a Vienna. Una compagnia di sloveni, retta da un capitano sloveno, si offri di disertare nottetempo e lasciar passare gli Italiani a Carzano. Perchè del tradimento di Carzano non si parla come si dovrebbe sui libri di storia? Il punto è che gli Italiani ufficialmente non si fidarono di una notizia troppo buona e in parte, speravano di conquistare nel dopoguerra la Slovenia e quindi di dare quelle terre agli Sloveni non se ne parlava proprio. Tanto valeva prolungare le battaglie sul Piave piuttosto che dover dare qualcosa indietro agli Sloveni.   

- Da dove provenivano i morti in linea delle truppe italiane? La retorica ci dice che venivano da tutta Italia. In realtà, si sapeva che i meridionali avevano in media tassi di scolarizzazione nettamente più bassi dei settentrionali ed inoltre il rendimento economico medio di un operaio delle fabbriche del nord era molto maggiore del rendimento medio di un povero contadino dei derelitti e non meccanizzati campi agricoli del sud. In termini relativi, il tasso di scolarizzazione (e, detta brutalmente, valore economico individuale) dei soldati del nord era più alto pertanto questi, con molta probabilità, finivano assegnati a servizi specializzati di seconda linea come servente artigliere, goniometrista, scrivano, telegrafista, geniere ecc.  tutti ruoli che mettono al riparo dalla mera prima linea d'assalto dove si era solo "carne da cannone" al soldo di generali "cadregari" intrisi di tecniche militari antiquate di stampo napoleonico. La teoria, che non è mai stata confutata, è che i meridionali abbiano pagato il prezzo più alto sul campo rispetto ai settentrionali (molti dei quali, per altro, morivano più per il freddo e la fame sulle montagne che per le pallottole nemiche). Senza contare aspetti di costume particolari come la bassa statura media, sul metro e mezzo, con un fucile 91 che con baionetta inastata era quasi più alto.

- L'indulgenza generale dei confronti di Luigi Cadorna che ammise ed avvallò (se non anche suggerì) la pratica della "decimazione" con conseguente fucilazione dopo qualche assalto andato male o come tecnica di punizione. Il punto è che il codice militare di guerra non prevedeva la "decimazione" ovvero la selezione a caso delle vittime. In una nazione di legulei in cui si fanno eccezioni legalistiche su tutto, nessuno sembra sottolineare questo aspetto giuridico di fondo. Le fucilazioni disciplinari possono essere discusse ma almeno erano previste dalle leggi. Le decimazioni no. Al che si apre la parentesi se Luigi Cadorna debba avere delle vie e delle piazze a lui intitolate. La memoria dei decimati direbbe proprio di no. E senza neppure aprire il capitolo delle sue scelte militari.   

E queste son solo alcune delle osservazioni che tra amatori della storia si fanno qui in osteria. Se chi ha studiato alla Normale ci desse delle risposte, noi berremmo dei calici un po' meno amari in occasione di anniversari come questi. 




Vista ovest: ci sono il Monte Sabotino ed il Calvario. Dietro le nubi, in lontananza, il Mataiur. 

La vista a Est: là dietro c'è Castagnevizza


Una trincea italiana





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Vedi

  • «Non passa lo straniero» di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca Cento anni fa l'Italia entrò nella Prima guerra mondiale, che fu una guerra di aggressione in cui gli italiani attaccarono un loro ex alleato

sabato 23 maggio 2015

Numeri Utili: Sprechi di Stato moltiplicati per 110

Spiega l'ex Commissario alla "Spending Review" (ai "tagli della spesa pubblica", per chi parla come mangia) Carlo Cottarelli, che lo Stato delle Regioni è ancora organizzato sul modello delle 110 Province (abolite?) con i loro 117 capoluoghi.

Il ministero dell’Economia, per esempio, ha 103 commissioni tributarie, 102 comandi della Guardia di Finanza, 97 uffici dell’Agenzia delle Entrate, 93 Ragionerie territoriali dello Stato, 83 uffici delle Dogane. La Giustizia, oltre a tribunali e procure, ha 109 archivi notarili. Il Lavoro, 109 direzioni. L’Istruzione, 104 uffici scolastici e 108 sedi del Consiglio nazionale delle ricerche. L’Interno, 106 prefetture e 103 Questure. Il Corpo forestale dello Stato, vigilato dall’Agricoltura, ha 98 comandi locali. Il ministero dei Beni culturali, 120 soprintendenze e archivi di Stato. Lo Sviluppo economico vigila sulle 105 Camere di commercio, che a loro volta hanno 103 Camere di conciliazione...
(tratto dal Corriere della Sera "IL LIBRO (E IL BILANCIO) DI COTTARELLI" Diecimila sedi dello Stato. La spesa pubblica che ci soffoca. Inefficienze, enti che si moltiplicano e paradossi nel racconto del commissario alla revisione della spesa" di Sergio Rizzo) 

venerdì 22 maggio 2015

Quali sono i mestieri più ricercati a Morsano di Strada?



A livello mondiale e nazionale le professioni più ricercate si sanno e sono indicate qui sopra nella tabella. La domanda che ci si fa al barè: quali sono le professioni più ricercate a Morsano?

A occhio: badanti, infermieri, idraulici, tornitori, fresatori, periti meccanici, agenti di commercio...

mercoledì 20 maggio 2015

Numeri Utili: Religiositá vs Ricchezza


Gli Stati Uniti sono una eccezione alla regola che vuole le nazioni piú ricche come quelle meno religiose.

venerdì 15 maggio 2015

Numeri Utili: Differenze Regionali delle prove Invalsi in Italia (2014)


Le differenze tra Nord, centro, Sud e Isole nelle prove INVALSI di Matematica.

Il Nord tende ad avere performance di livello doppio rispetto al Sud.

mercoledì 13 maggio 2015

Numeri utili: Migranti nel Mediterraneo (2014)

Centri Commerciali: si vedono segni di crisi a favore dei piccoli negozi di prossimità?

Il Corriere della Sera del 13 maggio 2015 titola: "Distribuzione, i francesi in ritirataCrollano gli ipermercati" Reggono alla crisi meglio le insegne italiane come Esselunga, Conad e Coop. Soffrono Auchan e Carrefour. Decollano i negozi di vicinato

Qui si era parlato della moltitudine di centri commerciali e ipermercati costruiti in Friuli VG negli anni tanto che parrebbe che, in rapporto alla popolazione, questa sia la regione con la più alta densità di tali centri.

Torneremo sull'argomento per ora è interessante notare il trend generale e il potenziale per i "negozi di prossimità" che in fondo altro non sono che i negozi di paese. 

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Vedi
 

Numeri Utili: Spesa Pubblica Italiana per settore (2012)


Da notare la spesa pensionistica (previdenziale) che incide per ben 300 miliardi sul totale di 800. Di quei 300 miliardi 210 li mette l'INPS mentre i rimanenti 90 miliardi vengono presi dalle tasse.

Numeri Utili: il Residuo Fiscale per Regione (2012)

Di residui fiscali delle varie regioni italiane ne parla il blog "Noise From Amerika": "La crisi ha ridotto i residui fiscali regionali" del 13 maggio 2015 a cura di lodovico pizzati. Quel che interessa a noi è vedere la differenza tra entrate della regione Friuli Venezia Giulia rapportate alle uscite della medisima regione.

Ebbene, su dati 2012, la regione FVG ha avuto un ammontare di entrate fiscali pari a 18.8 miliardi di Euro mentre le spese sono state pari a 21.3 miliardi di euro. Il che fa un residuo fiscale di 2.5 miliardi di euro ovvero riceviamo un po' di più di quanto diamo allo Stato centrale.






SPESA PUBBLICA PER ALCUNE REGIONI (Regioni in ordine per maggior aumento della spesa pubblica dal 2007 al 2012. In rosso gli aumenti al di sopra della media)

martedì 12 maggio 2015

Spritz Solidarity: I profughi rifiutano gli hotel«Isolati, senza wi-fi e tv»


Siamo a  maggio 2015 e mentre si dibatte all'ONU sulle parole di lady PESC Mogherini su cosa fare con i contrinui sbarchi di migranti dall'Africa o dal Medio Oriente, in osteria si leggono notizie come questa: "I profughi rifiutano gli hotel«Isolati, senza wi-fi e tv»"

In pratica, ci sono notizie che circolano dove salta fuori una certa pignoleria nelle richieste di alloggio da parte di chi abraca in Italia.

Il dibattito si scalda anche quando arrivano le notizie di prima mano tra i volontari paesani o di zone limitrofe che vuoi per incarichi di protezione civile o servizio d'ordine pubblico o per volontariato, raccontano di che pasta son fatti i nuovi arrivati. In sostanza, al netto dei soliti migranti economici e pure di delinquenti comuni scappati di galera, mentre gli arrivi di tempo fa erano essenzialmente di gente per lo più disperata che scappava da zone di guerra che era discretamente alfabetizzata e che aveva una certa volontà di rifarsi una vita con le proprie gambe, ultimamente arrivano individui che, testuali parole di una operatrice sociale "non sanno neppure leggere i numeri" e "diversi sono pure jiadisti".

A condire il tutto ci sono le notizie pubblicate dai giornali, e pure da giornali moderati e progressisti, non da pamplet dell'estrema destra xenofoba. Con grande pacatezza si dice che migranti nigeriani (una delle nazioni più ricche di petrolio dell'Africa ma divisa da tensioni tra cristiani al sud e mussulmani al nord) han rifiutato un alloggio perchè non c'era il wi-fi.

Ci sono poi persone che rifiutano di scendere da un bus perchè nell'alloggio destinato risiedono anche donne sposate e questo è contrario ai precetti religiosi dei paesi loro dai quali scappano.

Il dibattito è quindi scattato sul molti fronti ma in particolare tra:

- chi ritiene che si debba accogliere chiunque arrivi a prescindere e che i valori occidentali piano piano verranno accettati e i nuovi arrivati saran integrati col tempo

- e chi è preoccupato perchè i 30enni che sbarcano e che dimostrano atteggiamenti non in linea con gli usi occidentali del vivere sociale, tra qualche anno, metteranno su famiglia (con moglie rigorosamente dei paesi d'origine) imponendo ai figli valori non in linea con la nostra società occidentale. E quindi si finirà con seconde generazioni di disadattati sballottati tra conservatorismo religioso-culturale familiare e progressismo laico della società esterna, con il rischio di alimentare un'alienazione che può sfociare in scontri di piazza, modello banlieu francesi, o attentati suicidi in metropolitana come a Londra nel 2005 quando non anche pendolarismo guerrigliero verso il medio oriente.

...e il dibattito continua

lunedì 11 maggio 2015

Numeri Utili: Pensioni (maggio 2015)

Su 16.561.000 pensionati, circa 8,6 milioni (cioè ben il 52%) percepiscono prestazioni totalmente o parzialmente a carico della fiscalità generale, come i circa 4,73 milioni di soggetti beneficiari delle integrazioni al minimo e delle maggiorazioni sociali; soggetti cioè che non sono riusciti, assieme agli oltre 825 mila percettori di pensione sociale, in 66 anni di vita a fare almeno 15 anni di contribuzione regolare; e se non hanno pagato i contributi non hanno neppure pagato le tasse. 

Detta brutalmente la pensione sarà modesta ma è in gran parte regalata dalle giovani generazioni che non saranno così fortunate.

La spesa per la protezione sociale in Italia NON è bassa e NON è inferiore alla media europea:

a) su un totale di spesa pubblica pari a 801 miliardi (bilancio 2012), comprensiva della mostruosa spesa per interessi di 86,7 miliardi (quasi l’11% della spesa totale), la spesa per pensioni, assistenza sociale e sanità è stata pari a 392,4 miliardi cioè il 49% dell’intera spesa; 

b) anche calcolando l’incidenza della spesa sociale sul Pil secondo la metodica Eurostat, per l’Italia tale rapporto è pari al 29,7% rispetto alla media dei 28 Paesi pari a 29% e quella a 15 Paesi pari a 29,8%. Si noti che nel totale della spesa il nostro Paese dichiara zero per la casa (siamo gli unici assieme a Croazia, Bulgaria Estonia, Lituania, Slovenia, Serbia, Romania e Portogallo) e non riesce a contabilizzare buona parte della spesa sociale degli enti locali; calcolando queste due spese l’incidenza sul Pil aumenterebbe di circa 1,2 punti, facendoci diventare tra i «più generosi» d’Europa. 

(tratto da Corriere.it - Protezione sociale, Milano, 29 dicembre 2014 - "I falsi miti sulla previdenza in Italia". Spendiamo troppo e spendiamo male)


Numeri Utili: Gli STati degli USA rinominati in base al loro PIL


La California ha circa lo stesso PIL dell'Italia. Come amano dire i californiani "siamo la 6a potenza economica al mondo".

E finalmente potranno essere legittimati ad avere una Venice Beach!

mercoledì 6 maggio 2015

Spritz Examination: Davvero ci sono delle falle nel test PISA?

La notizia che circola negli ambienti scolastici ha degli aspetti interessanti che fanno riflettere. Il famoso test PISA, colloquialmente conosciuto come "test INVALSI" (in quanto gestito dall'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) misura le competenze competenze dei quindicenni in matematica, lettura e scienze.

Ebbene, da sempre a Morsano si va fieri del fatto che i nostri studenti sono bravi al livello dei genietti Finlandesi che immancabilmente surclassano i coetanei europei in questo test (vedi ad esempio: 
Numeri Utili: Classifica delle regioni sulla conoscenza dell'economia nelle scuole (2012). In assoluto, di solito, i più performanti nel test sono gli asiatici con punte di ottimi risultati in Sud Korea e Cina, però in Europa, di solito sono i Nordici a scamparla meglio degli altri.

Visto che l'Italia di solito non è mai piazzata bene in queste classifiche, si ricorre alle classifiche su base regionale (tanto per confermare che l'Italia sarà unica ed indissolubile ma il senso di appartenenza territoriale è molto forte su base locale). Qui si nota sempre come le regioni del Nord mediamente abbiano punteggi più alti di quelle del Sud e come, in particolare il Nordest, riesca spesso a mettersi ai livelli medi della Finlandia (vedi RAPPORTO OCSE/PISA 2012 - Il Nordest campione d’Europa in matematica. I quindicenni di Veneto, Trentino e Friuli in cima alla classifica con Olanda e Liechtenstein. La Sicilia in fondo, al livello della Turchia). 

In granparte delle classifiche, se si prendono le regioni, il FVG tende ad essere tra i migliori in assoluto

Quando si vede che i Friulani sono comunque sopra la media OCSE ci si gasa. Arriva però la doccia fredda dalla Svezia. Gli Svedesi prestano molta attenzione a questi test ed alle valutazioni di merito e competenza in genere. Per loro è stato uno shock vedere che l'anno scorso l'indice PISA degli studenti svedesi ha avuto un drastico crollo (e con i concorrenti diretti della Finlandia sempre al top, apriti cielo). 

Oltre ad interrogazioni parlamentari che han messo in croce il governo, un paio di giornalisti investigativi svedesi son andati ad analizzare più in dettaglio il test PISA per capire le ragioni del crollo dei pupilli di Stoccolma. Ne sono risultati articoli come questi:

All articles about the major failings in the Swedish part of the Pisa survey. Data-driven investigative journalism published in Dagens Nyheter in June 2014.

Le conclusioni dei giornalisti investigativi?

I risultati non mostrano quanto gli studenti sanno bensì quanto motivati sono a fare il test PISA! In altre parole, se sono motivati ad ottenere un buon punteggio per se e per la scuola (e per la nazione) allora si impegnano a rispondere correttamente. Altrimenti, se sono svogliati e non hanno interesse, fanno male ai test. Ma, secondo i due giornalisti, questo non vuol dire che la loro preparazione è scadente.

Noi aggiungiamo un altro aspetto: in alcuni (forse molti) paesi è uso prepararsi ad esami a risposta multipla a crocette. In classe si tende a preparasi all'esame piuttosto che studiare per capire le cose. Ci si esercita a rispondere alle crocette, si ipotizzano sempre risposte multiple nei test in classe e si viene motivati a far bene "l'esame". E' indubbio che questo dia un vantaggio competitivo nell'esame PISA ma non indica necessariamente una buona conoscenza di base.

Il paese si divide tra chi ritiene i Morsanesi più motivati e chi li ritiene più colti della media OCSE:

...e il dibattito continua 

39° Anniversario del Terremoto 6 maggio 1976 - 6 maggio 2015


martedì 5 maggio 2015

Nessuno Morsanese tenterà la sfida?

Numeri Utili: i costi umani dei mondiali in Qatar (2014)


Ad oggi, 5 maggio 2015, i morti accertati dal sito http://playfairqatar.org.uk sono 1420 ad una media di 40 al mese. Si tratta per lo più di muratori del subcontinente indiano costretti a lavorare sotto temperature insopportabili ed in condizioni di vita disumane.

The show must go on e fin che non si vedono in TV immagini atroci nessuno si scompone.

Il balon è sempre il balon...

Perchè la Morsano giovane manda a fare in culo gli ultra cinquantenni



Questo grafico, pubblicato su Noise From Amerika dal titolo "Appunti per un manuale di difesa dalla spesa pensionistica" ha fatto scoppiare l'ennesima polemica generazionale: under 55 contro over 55.

Senza contare che l'INPS pubblica le simulazioni sulle pensioni ma i i dati parrebbero essere inflazionati e quindi sbagliati... (vedi "INPS simula i conti sulle pensioni ma sono sbagliati")

E la battaglia continua! 

lunedì 4 maggio 2015

Succede a Gonars: le attività delle opposizioni

Ci han segnalato che a Gonars una lista all'opposizione in consiglio comunale ha distribuito un volantino con le attività fatte fin qui. Oltre alle interrogazioni proposte negli organi istituzionali ci sono anche delle iniziative più generali. Per le opposizioni di tutto il mondo questa è una bella idea da seguire sul come rendere note le proprie attività (se ce ne sono).  




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