lunedì 27 luglio 2015

Evoluzione geo-politica e geo-economica e ricadute economiche per il Friuli Venezia Giulia


Evoluzione geo-politica e geo-economica e ricadute economiche per il Friuli Venezia Giulia
di Maurizio Ionico - Amministratore Unico della Società Ferrovie Udine Cividale – il treno delle lingue

Dall’evoluzione geo-politica e geo-economica il Friuli Venezia Giulia può ottenere importanti benefici.

Il recente accordo sul nucleare tra gli Usa e l’U.E. con l’Iran non è esclusivamente legato a elevare una diga sciiita contro l’espansione dell’Isis sunnita ma, parallelamente, concorre a far diventare questo paese mediorientale un motore dell’economia globale cui le imprese regionali possono concretamente riferirsi. La stessa ricostruzione della Siria e dell’Irak (e del Kurdistan) può rappresentare un mercato d’interesse, e non è un caso che già alcune aziende friulane si stanno posizionando su quelle aree. La Turchia, anche se vive una fase di stand-by della sua traiettoria di crescita, rimane in ogni caso un polo da cui si generano flussi economici piuttosto consistenti, in entrata e in uscita, come ben sanno alcuni operatori triestini.

Ma vi è una straordinaria opportunità per il sistema economico italiano e regionale determinata dall’apertura del “nuovo” canale di Suez che, nonostante gli attentati in Egitto, sarà destinata a riverberare a breve effetti sul traffico marittimo e sulla logistica industriale. Il “vecchio” canale poteva essere transitato solo in un senso con 12 ore dedicate al suo attraversamento in andata e altrettante al ritorno. Ora, con la realizzazione di una serie di opere collaterali allo storico canale di Suez può avvenire il transito continuo delle navi, nell’arco delle 24 ore. In sostanza, sono necessarie solo 10 ore per attraversarlo, anziché delle tradizionali 48, e il Mediterraneo può essere raggiunto non solo in un tempo limitato ma la sua competitività è incrementata di un altro 50%.

Questa realtà, al pari di Panama che permette il transito di navi “big size”, stimola i comportamenti dei grandi operatori globali del traffico marittimo ad aumentare di “taglia” le loro navi concorrendo ad affermare un gigantismo nel trasporto delle merci che non può vederci estranei.

Infatti, è proprio la ristrutturazione del tradizionale modello di trasporto che sta determinando in questa fase un calo dell’attrattività del porto di Trieste, in particolare per la componente dei contenitori, con effetti sull’occupazione e sui servizi logistici.

Dunque, dobbiamo limitarci come comunità a osservare la ritrovata centralità del Mediterraneo e i fenomeni che hanno a che fare con la politica e l’economia internazionali o, diversamente, partecipare attivamente a questa nuova situazione? Gli altri, i territori organizzati, le grandi imprese europee di logistica, gli scali africani, spagnoli e quelli dell’Europa del nord, si stanno attrezzando. E noi?

E’ necessario, per un verso, l’aumento di scala dell’hub triestino. La nuova gestione del porto e i programmi previsti dagli operatori rappresentano un buon inizio, dopo che per troppo tempo sono esistite la fragilità strategica e la presenza di vincoli amministrativi nonché un contesto intellettuale assai distante dall’urgenza di costruire il “porto-Regione”. Si tratta in ogni caso di facilitare l’investimento di 500 mln di € nel medio periodo, in buona parte di privati, in modo da dotarsi di gru più alte, ampliare scali, banchine e spazi di piattaforma, avere ralle porta-container. E, naturalmente, va risolta rapidamente la “questione ferroviaria” in termini di aumento di capacità, tale da garantire treni da 750 mt. e fluidità lungo il Corridoio 1/Baltico Adriatico e 3/Mediterraneo, e di efficienza organizzativa per diminuire gli alti costi di manovra. La conferma di alcune alleanze di traffico internazionali e dell’arrivo a Trieste di grandi navi è importante e costringe ad assicurare continuità a questa prospettiva poiché permette di ottenere l’obiettivo di ricavare ulteriori 2.000 posti di lavoro nel settore, promuovere 2 mld di servizi logistici aggiuntivi e incrementare il Pil regionale di 1,7 mld.

L’aumento di scala deve interessare per l’altro verso Monfalcone e Porto Nogaro. La specializzazione verso il federaggio e i traffici break-bulk può rappresentare un’opzione interessante in grado di incrociare una parte del mercato internazionale e corrispondere alle esigenze e caratteristiche del sistema produttivo locale basato su export e filiere. Tuttavia le condizioni di base che contraddistinguono queste due realtà sono ancora fragili, sia se riferite alla governance degli scali, frammentate e con strutture separate le une dalle altre, sia agli interventi strutturali (banchine, gru, dragaggi, ferrovia) che, indipendentemente da singole iniziative, richiedono contemporaneità e integrazione se si vuole garantire effettivamente l’accessibilità e l’elevata competitività del sistema. La stessa capacità imprenditoriale di operare una gestione logistica complessa (project - cargo) appare limitata alla sola azione di alcuni soggetti.

Si tratta, in definitiva, di un approccio concreto che non si limita ad enfatizzare la “prossimità geografica” del Friuli Venezia Giulia rispetto al contesto più ampio, come se ciò bastasse per cogliere i benefici che derivano da un mondo in continuo movimento, quanto invece si propone di costruire una “prossimità strategica” attraverso, appunto, l’azione lungo direttrici dove intersecare funzione pubblica, città e territori consapevoli, operatori privati.

domenica 26 luglio 2015

Passare dai “tavoli di crisi” alla “politica industriale per la crescita”

Lettera di un lettore: "Passare dai “tavoli di crisi” alla “politica industriale per la crescita” di Mauri.

Caro Dibattito Morsanese,

nel lontano 12 luglio 2012 scrissi una lettera dal titolo “Servono le Province?” che ha alimentato un acceso dibattito sul blog, tra favorevoli e contrari, e oggi sappiamo com’è andata a finire.

A tre anni di distanza ti propongo il tema: “uscire dai ‘tavoli di crisi’ per passare alla ‘politica industriale per la crescita’”. Il blog peraltro propone spesso tale questione e di recente (venerdì 19 giugno 2015) ha postato “numeri utili - export principale delle nazioni”.

Sono in corso numerose crisi aziendali in tutti i settori della produzione e, di riflesso, si sono allestiti “100 tavoli di crisi”, in Regione come in Italia. Questa situazione drena ingenti risorse pubbliche per la doverosa costruzione di reti di solidarietà, anche di lunghissimo periodo. Basti pensare che in Friuli Venezia Giulia (2014) si sono registrate 33 mln di ore di cassa integrazione guadagni, con la prevalenza della componente “straordinaria” e in “deroga”, che è ulteriormente aumentata dell’11,6% rispetto al periodo precedente.

Si tratta di chiedersi se il sistema pubblico è ancora in grado di sostenere questa situazione o se, invece, sia necessario promuovere una fase espansiva degli investimenti e organizzare una politica industriale per la crescita. Servono, infatti, misure robuste contro il declino industriale perché solo in questo modo è possibile riassorbire la consistente disoccupazione, specie giovanile, attrarre investimenti ed espandere di più le nostre imprese e produzioni sui mercati globali.

Quest’approccio però impone di recuperare notevoli risorse finanziarie da re-investire nella produzione.

Ma dove prenderle? E possibile perseguire 3 indirizzi.

Va superato il modo attraverso cui si affrontano le diffuse crisi industriali riducendo, tra l’altro, i tempi della cassa integrazione e gli ingenti fondi che sono messi a disposizione per risanare imprese che spesso non hanno possibilità di stare sul mercato.

Va ri-organizzata la Pubblica Amministrazione, anche a livello regionale. Basandola in primo luogo sul principio di efficienza, che significa: abbassare il rapporto addetti/abitanti (ora è di 275 addetti nella PA/10.000 abitanti, mentre in altri casi è di 245/10.000), ridurre sia la spesa primaria pro-capite (è di 5.023 €/pro-capite mentre in numerosi altri casi regionali è più bassa) sia la parte corrente (che ha registrato un aumento del 3,1% nell’ultimo anno) sia la spesa nella sanità (che impegna risorse per oltre il 50% del bilancio regionale ed è di 2.053 €/pro-capite, con un aumento nel periodo 2011-2013 dello 0,3% l’anno), semplificare le strutture operative (oggi in Regione esistono 10 gestioni separate dei Consorzi Industriali e di 4 Interporti, e 6 gestori delle strade, senza contare che in questo campo intervengono anche 217 Comuni). E la ri-organizzazione va basata sul federalismo, assegnando cioè maggiori responsabilità di spesa e di controllo alle istituzioni locali, come i Comuni uniti fra loro.

Va, infine, operata un’urgente e drastica diminuzione dell’infedeltà fiscale e della corruzione.

Le famiglie siano sfiduciate e preoccupate sul futuro, e l’economia industriale regionale è in movimento.

Da un lato, sono sparite centinaia di imprese in particolare nella sub-fornitura, nei distretti come quello della sedia, e nell’edilizia, che hanno messo alla porta tanti lavoratori, mentre sono ancora numerose quelle che non sono nelle condizioni di fare investimenti in risorse umane e impianti. Dall’altro, sono attive molte aziende che richiedono anche nuova occupazione, spesso di elevata qualità, che esportano molto e “stanno” bene nel mondo. Infatti, il Pil dell’industria è di 7,2 mld di € (era a 7,37 mld nel 2011 ed ha recuperato sul 2012), sono aumentate la produzione e le vendite industriali (+2.8%, +2.6%), è positivo l’andamento dell’export (+4.6%), anche se si esporta di più con meno addetti in ragione dell’innovazione tecnologica. In definitiva, è cresciuto il peso dell’”industria” nell’economia regionale (+2%), trascinato dai comparti dell’elettronica e delle macchine, e il “terziario superiore”.

Questa situazione da sola non basta. Deve anche riprendersi il mercato interno e con esso tutti i settori dell’economia. Diversamente non sono disponibili sufficienti risorse per sostenere la sanità, la scuola, i trasporti, l’ambiente e la cultura.

Sebbene un'economia strabica e contraddittoria, questi “beni comuni” sono stati sinora adeguatamente coperti. Ma per quanto tempo ancora ciò è possibile?

Prima si cresce, meglio è. Infatti, il Friuli Venezia Giulia ha registrato una diminuzione delle entrate tributarie dello 0,8% l’anno (nel periodo 2011 – 2013) composte da tributi propri e risorse devolute dallo Stato a titolo di compartecipazione, ha subito un calo dell’11,8% (2014) delle entrate da tributi erariali e da trasferimenti, sono diminuite del 5,8% le entrate proprie, come Irap ed entrate extra-tributarie. Si è, quindi, a rischio se non si dovesse invertire in tempi brevi simile tendenza.

Per queste ragioni è indispensabile una “politica industriale per la crescita”, per una parte già compresa nella legge chiamata Rilancimpresa, che valorizzi le produzioni storiche, come la navalmeccanica e la siderurgia, e che punti sull’high-tech e sulle nanotecnologie, sulle filiere del legno-mobile-arredamento e dell’agro-alimentare. Una politica che renda possibile nel settore dei trasporti e della logistica la creazione di 2.000 nuovi posti di lavoro, di ulteriori 2 mld di servizi logistici aggiuntivi e un incremento del Pil regionale di 1,7 mld.

Castions di Strada - 27 giugno 2015



Segnalazioni: il drenaggio dell'acqua nella rotonda sulla Napoleonica (25 luglio 2015)

Ci giunge una segnalazione e noi la giriamo così come ci è giunta.

"oggi ha fatto un bell'acquazzone, e nella nuova rotonda non drenava l'acqua, si era formata una bella pozza. Nancje screade!"


In linea di principio sarà da attendere che i lavori siano terminati per capire se si sia trattato di una questione legata ai lavori piuttosto che a problematiche strutturali. Ad ogni modo, qui annotiamo la segnalazione e vedremo cosa succederà in futuro.



sabato 25 luglio 2015

A Morsano: la laurea si sceglie per il lavoro o per "passione"?

Titolo del Corriere di Oggi: "Meno architetti, più ingegneri L’università si sceglie per il lavoro"
A Medicina un posto ogni sei candidati. Cresce la Bocconi, crollo di iscritti al Sud Le materie umanistiche perdono terreno: funzionano se unite a lingue e informatica. 

L'articolo spiega cose che qui si eran giá raccontate da tempo: Medicina e le professioni sanitarie continuano ad attirare, Ingegneria è in crescita, Chimica industriale e Scienze Biologiche si affermano, Giurisprudenza e Architettura sono in disuso, Scienze sociali e Lettere restano interessanti, ma solo se affiancate da «skills» moderne, come Lingue e Informatica.

Il mondo del lavoro ha ridimensionato le aspirazioni di chi voleva seguire una sua "passione" o una sua "vocazione" per favorire invece studi piú legati a uno sbocco professionale. Poi se questo coincide anche con una propria passione, tanto meglio. 

Da quello che possiamo osservare, i Morsanesi son sempre stati molto bravi a laurearsi in materie legate al mondo del lavoro e non alle mode del momento. Gli studenti in giurisprudenza si sono praticamente azzerati negli ultimi anni mentre ingegneria continua ad attrarre la tradizionale maggioranza relativa di studenti morsanesi. 

Laureati a Morsano di Strada fino a Luglio 2015 (si considera la laurea triennale o quella del vecchio ordinamento)

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Vedi anche:
Per approfondire vedi: 

mercoledì 22 luglio 2015

Morsano Tic-Toc: a quando la prima unione gay a Morsano?

La nazione che circonda Morsano é l'unica nazione dell'Europa Occidentale a non avere una legge per le unioni e/o matrimoni gay.



Visto che prima o poi ci arriviamo, a quando la prima unione gay a Morsano?

Tic-toc, tic-toc


domenica 19 luglio 2015

Idee Morsaniche: Cinema all'Aperto presso il Centro Polifunzionale

Il muro bianco già c'è, l'angolo tranquillo pure. Basta un proiettore, l'oscurità e quattro panche davanti al muro e si ha un bel ciname all'aperto!

L'effetto della proiezione ad un recente evento. 

Morsano Tic-Toc: Cittadini Sentinelle di Vicinato su WhatsApp: la ronda digitale dei residenti per contrastare furti e vandalismi

Ne avevamo parlato a gennaio 2015 nel post "E se facessimo come a Mortegliano? un gruppo WhatsApp antiladri". Ora si legge che a Buccinasco si son di fatto costituite le "Sentinelle del Controllo di Vicinato": Trecento sentinelle su WhatsApp: la ronda (elettronica) dei residenti per contrastare furti e vandalismi".

Le vedremo anche a Morsano (dopo il prossimo raid ladresco?)

Tic-toc... 

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Vedi anche:


Immondizie abbandonate a bordo strada: un cartello da copiare


Già nel 2010 questo blog si era occupato del problema delle immondizie abbandonate nei fossi (Dibattito Morsanese: Se le immondizie finiscono nei fossi... 19 Feb 2010). A spanne si ipotizza sia uno sfregio ad opera di idioti di passaggio soprattutto sulla Napoleonica ma tenere sempre alta la vigilanza male non fa. Così arriva in soccorso un cartello postato sui social e qui ripescato.

martedì 14 luglio 2015

L'esponenziale crescita degli atti vandalici da parte di ragazzini

Oggi ne parla il Messaggero veneto "Piccoli vandali a Udine, baby gang entra in azione all’asilo San Marco. Otto minorenni dopo aver scavalcato la recinzione del parco hanno danneggiato i giochi", qualche giorno fa è successo nel parco giochi di Gonars e ovviamente, pure da noi i casi di vandalismo più o meno gravi continuano.

All'inizio c'era chi giustificava classificandole come "bravate" ricordando come, ai suoi tempi, i ragazzini bruciavano "le tamossis" o con i petardi facevano saltare le cassette della posta o rovesciavano i bidoni delle immondizie.

A ben vedere, se usiamo il morsanomentro, chi da ragazzino faceva atti vandalici a spanne non è poi risultato essere un adulto di successo o degno di una qualsiasi menzione meritoria. Ma questo è un altro discorso. 

Quello che fa pensare, è che questa ondata di micro-vandalismo minorile paia essere una questione generazionale visto che è così comune. 

Si possono fare delle ipotesi in proposito:

- I ragazzi sono più soli ed hanno troppo tempo per bighellonare senza far nulla di costruttivo. Un antidoto è lo sport che tiene impegnati fisicamente e mentalmente gli adolescenti. Il problema è che mai come oggi fare sport costa e quindi le fasce più svantaggiate della società sono di fatto escluse dallo sport organizzato. Fino a vent'anni fa anche il solo giovcare a calcio era gratuito, oggi può tranquillamente costare 3-400 euro a stagione tra iscrizione, vestiario, visite mediche e equipaggiamento. Gli altri sport son pure più costosi.  

- Le famiglie si sono disgregate di più e come risultato di separazioni e divorzi e quindi della mancanza di una più stretta collaborazione tra genitori, i figli minori hanno margini di solitudine maggiori. 

- Le mamma lavorano in maniera più diffusa di ogni generazione precedente e i figli minori sono lasciati liberi per più ore al giorno, soprattutto se la famiglia non ha i nonni a disposizione (o questi sono deboli con i nipoti) o comunque non ha le risorse per potersi permettere delle babysitter di qualità. 

- L'esplosione dell'emigrazione con bassi livelli d'istruzione ha portato nelle varie comunità ragazzi le cui famiglie spesso sono relegate ai margini bassi della società. Qui spesso il tempo libero dei giovani che non riescono ad inserirsi in attività costruttive è molto e generalmente speso in attività che non portano a nulla di buono. Il mix del senso di esclusione sociale, bassa istruzione familiare e bassi redditi non porta a nulla di buono. 

- Quanto di cui sopra, vale per le famiglie italiane più ai margini che purtroppo con il cambio dell'economia globale ed italiana si trovano sempre più povere. Per capirci, l'economia globale premia i livelli d'istruzione e di competenze più alti e discrimina nai livelli di competenze bassi. Una volta perso il lavoro, se si han basse competenze, sarà sempre più difficile ritrovarlo. Le famiglie che entrano in questo vortice che spinge verso il basso e l'esclusione sociale, riversano indirettamente sui ragazzi questa frustrazione.

- Le istituzioni non possono fare nulla per alleviare questa situazione sia perchè elettoralmente queste fasce di popolazione poco contano e quindi non c'è pressione sociale per far qualcosa, sia perchè attivarsi con centri sportivi e con corsi di avviamento allo sport sono soluzioni semplici dove non ci mangia nessuno a differenza del "curare il disagio" giovanile una volta che si è manifestato (e che comunque non viene curato).

- Le leggi nei confronti dei minori o sono permissive o sono applicate in modo da farle diventare permissive. La frase "sono minori anche se li prendi non puoi fargli niente" rieccheggià molto tra gli amministratori pubblici di ogni ordine e grado. Una ramanzina non è prevista da nessuna legge ma dal buon senso e sortisce molto più che sporcare la fedina penale di un ragazzino. Il meccanismo psicologico resta il seguente: "fare una ramanzina o istruire un procedimento costa il metterci la faccia e l'andare contro dei genitori burberi e iperprotettivi dalla querela (infondata) facile. Per contro, pagare i danni con i soldi di Panatalone ed essere contriti per i danni vandalici è gratis per gli amministratori e funzionari pubblici". Fino a prova contraria tutti scelgono la strada più facile.  

- Le leggi iperprotettive e i legacci amministrativo burocratico che fan si che intervenire per fermare i minori sia un problema anche per le forze dell'ordine. Spesso comunque, manca la volontà di interevenire, per ragioni sconosciute. Il valore della "ramanzina" pare sia svanito.

- La generale ignavia della gente che per pigrizia non denuncia, non alza la voce coi ragazzini neppure se visti a far danni. Il menefreghismo che 10-15-20 anni fa non c'era e che portava la gente del paese pure a sgridare di fronte ai genitori chi si era reso responsabile di atti di vandalismo si scontra con l'oggi, dove si finisce col dire "tanto chi lo sa chi è il padre di questo ragazzino e sicuramente se viene da fuori se ne frega".

- Genitori con sensi di colpa che giustificano sempre e comunque i figli. Sarà istintivo difendere i figli ma di storie di "professori minacciati perchè i figli han preso brutti voti" un tempo non se ne sentivano. Vien da chiedersi se il male che si sta coltivando con dei figli indisciplinati in società sia minore della bocciatura. 

- I ragazzi son sempre più rincoglioniti di fronte ai tablet e non san girare un cacciavite. Questo impedisce loro di capire il valore del cacciavite e quindi il valore di ciò che rompono in termini di impegno che "gli altri" devono metterci per ricostruire. Le leggi e la classe dirigente italiana hanno la responsabilità di aver tolto valore al lavoro manuale ed aver distrutto ogni facilitazione ai lavori estivi anche in fabbrica. Ogni imprenditore vi dirà che oggi assumere per l'estate un minore è talmente tanto una rottura di coglioni burocratica che non vale la pena rompersi. E i giovani stan nel parco a non impare nulla e a sfasciare.

- La diffusione dei cellulari e dei video ed immagini sui social media dà risalto globale a bravate che un tempo sarebbero state relegate alle cronache di un paese o di un quartiere.

- L'emulazione di atteggiamenti agressivi presi da videogiochi e serial TV di certo non aiuta

- Il senso di impotenza di questi giovani di fronte ad un futuro mai come ora incerto non aiuta la loro autostima. 

- Problemi familiari legati ad alcol, droga, prostituzione, dipendenza da gioco continuano a mietere vittime indirette i figli lasciati a se stessi nel confrontarsi con traumi psicologici.

La lista potrebbe continuare. Il risultato è che una generazione di tredicenni è fuori controllo. Quando avranno trent'anni sarà un'intera nazione che andrà allo sbando. 

E non c'è soluzione se non arriva dall'alto. 

lunedì 13 luglio 2015

L'Accordo con la Grecia del 12 luglio 2015: 82 miliardi di Euro in tre anni

L'accordo descritto sui giornali prevede "aiuti" di 82 miliardi di Euro in tre anni alla Grecia. Apparentemente questi sono prestiti, anche se e' abbastanza chiaro a tutti che la Grecia non restituira' mai ne' il suo debito esistente (gia' tagliato del 50% pochi anni fa), ne' questi nuovi prestiti.

82 miliardi sono molti soldi, corrispondono a circa il 50% del PIL greco, quindi 16.6% del PIL greco ogni anno, quindi circa 2.700 euro per ogni cittadino greco, o 11.000 euro all'anno per ogni famiglia di 4 persone, ogni anno per tre anni.

Sono cifre comparabili a quelle "redistribuite" non come prestito per finta, ma come spesa pubblica a fondo perduto, dal Centro-nord al Sud Italia, che ha abitanti e "costa" come due Grecie. Infatti, ogni anno e da molti anni l'Italia trasferisce dell'ordine del 20% del PIL del Sud Italia, molto a spanne 3.200 euro all'anno per ogni cittadino, con una spesa dell'ordine di 64 miliardi all'anno.

Queste sono le spese connesse con due unificazioni politiche e monetarie. Andrebbero fatte e discusse anche delle stime di quali sarebbero i vantaggi di alcune unificazioni politiche e monetarie che empiricamente mostrano qualche problema.

L'ultimatum dell'Eurogruppo a Tsipras: riforme in tre giorni e cessione della sovranità o Grexit

Numeri Utili: Rifugiati e richiedenti asilo in Europa (2014)

Se n'era parlato nel post "Numeri Utili: Rifugiati e richieste d'Asilo nei paesi dell'UE (2014)", ora i dati vengono elaborati da più parti (vedi LINKIESTA "Rifugiati e richiedenti asilo in Europa" In Svezia il rapporto più alto tra popolazione residente e migranti"). L'Italia, su popolazione residente, ha meno rifugiati di altre nazioni Europee.

La cosa interessante sarebbe fare un rapporto tra rifugiati (che sono disoccupati per definizione) e popolazione residente occupata. Visto che l'italia ha un tasso di occupazione molto più basso dei partner UE, allora lì i numeri potrebbero dare un'altra chiave di lettura. Resta comunque che il numero dei rifugiati ovvero dei richiedenti asilo (a differenza dei migranti economici) non è fuori controllo (se ci atteniamo alle cifre ufficiali).



Vedi anche:

mercoledì 1 giugno 2011

Il solare finirà in merda anche a Morsano?

"THE SUN IS SETTING ON SOLAR POWER, THE MONEY’S GONE AND NOBODY’S ASKING ANY QUESTIONS".

Nessuna delle aziende che producono pannelli solari e relativa impiantistica fa utili.

domenica 12 luglio 2015

Drammi Morsanici: come sbarazzarsi della spesa in bolletta per gli elenchi telefonici cartacei?

Titola così un articolo recente: "Elenchi telefonici: nessuno li vuole ma li paghiamo (quasi) tutti". 
Il problema che a Morsano tutti hanno, al pari degli utenti della nazione che circonda il paese, è che i gestori telefonici stanno inserendo nella bolletta delle linee fisse il “contributo per la consegna degli elenchi telefonici”: un servizio fuori dal tempo rispetto al quale in pochi morsanesi sanno di pagare.

La domanda è: come si può fare a meno di pagare (e di ricevere l'elenco telefonico?)

Espressa disdetta dal servizio, a seconda dei gestori, può essere data telefonicamente o addirittura con Raccomandata A.R.


mercoledì 8 luglio 2015

Perchè a Trieste non ci sono le turbine eoliche

Ce lo siamo chiesti spesso qui a Morsano perchè nella vicina Trieste non hanno campi eolici? Qui finalmente la spiegazione.

martedì 7 luglio 2015

Lettura Consigliata per i Morsanici: la morale del tornio

Il titolo non poteva che essere il più appropriato per una generazione di Morsanici cresciuta a pane e officine. Un libro che sarà presentato domani a Milano. Una buona lettura sotto l'ombrellone o nelle pause al rifugio.

"La morale del tornio" e la riscoperta dell'industria: un nuovo libro di Antonio Calabrò

Nel suo nuovo libro "La morale del tornio" Antonio Calabrò liquida l'ossessione del declino e rivaluta l'industria manifatturiera come volano della ripresa - Sarebbe bello se andare in fabbrica tornasse di moda e facesse status anche tra le giovani generazioni - Non sono più tempi di polverosi capannoni ma di aziende supertecnologiche.


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