lunedì 25 maggio 2015

100 Anni dall'entrata dell'Italia nella Grande Guerra: a Morsano si riflette

La nostra foto della corona lasciata dal Presidente su una lapide scritta dagli italiani dopo la conquista del monte nel 1916
"Su queste cime italiani e ungheresi combatterono da prodi e si affratellarono nella morte". 
Parole d'altri tempi, sofferenze sempre attuali.
Un giorno dopo la visita ufficiale del Presidente della Repubblica sul Monte San Michele, anche noi, amanti di storia morsanesi, siamo andati su questo sito sacro.

Son passati 100 anni da quel 24 maggio in cui si consumò quella che fu una delle decisioni più tragiche per gli Italiani: l'entrata in guerra. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha voluto celebrare il ricordo di quell'evento con una visita a quello che è l'emblema della carneficina per i ventenni fanti-contadini: il Monte San Michele sopra Gorizia. Il San Michele è alto appena 200 metri e di fatto è una collina ma, rispetto alla pianura carsica circostante è di fatto una montagna a guardia di Gorizia. Per conquistarlo, in 6 battaglie dell'Isonzo (in totale ce ne furono 12, inclusa quella della disfatta di Caporetto) morirono ben 111mila soldati italiani sui 650mila caduti militari in tutta la guerra. Il monte è zona Sacra fin da un decreto del 1922.

La visita è un'occasione per una riflessione. Ancora oggi, in Italia, si studia la Grande Guerra con l'impostazione che il Fascismo diede ai testi scolastici. Il conflitto fu descritto come l'estensione delle lotte dell'Irredentismo e diversi aspetti, controversi ma fattuali, non vengono esplorati perchè, evidentemente, scomodi al sentire comune:

- l'entrata in guerra fu di fatto un atto da Colpo di Stato in quanto il Parlamento e pure il Governo come organi istituzionali, furono estromessi dalla legittima decisione di entrare nel conflitto. Come ci informa Mark Thompson, uno stuorico inglese nel suo "The White War" La decisione fu presa letteralmente, da tre persone contro una maggioranza di cittadini contrari all'entrata in guerra nonchè contro una maggioranza di Parlamentari contrari. Il 26 Aprile, il re Vittorio Emanuele III, il primo ministro (con interim per gli Interni) Salandra e il ministro degli esteri Sonnino, all'insaputa di tutti (pure degli altri ministri) firmarono il Patto di Londra che impegnava l'Italia ad entrare in guerra entro un mese. Da qui poi tutta la campagna di pressione sugli altri ministri e quindi sui parlamentari che furono messi di fronte ad un fatto compiuto. 

- A D'Annunzio "qualcuno" pagò i debiti che aveva in Italia e che lo avevano costretto all'esilio in Francia. Potè così, guarda caso, tornare in Italia a dar man forte alla propaganda interventista. Il suo discorso a Quarto, in Liguria, il 5 maggio, di fatto annunciava l'entrata in guerra dell'Italia quando solo 3 persone sapevano che si sarebbe entrati per obbligo del patto di Londra "entro un mese dalla firma". Chi ha pagato i debiti? Chi gli ha permesso di rientrare senza essere arrestato? chi lo autorizzava impunemente a fare un discorso interventista con gran cassa di risonanza? E' evidente che fu una mossa parte del colpo di stato di cui sopra con la copertura di chi aveva il controllo del Ministero degli Interni. 

- Nei primi mesi e pure anni guerra, di fronte alle truppe italiane sul Carso c'erano Sloveni e Croati ai quali avevano (giustamente e legittimamente) detto che gli Italiani volevano invadere la loro terra, occupare le loro case, buttare fuori le loro famiglie e svilire la loro cultura (cosa che Mussolini si premurò di fare nel dopoguerra). Pertanto, è ovviamente vero che c'èerano truppe di ogni dove, dagli Ungheresi (che tennero il San Michele) ai Carinziani, ai Cechi, agli Slovacchi, ai bosniaci ecc. tuttavia, la forza morale di chi difendeva il Carso (sempre stato sotto dominio Austroungarico) dagli attaccanti Italiani, era direttamente legata alla difesa della propria casa. Motivo che poi venne a mancare quando questi stessi Sloveni divennero forza di occupazione sulla linea del Piave. Perchè non si sottolinea nei testi italiani questo aspetto? Ovvero che le forze che combattevano sul Carso erano in porzione consistenze Sloveni e Croati che si difendevano da noi?

- Gli Sloveni, nel 1918 non ne potevano più di stare a combattere sul Piave per l'Impero Austro-Ungarico, ed anelavano ad avere una propria nazione. Per questo si offrirono di disertare e di aprire una falla nella difesa di una valle strategica per l'ingresso del Trentino. Sfondare lì significava andare subito a Vienna. Una compagnia di sloveni, retta da un capitano sloveno, si offri di disertare nottetempo e lasciar passare gli Italiani a Carzano. Perchè del tradimento di Carzano non si parla come si dovrebbe sui libri di storia? Il punto è che gli Italiani ufficialmente non si fidarono di una notizia troppo buona e in parte, speravano di conquistare nel dopoguerra la Slovenia e quindi di dare quelle terre agli Sloveni non se ne parlava proprio. Tanto valeva prolungare le battaglie sul Piave piuttosto che dover dare qualcosa indietro agli Sloveni.   

- Da dove provenivano i morti in linea delle truppe italiane? La retorica ci dice che venivano da tutta Italia. In realtà, si sapeva che i meridionali avevano in media tassi di scolarizzazione nettamente più bassi dei settentrionali ed inoltre il rendimento economico medio di un operaio delle fabbriche del nord era molto maggiore del rendimento medio di un povero contadino dei derelitti e non meccanizzati campi agricoli del sud. In termini relativi, il tasso di scolarizzazione (e, detta brutalmente, valore economico individuale) dei soldati del nord era più alto pertanto questi, con molta probabilità, finivano assegnati a servizi specializzati di seconda linea come servente artigliere, goniometrista, scrivano, telegrafista, geniere ecc.  tutti ruoli che mettono al riparo dalla mera prima linea d'assalto dove si era solo "carne da cannone" al soldo di generali "cadregari" intrisi di tecniche militari antiquate di stampo napoleonico. La teoria, che non è mai stata confutata, è che i meridionali abbiano pagato il prezzo più alto sul campo rispetto ai settentrionali (molti dei quali, per altro, morivano più per il freddo e la fame sulle montagne che per le pallottole nemiche). Senza contare aspetti di costume particolari come la bassa statura media, sul metro e mezzo, con un fucile 91 che con baionetta inastata era quasi più alto.

- L'indulgenza generale dei confronti di Luigi Cadorna che ammise ed avvallò (se non anche suggerì) la pratica della "decimazione" con conseguente fucilazione dopo qualche assalto andato male o come tecnica di punizione. Il punto è che il codice militare di guerra non prevedeva la "decimazione" ovvero la selezione a caso delle vittime. In una nazione di legulei in cui si fanno eccezioni legalistiche su tutto, nessuno sembra sottolineare questo aspetto giuridico di fondo. Le fucilazioni disciplinari possono essere discusse ma almeno erano previste dalle leggi. Le decimazioni no. Al che si apre la parentesi se Luigi Cadorna debba avere delle vie e delle piazze a lui intitolate. La memoria dei decimati direbbe proprio di no. E senza neppure aprire il capitolo delle sue scelte militari.   

E queste son solo alcune delle osservazioni che tra amatori della storia si fanno qui in osteria. Se chi ha studiato alla Normale ci desse delle risposte, noi berremmo dei calici un po' meno amari in occasione di anniversari come questi. 




Vista ovest: ci sono il Monte Sabotino ed il Calvario. Dietro le nubi, in lontananza, il Mataiur. 

La vista a Est: là dietro c'è Castagnevizza


Una trincea italiana





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Vedi

  • «Non passa lo straniero» di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca Cento anni fa l'Italia entrò nella Prima guerra mondiale, che fu una guerra di aggressione in cui gli italiani attaccarono un loro ex alleato

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