giovedì 2 giugno 2016

Spritz Migration: se c'è differenza tra i "migranti"

Su twitter è rimbalzato un articolo de Linkiesta: "Noi siamo ricchi e i migranti non li vogliamo" e questo ha stimolato la discussione in osteria ieri sera.

A conti fatti si è sviscerato come esistano delle posizioni preconcette sul tema della migrazione:

- Estrema sinistra: apriamo le porte a tutti gli immigrati sia profughi che immigrati economici
- Centro Sinistra: temporeggiamo perchè non riusciamo a raccogliere tutti ma strizziamo l'occhio a chi vuole tutti a prescindere
- Centro Destra: temporeggiamo perchè non riusciamo a bloccare tutti ma strizziamo l'occhio a chi vuole bloccare tutti a prescindere
- Estrema destra: chiudiamo le porte a tutti gli immigrati sia profughi che immigrati economici

Ci sono poi le posizioni minoritarie di nicchia:
- Liberisti: apriamo leorte a tutti gli immigrati sia profughi che immigrati economici (tanto poi sarà il mercato a bilanciare la situazione)
- Cattolici conservatori: aprire le porte solo ai cristiani
- Borghesi conservatori: aprire le porte selettivamente solo a profughi e immigrati che servono indipendentemente dal luogo di origine e magari indipendentemente dallo status di profugo o immigrato economico

E naturalmente esistono pure le combinazioni tra queste posizioni (es. solo immigrati che servono ma da paesi cristiani oppure solo laureati o solo ricchi che portano denaro - per altro quest'ultima è legge in Inghilterra).

Il punto che però è più controverso e per questo se ne discute al bar, è se tutte le etnie/nazionalità/religioni delle persone che arrivano sul nostro suolo, siano ugualmente integrabili nella società italiana/occidentale del 2016.

A ben osservare, i dati sulla delinquenza hanno una colorazione ben precisa in base al passaporto di provenienza degli immigrati. Ad esempio, i dati dicono che i profughi (prevalentemente musulmani) siriani praticamente non delinquono proprio. Stessa cosa però non si può dire dei migranti economici (musulmani) del Marocco o di migranti economici (cristiani) con passaporto di un paese dell'Unione Europea come ad esempio la Romania (per i dati vedi: IL TEMPO: "Quei 17mila stranieri nelle carceri italiane").

Senza contare che con il sistema pensionistico contributivo sempre meno sarà vera la filastrocca che gli immigrati ci pagano le pensioni: ognuno si dovrà pagare la sua e basta! Poi, con l'automazione industriale e dei servizi sempre più spinta, ci sarà meno necessità di lavoratori con qualifiche generiche o con un background da "pastore di armenti" anzichè da "fresatore su macchine a controllo numerico".

Così il bancone s'è diviso tra:

- chi ritiene che alcune etnie delinquono più di altre (qualche anno fa una frase sul tema scritta da Beppe Severgnini, causò un terremoto di critiche - vedi "Quando la matematica è un'opinione: Beppe Severgnini, i Romeni e la criminalità"). Per fare il punto chi sostiene questa posizione ti dice che non si son mai sentiti furti nelle abitazioni, spaccio di droga e violenze sessuali fatti da Bengalesi, Cinesi, o Polacchi. Mentre, è un fatto della vita che di altre nazionalità trovi pieni i resoconti sulla stampa. Facciamocene una ragione e blocchiamo selettivamente le frontiere a chi proviene da nazioni dove non esiste una cultura (magari millenaria) del lavoro imprenditoriale, del commercio, dell'amor proprio espresso attraverso la realizzazione personale in mniera onesta e rispettosa o dove i principi della religione maggioritaria si scontrano ancora con i cambi sociali ampiamente accettati in Occidente (in particolare in materia di separazione tra Stato e Religione, nella visione della donna e dell'omosessualità). Un po' come ha fatto l'Inghilterra con alcune delle nuove nazioni UE per un periodo (fin che le norme UE lo permettevano). Alcune etnie o nazionalità sono di fatto inintegrabili e soprattutto, i costi presenti e futuri dell'integrazione son così alti che non vale la pena neppure provarci. PS questa posizione porta come esempio gli sforzi ed i costi per l'integrazione dei ROM dopo secoli di permanenza in Italia (di fatti per lo più han il passaporto italiano).  

- e chi ritiene che l'integrazione è doverosa per i profughi, visto che non hanno altra via d'uscita, e lo è pure per tutti gli immigrati economici allo stesso modo perchè ciò che conta sono gli individui e non l'etnia o la religione. Chi ha questa posizione ritiene che facendo lavorare chi arriva in italia li si può integrare senza problemi oltre che far assimilare loro i valori della nostra società Occidentale e che la vera questione sono i legacci burocratici che spesso bloccano le possibilità di un lavoro onesto nei molti settori che gli italiani non vogliono più seguire da un punto di vista dell'occupazione. Mediatori culturali e lavoro sono le chiavi per una pacifica convivenza secondo chi segue questa posizione. Come esempio viene citato il neo sindaco di Londra, un musulmano che sposa visioni aperte su omosessualità e donne.

...e il dibattito continua (e ognuno ignora a prescindere i punti legittimi sollevati da entrambe le posizioni tanto per far casino)

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