venerdì 16 agosto 2013

Numeri Utili: il Declino della Manifattura Italiana (2013)

L'Italia é la seconda nazione manifatturiera d'Europa dopo la germania ma la sua posizione sta scricchiolando sempre piú sotto i colpi della competizione internazionale e della perdurante stagnazione economica nel mercato domestico. Il tutto condito con l'impossibilitá di essere competitivi con un sistema italia che si sta frantumando: 
  • Tra il 2009 e il 2012 quasi un'azienda manifatturiera su cinque ha chiuso e il massacro continua
  • Dall'inizio della crisi finanziaria internazionale, l'Italia é stata colpita da ben due recessioni (la prima tra il 2008 e il 2009 con la caduta della produzione manifatturiera del 24%, la seconda, iniziata nel 2011 deve ancora concludersi ma la produzione é giá scesa del 10% azzerando i guadagni fatti con la timida ripresa dal 2009.
  • La produzione industriale é ora, ad agosto 2013, sotto il picco del 2007
  • Solo la moda di lusso (abbigliamento ed accessori) stanno facendo relativamente bene sotto la spinta della domanda da parte dei nuovi ricchi dei mercati emergenti
  • I produttori di abbigliamento di massa / basso costo sono stati colpiti duramente e la produzione del settore é giú del 35%
  • La produzione di materiale elettrico é scesa di oltre il 30%
  • La produzione automobilistica é scesa del 45% (vedi Numeri Utili: Capacitá Produttiva delle Fabbriche di Auto in Europa - 2013). Nel 2012 sono state prodotte, dagli stabilimenti italiani della FIAT, 397.000 auto contro le 911.000 del 2007. Di furgoni ne sono stati prodotti 207.000, leggermente sopra i livelli del 2009 ma comunque un buon 18% sotto i livelli di pre-crisi. 
  • L'Italia era leader mondiale nel settore del "bianco" cioé gli elettrodomestici (Merloni/Indesit, Candy, Ignis e Zanussi). Nel 2007 l'Italia ha prodotto 24 milioni di elettrodomestici, nel 2012, dopo soli 5 anni di declino, si é arrivati a soli 13 milioni. Le lavatrici giú del 52% (a 4.4. milioni), lavastoviglie del 59% (a 1.1 milioni), i frighi meno 55% (a 1.8 milioni) e i piani cottura giú del 75% (a 300mila).  
  • Il settore del bianco di fascia medio bassa in Italia non é piú competitivo e 130.000 posti di lavoro sono apertmente a rischio
  • La crisi del bianco porta con se anche la crisi dell'indotto che spinge le grose imprese a spostarsi all'estero e ricreare il sistema dell'indotto lá dove si sposta
  • La Cassa Integrazione passa la palla alle casse dello Stato che iniettano fino all'80% del salario del lavoratore. Lo schema dura al massimo per tre ogni quinquennio ma la crisi ha fatto alleggerire le regole.  
  • Dal 2009, ben 11.000 dipendenti Fiat su 41.000 in Italia, hanno usufruito della Cassa Integrazione.



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Vedi anche:

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Hanno chiuso molte aziende, sotto e sopra i 15 dipendenti, alcuni distretti (come quello della sedia) e zone industriali come l'Aussa-Corno, la più grande in Regione) o hanno terminato il loro ciclo storico o sono in default. A settembre chiuderanno altre imprese artigiane e industriali del nostro territorio (già si sa quali sono). Le uniche che vanno bene - sia medie sia grandi imprese - sono quelle che esportano e si sono internazionalizzate. Che sia questa la direzione da prendere? Per intanto i consumi (sia bene alimentari sia beni intermedi) sono calati. Quindi, serve meno Irpef e cuneo fiscale? mauri.

Numbers pliiiis ha detto...

Bisogna essere specifici sennó si fan solo dichiarazioni di principio che rimangono inattuate.

Ad esempio, quanti X miliardi di cuneo fiscale servono per avere un qualsivoglia effetto sull'economia reale? Domanda numero 2: da dove si prendono quegli X miliardi che ora non entreranno piú con l'IRPEF?

Grazie

Anonimo ha detto...

servono meno tasse alle imprese, meno burocrazia, giustizia piú veloce, meno statali corrotti. Tutte cose che si sanno.

Vitellozzo Silverdeschi Vantelli della Calastorta ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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