venerdì 7 dicembre 2012

Se nessuno trova nulla da ridire sulle correnti nella magistratura in Italia

Toghe rosse é un'espressione che in osteria s'e' udita spesso. Al di lá della partigianeria politica di chi discute in bar, si faceva questa mattina una riflessione sulle correnti "di sinistra", "di centro" e "di destra" all'interno della magistratura.

Siamo tutti cresciuti sentendo alla tivvú e leggendo sui giornali riferimenti alle correnti, ed essendo cresciuti come cittadini in un sistema che ritiene che il mondo vada cosí e che la cosa sia normale, riteniamo per lo piú che il mondo vada cosí e che sia normale che ci siano correnti dal sapore direttamente politico tra chi é chiamato a giudicare in base ai prinipi di imparzialitá ed equidistanza.

Fatto sta che oggi niente-po-po-di-meno che il Corriere della Sera, trova normale descrivere nell'articolo "Le intercettazioni frenano la carriera del procuratore Messineo" le dinamiche all'interno della magistratura con un'espressione del tipo "Scarpinato [...] resta in lizza, ma al momento non sembra in grado di raccogliere la maggioranza. Le correnti di centro e di destra sono alla ricerca di un candidato che possa sostituire Messineo e far convergere su di sé il consenso più largo possibile".

...le correnti di centro e destra?!?

Senza contare i magistrati che dopo aver fatto politica attiva poi tornano al loro mestiere.

Per farci capire l'anomalia ci vuole un gionalista estero, nella fattispecie l'ex inviato dell'Economist in Italia, l'autore del famoso editoriale "Unfit to lead Italy", "inadeguato a guidare l'Italia" riferito a Berlusconi nel 2001. Nell'articolo il prestigioso settimanale inglese spiegava perché ritesse una scelta sbagliata quella di avere Berlusconi come premier. A vedere le cose da fuori forse ci si azzecca piú di quando si é emotivamente coinvolti dall'interno. 

Per la cronaca, ci fu pure una causa intentata da parte di Berlusconi nei confronti dell'Economist per quell'articolo, ma un tribunale italiano ha dato ragione all'Economist (che poi a settembre 2012 titoló "Truth and power in Italy: Cash will do nicely, Silvio" - ovvero "Veritá e potere in Italia: Silvio, ci risarcisca in denaro contante prego" - per celebrare la vittoria in corte).

Lunga premessa per dire che fu proprio l'editorialista dell'Economist, David Lane, che durante una presentazione del suo libro "Into the Heart of the Mafia: A Journey Through the Italian South" a Londra un paio di anni fa, a sottolineare due cose sulla magistratura italiana: la prima, che i magistrati si erano dimostrati straordinariamente cortesi ed aperti nei confronti di lui, giornalista che stava preparando un libro sulla Mafia, cosa che dai magistrati britannici mai e poi mai si sarebe aspettato. La seconda, che per contro, non comprendeva come si faccesse ad avere correnti ufficiali ed ideologicamente orientate all'interno della magistratura. Cosa che in Gran Bretagna sarebbe considerata una cosa a dir poco sconveniente. Fece spallucce e disse "Mah!?!" di fronte ad una folta platea di amanti delle buone letture.

Senza contare il riferimento che fa il magistrato Bruno Tinti nel suo "Toghe Rotte" a come la carriera sia influenzata anche dalle correnti... (ad es. vedi articolo del Corriere di cui sopra).

Ecco, cosí, in osteria ci si chiedeva perché nessuno in Italia mai si scompone o solleva come un problema fondamentale questa concezione dell'imparzialitá e terzietá dei giudici, che potremmo chiamare "imparzialitá alla Rai1, Rai 2 e Rai 3" (e non certo "imparzialitá alla BBC").

Paese che vai, imparzialitá che trovi?

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Vedi

2 commenti:

PaoloVE ha detto...

Non fatevi ingannare: si tratta di toghe rosse sotto copertura.

Una maldestra cortina di fumo per rendere meno evidente lo strapotere Komunista sulla giustizia.

:-)

Ciao

Paolo

Un Paese che rifiuta la realtà ha detto...

l’Italia è centrale in una serie di fenomeni che da tempo mi preoccupano per il futuro dell’Occidente.

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