martedì 15 settembre 2015

Luigi Del Bianco e Primo Carnera: due grandi ispirazioni del Friuli che fu

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Lo sapete chi sono questi due? Quello a destra forse lo conoscete, Primo Carnera, un uomo che da ragazzino mendicava per le strade di Sequals e fu costretto in totale povertà ad emigrare in Francia per trovare fortuna. Sette anni dopo conquista il titolo mondiale dei pesi massimi al Madison Square Garden di New York.

Quello a sinistra invece è Luigi Del Bianco, nato in nave mentre i suoi genitori stavano tornando a Meduno dagli Stati Uniti, un paesino montano del Friuli confinante con Sequals. A 11 anni Del Bianco va in Austria a fare l'apprendista scalpellino, all'età di 16 emigra a New York e inizia a fare il tagliapietre. Allo scoppio della Prima Guerra mondiale torna in Italia a combattere da volontario, per poi tornare in America a riprendere il lavoro che aveva lasciato. Dopo una serie di eventi, nel 1933 diventa capo-scultore del Monte Rushmore con la paga di $ 0,90 all'ora, troppo poco, quindi due anni dopo si licenzia. I lavori però non possono andare avanti senza di lui, quindi lo riassumono in qualità di capo-cantiere al doppio della cifra (che per la Depressione era molto). I leggendari occhi dei Presidenti di quel monumento, li ha eseguiti lui in persona.


Meduno e Sequals, sperduti in una Provincia che non esiste nemmeno più, insieme non raggiungo i 3800 abitanti. Perché dico queste cose? Perché è da questi personaggi che dobbiamo ripartire. Finitela tutti con le paure. Occorre ricordarvi che all'epoca questi due non hanno prenotato i voli su Skyscanner e installato Skype alle loro mamme prima di partire? La prossima volta, prima di lamentarvi della vostra situazione, tiratevi uno schiaffo in faccia e chiedetevi perché state ancora lì con le mani in mano. Non stupitevi se non realizzate i vostri sogni rimanendo a dormire e soprattutto non deridete chi vedete correre per raggiungerli, perché molto probabilmente finirete con il lavorare per loro [serie di semi cit.].

5 commenti:

PaoloVE ha detto...

...tutto abbastanza condivisibile.

C'è però la metà del problema che si vede quando non si guardano i singoli (che possono partire e realizzarsi all'estero) ma si guarda invece l'Italia tutta, che perde ogni anno una enorme quantità di professionisti, la cui formazione ha profumatamente pagato (qualche post fa quantificavate il costo di un laureato per lo Stato italiano in 165K€), e che porterà altrove i frutti dell'investimento.

E di questo ci si deve lamentare, ma soprattutto si deve cercare di fare qualcosa perchè lo spreco cessi, perchè non ce lo possiamo permettere.

Ciao

Paolo

Anonimo ha detto...

Purtroppo la nostra economia si è fermata alla bassa tecnologia e i superspecializzati non servono. E se ne vanno. Servono più periti che ingegneri. Anzi, servono più operai generici che scarichino cassette di pomodori piuttosto che tecnici che progettino o facciano la manutenzione di impianti industriali di coltivazione idroponica di pomodori. Detta papale papale.

PaoloVE ha detto...

@ Anonimo:

"i superspecializzati non servono" ... "Servono più periti che ingegneri" ... " servono più operai generici che scarichino cassette di pomodori piuttosto che tecnici"

Troviamo tanti che, come nel post, dicono ai giovani, spesso con fastidio, che andarsene a lavorare all'estero non è un problema ed anzi è normale (il che per i giovani è vero, per l'Italia no), ma ne troviamo pochissimi che dicano alle aziende che hanno scelto di fermarsi alla bassa tecnologia ed alle piccole dimensioni che è invece questa scelta a non essere normale, e che devono fare un passo avanti, crescere di dimensione, darsi una orgaizzazione più moderna, e che per fare questo hanno bisogno di assumere personale specializzato ed investire in tecnologia.

Non assumere personale specializzato significa imporsi dei limiti rispetto ad un mercato che li sta spostando invece sempre più in là ed essere sempre meno adeguati...

Ciao

Paolo

Anonimo ha detto...

d'accordo. Ma le aziende sono attori che si muovono nel mercato e sanno i rischi che corrono a non puntare sulla specializzazione. Il problema è che non hanno alternativa: i costi del lavoro e le regole sono così gravose che non c'è vantaggio ad assumere personale specializzato. Per esperienza vedo laureati assunti a 1.500 euro al mese e che rimangono a quello stipendio per sempre. Appena si presenta una opportunità all'estero se ne vanno. Poi l'azienda assume un altri ingegnere a 1.500 euro al mese ed il ciclo si ripete. Poi se le aziende si ingrandiscono il fisco diventa una vessazione perchè sei più visibile.

C'è poi tutto il discorso del Sud dove non esistono grandi ipermercati perchè a quelli non puoi imporre il pizzo (e quindi le grandi catene si vedono bene di aprire laggiù) e si continua con i piccoli negozietti soggetti al pizzo e ricatti. Il caporalato al Sud poi è un affare che blocca di fatto l'evoluzione verso un settore agricolo simile a quello Olandese (che esporta verdura in tutta Europa) basato su ipertecnologie e non sullo sfurttamento di esseri umani schiavizzati.

Hai mai visto ai TG notizie di arresti nell'ambito del caporalato? NO. Neppure io.

E teniamoci l'arretratezza che dà da mangiare a tanti.

PaoloVE ha detto...

@ Anonimo:

sono purtroppo meno tenero di te nella valutazione delle responsabilità delle imprese italiane.

Il costo del lavoro italiano è nella media europea e normalmente inferiore a quello dei Paesi le cui economie hanno sinora performato meglio.

La facilità di sbarazzarsi di un precario (che si può tradurre con una certa approssimazione in: un assunto negli ultimi vent'anni)è superiore a quella che ha un imprenditore della maggior parte dei paesi europei.

La competenza dei lavoratori italiani permette loro di andare all'estero e trovare soddisfazione.

Per contro il livello di attrattività delle aziende italiane nei confronti del personale specializzato, italiano e straniero, é, per così dire, bassina.

Ed il livello di investimenti in innovazione e R&D delle imprese italiane è, eufemisticamente, piuttosto basso.

Se vuoi dire che è uno spreco assumere un operatore per macchine a calcolo numerico se in ditta ci sono solo torni manuali hai ragione.

Ma mi pare chiaro che è la metaforica scelta di tenere in piedi i vecchi torni ad affondare l'azienda, rendendola sempre meno competitiva e sempre meno in grado di lavorare ad alto valore aggiunto.

E mi pare chiaro che è la scelta di mantenere dimensioni limitate che impedisce di ampliare i propri mercati di sbocco, spesso confinando ad un mercato interno ormai asfittico e boccheggiante.

Ipotesi confortate dal fatto che non sono poi poche le aziende italiane che, muovendosi in senso inverso, crescono e realizzano utili sui mercati di tutto il mondo.

Ma, malgrado questa evidenza, molti nostri piccoli imprenditori (e spesso non solo loro) continuano a puntare quasi unicamente sulla riduzione del costo del lavoro e sul taglio degli investimenti (metaforicamente si tengono il caro vecchio buon tornio tradizionale), mentre persino in Cina (dove la manodopera ha costi minimi rispetto ai nostri e dove la corruzione pesa forse quanto la nostra burocrazia più ottusa) si cominciano a sostituire gli operai con più economici robot.

Ciao

Paolo

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