mercoledì 18 febbraio 2015

Morsano Neo-Rural: e se chi esce dal mercato del lavoro potesse lavorare in Kibbutz Paesano?



Wikipedia ci dice che un "Kibbutz" è una forma associativa volontaria di lavoratori dello stato di Israele. 

Il kibbutz è nato come ideale di eguaglianza, di lavoro a favore della comunità; questo comporta per ogni singolo elemento appartenente al kibbutz l'obbligatorietà di lavorare per tutti gli altri elementi dello stesso e in cambio, al posto di denaro ricevere semplicemente i frutti del lavoro altrui.

Il fenomeno non è da sottovalutare perché nel 2010 c'erano in Israele 270 kibbutz: le loro aziende agricole arrivavano a costituire il 9% del prodotto industriale (8 miliardi di dollari) e il 40% del prodotto agricolo (oltre 1,7 miliardi di dollari) nazionale. Da sottolineare che mentre inizialmente i kibbutz si occupavano solo di attività agricole, negli ultimi anni sono stati sviluppati anche progetti manifatturieri, lavorazioni di materie plastiche e di elettronica.

In questo momento in Friuli (in Italia e pure in gran parte d'Europa) la crisi economica ha buttato fuori dal mondo del lavoro centinaia di migliaia di lavoratori. In molti casi si tratta di ultra quarantenni con bassa specializzazione che sono, francamente, tagliati fuori dal mondo del lavoro moderno che sempre più richiede competenze molto specifiche. Questo è un dato di fatto che nessun politico mai metterà in faccia alla sua base elettorale. 
C'è poi da aggiungere la crescente automazione che va sempre più oltre le automazioni industriali degli anni Settanta investendo anche mansioni nel settore dei servizi come ad esempio i cassieri in banca o gli impiegati comunali (vedi "Lavori che cambiano: i cassieri in banca scompariranno"). Fin che dura dura ma le "smart machines" stanno arrivando a sostituire molti posti di lavoro.

C'è poi l'outsourcing, l'esternalizzazione, non solo della produzione fisica di manifatture ma anche di lavori prettamente intellettuali. Ad esempio da anni in alcuni ospedali anglosassoni le radiografie vengono mandate via internet ad un primario di radiologia in India o Pakistan il quale poi spedisce un referto indietro all'ospedale. 

Insomma, si sta andando verso un mondo dove prevedere la tenuta di un qualsiasi lavoro è impossibile e inevitabilmente ci saranno periodo della vita professionale di ognuno in cui si potrà essere senza lavoro o purtroppo esclusi del tutto dal mondo del lavoro.

La soluzione? Chi ce l'ha si becca un Nobel.

Nel frattempo, in bar a Morsano si discuteva della possibilità di creare dei veri e propri "Kibbutz" paesani, un concetto non del tutto sconosciuto visto che fin dalla notte dei tempi ogni paese aveva dei terreni detti "comunai" (i comunali) dove a tutti era permesso far legna, mandare al pascolo le bestie e usufruire dei prodotti della terra per fini di sostentamento. Sei senza lavoro da molto tempo? Piuttosto che star ad avvilirti sul divano di casa guardando il soffitto e dandoti della merda, potresti avere la possibilità di dedicarti ad agricoltura biologica essenzialmente di sussistenza facendo parte di una comunità che si auto sostiene. 
I "Kibbutz" erano nati per evitare alla collettività di cadere nelle mani di quello che veniva considerato il consumismo di stampo occidentale. In questo caso sarebbero delle comunità che aiutano a superare il cambiamento in atto nel capitalismo occidentale. 

Potrebbe offrire un periodo di cambio nella vita di una persona oppure un'alternativa di vita di lungo termine. Dopotutto l'agricoltura sembra essere di nuovo in auge tra le nuove generazioni (vedi "A scuola per diventare contadino biologico" - CeFap presenta un corso rivolto a persone con una condizione occupazionale precaria, di età superiore ai 18 anni, domiciliate in Friuli Venezia Giulia" e "Agricoltura: allievi in crescita nelle scuole, è boom all’università").
Chi vivrà vedrà e chi visse sperando morì cagando. 

1 commento:

Fuga in campagna, in stile hippy ha detto...

Esplora il significato del termine: uga in campagna, in stile hippy:
la sfida dei nuovi contadini anarchici
Centinaia di giovani dell’area dei centri sociali lasciano le città per dedicarsi all’agricoltura: «Genuino clandestino» racconta la battaglia in difesa della terra e la nascita di una rete che si batte per coltivare e distribuire prodotti sani al giusto prezzouga in campagna, in stile hippy:
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