venerdì 20 febbraio 2015

Spritz Elderly Builder: Muratori sui Tetti a 60 anni suonati

In bar spesso tra artigiani e operai si discute del futuro professionale in relazione alle modifiche di legge sull'età pensionabile. Il commento più comune è che è vero che in pensione si deve andare con una giusta base contributiva ovvero con un adeguato numero di anni di contributi versati (e pure di quantità di contributi versati) però è sotto gli occhi di tutti che non si può salire sui tetti a settantanni ed avere la stessa lucidità sulle impalcature quando si superano certe età.

Di oggi la notizia della polemica tra l'INAIL e i sindacati di settore sugli infortuni sul lavoro. Oggi i giornali titolano: "Incidenti sul lavoro, l’emergenza dei muratori over 65" (Dai manovali con partita Iva, all’età che si alza nei cantieri. L’altra faccia della crisi nell’edilizia.). In pratica, si nota come chi sia costretto a restare al lavoro oltre i sessant'anni, sia potenzialmente più soggetto ad infortuni.

Il dibattito a Morsano c'è anche perchè nell'edilizia lavorano una buona porzione di paesani.
  • Da un lato chi ritiene che i lavoratori esperti si fanno meno male perchè sanno meglio dove sono i pericoli. Inoltre, in giro è pieno di carpentieri pensionati a poco meno di 60 anni che comunque svolgono attività a nero andando su e giù per i tetti: se possono farlo a nero perchè non continuare in regola? Inoltre le pensioni richiedono un tot anni di contributi ed un tot valore dei fondi accumulati. Sugli anni di contributi non ci piove perchè era uso andare a lavorare giovanissimi (15-16 anni) ma sulla quantità di contributi versati obiettivamente nessun pensionato sa quanto ha versato, in termini attuali, all'INPS. Quindi perchè preoccuparsi se c'è gente che lavora oltre i 6o anni in cantiere?
  • Dall'altro chi ritiene che  effettivamente non si possa andare su e giù per i tetti o esporsi alle intemperie in un cantiere quando si supera una certa età in quanto i rischi per la salute aumentano e la sopportazione agli sforzi fisici diminuisce. Il risultato non può che essere l'accrescimento di rischi per la salute. Anche chi lo fa a nero dopo la pensione lo fa occasionalmente e non su base giornaliera. Pertanto lo sforzo ed il rischio sono comunque moderati. 
E tra una cazzuola ed un piccone il dibattito continua...

3 commenti:

Anonimo ha detto...

I lavoratori in nero dopo la pensione non possono essere un metro di paragone. Vanno perseguiti e il loro comportamento non deve determinare scelte sulla corretta età pensionabile, oltre a costituire delle eccezioni e non delle regole.

Anonimo ha detto...

La frase funziona ed è un'ottima dichiarazione d'intenti. Detto questo, mezzo paese lavora in nero dopo la pensione. Il fatto è che son andati in pensione troppo giovani (spesso prima dei 60 anni). Che stiano a casa a rotolarsi sul divano è impensabile. Inoltre, piastrellisti, muratori che fan lavori specialistici, falegnami e via dicendo, son lavori che i giovani non fanno più. Per cui se vuoi uno bravo chiami uno a nero e pobon.

Anonimo ha detto...

Non è lavoro nero perchè nessuno dei pensionati lavora a tempo pieno per un'impresa. In genere fanno lavoretti di qualche ora. A occhio più per tenersi occupati che per i soldi che prendono. Comunque il che sostiene la tesi che dopo i 60 anni per i lavori manuali si dovrebbe pensare a riduzioni graduali di lavoro e idealmente poco prima di andare in pensione il contratto di lavoro è di fatto un part-time.

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