venerdì 21 agosto 2015

Unioni dei Comuni: perchè da 15 anni a questa parte nessuno qua ne ha mai parlato?

Doveva essere un tema di discussione in tutte le elezioni comunali dal 2000 in poi eppure non se ne è mai parlato se non in questi ultimissimi tempi quando i poderi forti dall'alto han calato il solito fatto compiuto (che in Italia appare essere l'unico modo di far cambiamenti).

Il blog ne parlò nel Marzo 2009 "Elezioni Locali: un comune di meno di 4000 abitanti ha ancora senso?" con la dovuta ironia, ma il tema, serio, si trascinava sotterraneo da anni.

Questo blog aveva seguito queste discussioni con post come questi:
          Nei quindici anni passati ha fatto specie il silenzio sul tema dell'ottimizzazione delle risorse in ottica comunale che, tradotto in italiano, significa sul tema dell'accorpamento dei comuni. In particolare, a rigor di pensiero, tutti i partiti o liste "civiche" ispirate a valori liberali, alla concorrenza, al mercato ed al contenimento della spesa pubblica ovunque dove sia logico contenerla, avrebbero dovuto portare avanti l'idea di un accorpamento comunale. Invece nulla. Silenzio tombale sul tema. Voi direte che non si può chiedere al cappone di anticipare il Natale. Vero, ma la storia ci sta insegnando che se aspetti senza fare nulla poi qualcuno ti anticiperà il Natale al 25 novembre.  
          A metà di loro toccherà darsi alla pesca

          Questo perchè è decenni che esistono studi che ci raccontano come i comuni sotto i 15mila abitanti siano incrementalmente più inefficienti (e non autosufficienti) tanto più son piccoli. Esistono anche esempi, in tal senso, come la Gran Bretagna dove dalla notte dei tempi han accorpato comunelli xyz ed han creato macro amministrazioni di almeno 15mila abitanti, spesso dando nomi inventati di sana pianta al nuovo comune (es. il comune di Runnymede raccoglie 5 paesi nessuno del quale si chiama così). 

          Si obietterà pure che, ad esempio, la Svizzera ha 5mila comuni mentre l'Italia, 7 volte più grande ne ha 8.000 di comuni. Ma la risposta è semplice: noi non abbiamo la pubblica amministrazione della Svizzera (ogni riferimento a corruzione, concussione, peculato, malversazione, nepotismo è puramente sottinteso), noi non abbiamo l'orografia della Svizzera (son per lo più comuni montani logisticamente distanti tra loro) e soprattutto, la nostra economia non è più da vacche grasse spenderecce degli anni che furono (e non tornerà mai più tale). 

          C'è poi il discorso Fiscal Compact e Cottarelli. Nel momento in cui fu firmato il Fiscal Compact, leggendo cosa prevedeva qui ci si è detti "oh cazzo, ora son cazzi!" oltre a un "ma gli altri italiani al di fuori di me e te, sanno cosa è stato firmato o no?!?". Sottoposto il problema all'osteria di Morsano s'è ricevuto un "e ce dal casso isal? Nin a fa un ragjo, suppò". Dopo lunghe vicende si arrivò a Cottarelli (un economista dell'FMI) che nella lista delle spese da tagliare inserì una cosa abbastanza ovvia e cioè che i comuni sotto i 5mila abitanti hanno una serie di inefficienze strutturali nella gestione delle risorse e pertanto vanno accorpati.

          Nonostante queste osservazioni fossero ovvie e conosciute pure dalla stampa di massa, qua, sul tema vigeva il silenzio. Anzi, ci fu un memorabile commento del tipo: "i comuni grandi poi finiscono nelle mani dei partiti politici" implicando che le liste civiche (sottinteso quelle apartitiche) avrebbero difficoltà a far presa su popolazioni più ampie contro le potenti organizzazioni dei partiti. La morale è che chi aveva questa posizione non propose nulla in merito alla questione "che fare dei piccoli comuni in tempi di ristrettezze della finanza pubblica".

          Si, perchè il problema alla fine è quello: lo sappiamo tutti che quanto a comodità personale i piccoli comuni sono la miglior cosa che esista dopo la Nutella. Hai bisogno di qualcosa? Parli con il sindaco al bar o con l'ex compagno di scuola che lavora nell'ufficio comunale o con l'assessore col quale bevi lo spritz al bar. Poi se la nonna deve firmare un documento in municipio basta andarci a piedi. Bellissimo! Ma quando le vacche grasse son finite detta francamente, tutta questa "efficienza sociale collaterale del piccolo comune" te la devi scordare. Magari il tuo comunello è pure il più efficiente del mondo ma, messo nel grande schema delle cose, avere a disposizione un comune piccolo resta un lusso che non ci si può più permettere. 

          Le efficienze (economiche e non necessariamente "sociali") che si guadagnano con l'accorpamento fatto bene ve le potete leggere sui siti specializzati. Qui quello che preme è che come al solito la classe politica più o meno locale ha atteso l'ultimo momento per esprimere una posizione chiara sull'argomento. C'era chi pure guardava con ironia al tentativo fatto nel 2013 da parte di un gruppo di cittadini dei comuni coperti dalla rivista "Semide" che si proponeva di elaborare delle idee sul tema dell'accorpamento dei comuni limitrofi. Da quel che sappiamo, il tema che quel gruppo stava affrontando era chiaro e semplice: se non ci accordiamo tra di noi, cittadini di questi comuni, per un possibile accorpamento, ci toccherà subire le decisioni che arriveranno dall'alto". E la decisione dall'alto sta arrivando adesso. Nel gruppo "Semide" all'epoca c'era chi temeva che per accorpare i comuni "dall'alto" avrebbero preso a modello le circoscrizioni elettorali delle elezioni Provinciali (dove, ad esempio Talmassons è nello stesso gruppo di Varmo) che guarda caso includono tutte poco oltre 15mila abitanti. Però, nessun altro rispose a quelle riflessioni con un serio dibattito da portare in sede di elezioni comunali. Tutti relegarono il tema a questione secondaria (vedi commento sul cappone poco sopra).  

          E' abbastanza evidente che qualsiasi riforma della struttura comunale se imposta dall'alto sarà deludente. Le imposizioni sono deludenti per definizione. E' l'ovvio sul quale non stiamo neppure a discutere. 

          Ma le riforme condivise si ottengono pianificando per tempo... e come abbiamo visto nessuno s'è preso la briga di pianificare o almeno di esprimere pubblicamente il suo pensiero dal 2000 in poi.   

          Se consideriamo che noi Italiani ci riconosciamo nelle nostre entità locali più di quanto ci si riconosca nello Stato centrale è ovvio che ogni proposta di federalismo (leggi equità ed efficienza) dovrebbe partire dai comuni. Però, se non si vuole imporre le riforme, si devono creare le condizioni perché il sistema si auto-riformi gradualmente. Ad esempio, dando autonomia fiscale e finanziaria ai comuni cosicché si mettano in concorrenza tra di loro sul piano dei servizi e soprattutto delle tasse. Risultato? Dove i comuni son più efficienti paghi meno tasse e se riescono ad essere piccoli ed efficienti buon per loro. Si sarebbe vista una naturale tendenza ad accorparsi (per ottimizzare sui servizi e quindi far pagare meno tasse). "Tendenza" ad accorparsi che nel lungo termine avrebbe fatto il lavoro dell'accorpamento da se senza imporre nulla dall'alto.

          Troppo liberale come idea? 

          Invece siam qua a mugugnare su riforme che impongono. 

          Urge prima di tutto un esame di coscienza: cosa è stato fatto per anticipare questa riforma? S'era proposta per tempo qualche unione spontanea con due o tre comuni limitrofi? Se no, perchè no? 

          La conclusione è che, per noi abituati alle comodità "sociali" di un piccolo comune, la vita sarà peggiore. Tocca solo sperare che sia una vita che costi meno.  

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          Da leggere:

          2 commenti:

          Anonimo ha detto...

          Sarei anche d'accordo nell'individuare il Comune come l'ente locale da cui ripartire, vorrei però far notare che in Inghilterra, per 53 milioni di abitanti ci sono praticamente 326 "comuni" (di cui 56 con il doppio ruolo di "provincia-comune").
          L'Inghilterra è divisa in 9 regioni (generalmente da 5 mln di abitanti e qualcosa, più o meno quindi con la popolazione della Scozia perché quando si fece la devoluzione si ipotizzava di adottarla anche per queste regioni), che non amministrano quasi nulla, e non hanno rappresentanza politica eletta, 90 contee ("province"), che invece amministrano, 326 consigli ("comuni"), che amministrano, e 4500 parrocchie, i cui compiti amministrativi riguardano l'orticultura e la riparazione degli orologi pubblici ...
          Un paese come la Repubblica Italiana, andrebbe probabilmente diviso in massimo 400 comuni da minimo 150 mila abitanti.

          Anonimo ha detto...

          Il federalismo in Italia suona come creare “ministeri a Monza” per cui è difficile parlarne se chi ne parlava ha perso credibilitá.

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