domenica 1 marzo 2015

Stranieri in Patria: quando anche i Morsanesi erano profughi (Ottobre 1917- Novembre 1918)

"Corso “Franz Josef”: testa a testa su internet" nel sondaggio del Messaggero Veneto “austriacanti” ancora in testa, ma di poco Molti comunque concordano sulla necessità di ricordare i quattro secoli asburgici.

Così il giornale locale del Friuli, il Messaggero Veneto.

Tra gli Italiani praticamente nessuno conosce le vicende storiche del Friuli e le sue vicende legate alla vicinanza con l'Austria. Il Friuli Venezia Giulia ha solo 1.2 milioni di abitanti (il 2% della popolazione italiana) e non fa notizia. 

Nel Centenario della Grande Guerra si parla un po' di più delle battaglie sul Carso e delle vicende belliche sulle montagne dal Matajur (sopra Cividale dove arrivò l'allora tenente Rommel) su fino a Plezzo (oggi in Slovenia e si chiama Bovec) quindi Caporetto (sempre in Slovenia e si chiama Kobarid) passando per la Carnia con il Pal Piccolo e i fucilati di Cercivento, fino ad arrivare al Peralba (sul confine con il Veneto).


Si inizia pure a parlare dell'occupazione del Friuli dopo la rotta di Caporetto, delle violenze (incluse le migliaia di "stupri di guerra"), dell'internamento nei campi di prigionia in Austria e Moravia dei civili friulani, dei circa 200mila profughi che da tutto il Friuli (quindi anche da quello che già nel 1914 era parte del Regno d'Italia) scapparono oltre il Piave abbandonando tutto alla rapacità degli occupanti Austroungarici.

Da parte Italiana, i Friulani erano guardati con sospetto se rimanevano nei territori occupati (tacciati di essere austriacanti, traditori e spie) e ugualmente con sospetto se partivano da profughi (vigliacchi che abbandonavano la loro terra al nemico). 

Una porzione di Friuli (e tutta l'attuale Venezia Giulia) nel luglio 1914 era sotto dominio Austroungarico con tanto di deputati del luogo che sedevano nel parlamento di Vienna. I figli ventenni di questi friulani e giuliani erano inquadrati nell'Esercito Austroungarico (generalmente nell'Imperial Regio Reggimento di Fanteria Nr. 97*) e spediti a combattere per l'Imperatore Franz Josef in terre lontane, tipicamente la Galizia, sui Carpazi, contro i russi. 

Prima cambiamo alleanze, poi gli dichiariamo Guerra

Nel maggio del 1915, con gli Austriaci che si ritirano strategicamente sulle alture del Carso (30-40 chilometri più a est dell'allora confine di Palmanova e Cervignano) arrivano i "liberatori" (o liberatori senza virgolette, a seconda della personale sensibilità di chi legge), e trovano una popolazione abbastanza divisa. Mezze famiglie avevano i loro uomini a combattere in Romania con le mostrine imperiali (volenti o nolenti eran dovuti partire), le classi nobiliari generalmente erano pro-Austria, i professionisti (avvocati, geometri, ragionieri etc) generalmente pro-Italia e la massa contadina tendenzialmente pro-Austria o indifferente. 

In Verde scuro le zone che nel 1914 erano sotto l'Austriaungheria
e che ancora oggi al Catasto mantengono il (più logico)
sistema tavolare austriaco 
Le cittadine friulane avevano più professionisti e quindi erano più vocianti sul fronte pro-Italia ma si trattava comunque di una rumorosa minoranza. I paeselli erano silenti stretti tra tradizione austriaca, indifferenza perchè per un contadino mezzadro un paron vale l'altro e il timore per i familiari che erano inquadrati in un esercito che ora era quello "nemico". 



Se non fosse per le angherie compiute dalle truppe Austroungariche dopo Caporetto (da ricordare che c'erano pure i tedeschi e truppe ungheresi, slovene, croate, bosniache), il sentimento tutt'ora esistente di nostalgia per l'Austria felix (quella che si vede nel film "Sissi" per capirci) sarebbe probabilmente condiviso dalla netta maggioranza della popolazione. D'altronde queste terre erano state sotto l'Austria dai tempi della Restaurazione e a parte la parentesi Napoleonica, pure prima nel Settecento rappresentando l'oltreconfine con cui si confrontava la Serenissima Repubblica di Venezia. Insomma, per 400 anni erano state terre imperiali austriache (e ricordiamo che l'Italia ha 150 anni di vita). 

Così, nel 2015, intitolare una via all'imperatore d'Austria Franz Josef, Francesco Giuseppe, detto Cecco Beppe (da cui deriva il nome per i tiratori scelti di "cecchino") divide perfettamente l'audience friulana e soprattutto giuliana (abitante della Venezia Giulia) come la divideva 100 anni fa.

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Vedi "L’epopea dei 35mila fanti triestini e sloveni che combatterono per l’Austria Ungheria"

*K.u.k. Infanterie Regiment Feldzeugmeister Georg Freiherr von Waldstätten Nr.97: L’Imperial Regio Reggimento di Fanteria Nr. 97 era formato da soldati di diversa nazionalità, Italiana, Slovena, Croata e altre, provenienti dalle Province meridionali dell’Impero, in particolare da Trieste, dall’Istria e dal Friuli Austriaco, ossia dal Küstenland (Litorale).

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