domenica 8 agosto 2010

Dalla Sicilia immagini che richiedono una riflessione

Dal nostro inviato in Sicilia. Nella foto scattata poco fa qui a Palermo, si nota una cosa importante che salta subito all’occhio di qualsiasi castionese o morsanese: il nome della scuola, Vittorio Emanuele II.

Tutti sanno che Vittorio Emanuele II di Savoia fu il primo re d’Italia, titolo che assunse nel 17 marzo 1861 dopo le imprese dei Mille di Garibaldi nel Regno delle Due Sicilie e le varie Guerre d’Indipendenza in particolare in Lombardia e Veneto.

Quello che pochi notano pero’, sono le implicazioni per il Sud Italia della “conquista” sabauda dei territori meridionali. L’impatto visivo per il turista (che abbia un minimo di spirito d’osservazione) e’ rappresentato in prima istanza dal nome delle piazze, delle vie e degli edifici pubblici. Molte delle vie sono intitolate ad “eroi” piemontesi o sabaudi: da via Cavour a via Emanuele Filiberto, da piazza XX Settembre (data della presa di Porta Pia) al Liceo Classico Vittorio Emanuele II appunto.

Provate a pensare: quante scuole sono intitolate al primo re d’Italia da noi in Friuli? A occhio nessuna. Invece in Sicilia ed altre regioni meridionali di intitolazioni ad “eroi del Nord (Ovest)” ce ne sono a bizzeffe soprattutto se si tratta di vie o piazze principali.

Cosa ne concludiamo?

Che “gli italiani” e la loro dinastia regnante “piemontese” imposero la loro dominazione al Sud facendo leva anche sugli aspetti piu’ spiccioli (come ad esempio cambiare il nome delle vie) di quella che di fatto fu una conquista con la forza o sotto la spinta di promesse di riscatto sociale poi non mantenute.

Tant'é che di esempi di strenua resistenza da parte dei Borbonici e di angherie dei conquistatori ne esistono: a partire dalla difesa di Gaeta da parte dei fedeli al re delle Due Sicilie fino al febbraio 1861 (che termino’ in una cruenta uccisione di 2.800 tra civili e militari da parte dei piemontesi che peraltro persero qualche centinaia dei loro), passando dalla strage di Bronte (rivolta contadina repressa nel sangue dai garibaldini), al Massacro di Pontelandolfo, Casalduni e Campolattaro (per rappresaglia un battaglione di 500 bersaglieri massacrò oltre 200 cittadini e distrusse il paese incendiandolo: molte donne furono stuprate prima di esser assassinate e non furono forniti dati ufficiali sul numero totale delle vittime della repressione) fino alla Rivolta del 7 e mezzo a Palermo (violenta dimostrazione antisabauda, organizzata da garibaldini delusi, reduci dell'esercito meridionale, partigiani borbonici e repubblicani, che insieme formarono una giunta comunale. Dovette intervenire l'esercito, mentre le navi della Regia Marina e quelle inglesi bombardarono la città. Molti dei rivoltosi furono arsi vivi, combattendo casa per casa e distruggendo Palermo, che fu "riconquistata" da circa 40.000 soldati. Alla fine furono oltre 200 le perdite militari e oltre 1.000 i civili passati per le armi). Poi pochi sanno dei "lager" sabaudi al Nord dove furono rinchiusi e trovarono la morte migliaia di borbonici (vedi "la pulizia etnica piemontese").

Poi c’e’ tutto il discorso dei tesori del Sud trafugati e trasferiti nelle casse sabaude o dell’oppressione dei “baroni” latifondisti meridionali che non fu per niente scardinata per favorire le masse contadine che anzi, si trovarono a cambiar governanti senza nessun miglioramento della loro condizione di servi della gleba.

C’e’ poi una revisione storica del fenomeno del brigantaggio che nelle scuole del Nord era (e’?) raccontato come un aspetto negativo del periodo post unitario. Sempre piu’ studiosi stanno rivedendo il fenomeno in chiave diversa con i piemontesi visti nella veste di oppressori, alleati dei latifondisti meridionali, contro le masse contadine costrette a subire i balzelli degli uni e la schiavitu’ senza diritti imposta dagli altri. Masse contadine che quindi vedevano nella guerriglia armata una passo necessario per ottenere giustizia sociale. Tra gli altri, il libro di recente pubblicazione “Terroni” di Pino Aprile, esplora alcuni di questi aspetti.

Tornando a noi ed alla nostra foto, questo e’ cio’ che capiamo guardandola: una terra martoriata 150 anni fa e costretta a subire ben oltre il lecito.

Bene farebbero gli amministratori locali meridionali a cambiare i nomi delle loro vie, delle loro piazze e delle loro scuole con personaggi in cui la popolazione possa riconoscere una radice locale ed eroi propri e non imposti dall’alto. Via Martiri di Bronte, via Francesco II di Borbone e regina Maria Sofia, piazza Eroi di Gaeta, piazza Federico II di Svevia, Scuola Elementare “Magna Grecia”, renderebbero di certo piu’ giustizia all’orgoglio locale che una massa di “eroi” imposti da Torino.

NB nelle foto seguenti si possono notare altri monumenti locali.

Per approfondire:

"I Savoia e il massacro del Sud" di Antonio Ciano - Edizione Grandmelò, Roma, 1996

"Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali" di Pino Aprile, Edizioni Piemme, 2010

8 commenti:

Anonimo ha detto...

In effetti certi aspetti dell'unita' d'italia non vengono raccontati. Della strage di Gaeta o dei 7 giorni di Palermo non sapevo niente. Grazie blogger per avermelo fatto notare!

La questione meridionale ha detto...

Per la storiografia italiana ufficiale sono stati briganti e nella seconda guerra mondiale invece, chi si dava alla macchia era un partigiano che combatteva per la liberta'. E' proprio vero, per qualcuno sei un brigante e per altri sei un combattente per la liberta'. Dipende da come si vedono le cose o da come te le fanno vedere. Dei campi di prigionia sulle Alpi per soldati nati in meridione non si sa nulla nelle scuole del Friuli. A quando un po' di oggettivita' nel raccontare la Storia?

Anonimo ha detto...

foto...sicilia... ma sono Ciccio Ingrassia e Franco Franchi!

Vitellozzo Silverdeschi ha detto...

A proposito di foto, quelle del torneo sono sull'album ...

http://morsano.magix.net/album

Anonimo ha detto...

Il caso della STrage di Bronte fu una conseguenza delle disposizioni imposte da Garibaldi dopo l'eccidio di Partinico nel quale i soldati borbonici dapprima si abbandonarono ad angherie contro la popolazione locale che era pro/Garibaldi e non forniva informazioni nè cibo alle truppe duo/siciliane poi, furono trucidati barbaramente dai locali inferociti. Garibaldi mise fine alle rappresaglie ma impose severità per ogni atto di ostilità.

Anonimo ha detto...

Per analogia potremmo dire che noi friulani siamo una etnia assimilabile ai tedeschi-austriaci, e che da 150 siamo stati soggiogati dallo stato italiano. Quindi cominciamo ad intitolare scuole e strade a Francesco Giuseppe e Maria Teresa d' Austria. I meridionali non hanno subito più di quanto abbiano subito i friulani, ma credo sia importante il senso delle regole e la voglia di affrancarsi.

Regnicolo ha detto...

si, purchè la si racconti tutta e bene su come si viveva sotto l-austria. Nel Friuli austriaco fino al 1918 vigeva la "robotta" ovvero la servitù della gleba... ogni tot giorni all'anno il contadino doveva dedicarli gratis ai campi del conte del paese. Poi le condizioni di vita dei contadini da Cormons a Trieste non erano migliori di quelle del friuli "regnicolo" ovvero del Regno d'italia. L'inchiesta Iaccini con le relazioni del senatore Morpurgo aiutano a capire come si stava di qua mentre alcune relazioni di messi imperiali aiutano a capire come si stava di là... e di là si stava generalmente peggio. Meglio si stava sul fronte istruzione, affidata ai preti da decreto imperiale. Comunque i Friulani non furono trattati come briganti per la semplice ragione che noi ci si rassegna e non si combatte. Si cambia padrone e zitti. Evidentemente da altre parti prima di soccombere lottano.

Anonimo ha detto...

siamo stati piu' sotto Venezia (377 anni: 1420-1797) che sotto l'Austria (61 anni: 1797-1805 e 1813-1866 / 1918) ma mi sembra che gia' ci sia via Manin...

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