giovedì 14 aprile 2011

Spritz Legislation: Del Diritto all'Oblio e di Internet

L'altra sera, di fronte a un metro di spritz allineati come soldatini di piombo (o come si dice in friulano "plomb" da cui l'espressione francese per indicare i personaggi di grade dignità ovvero "aplomb") è scattata la discussione sull'eternità delle notizie che finiscono su internet.

Il democristiano Fiorentino Sullo una volta disse che "In politica le dichiarazioni valgono solo nel momento in cui si fanno" per sottolineare che dichiarare è facile e poi per operare c'è sempre tempo come c'è tempo per cambiare idea.

Oggi come oggi, tra Youtube, file MP3, Facebook e soprattutto Google, quello che si dice resta in circolazione per molto tempo ed in alcuni casi, praticamente in eterno. Questo non significa che i politici non possano spararle grosse ma se lo fanno, non possono pensare di fare fessi tutti come un tempo.

Molto più serio è il discorso della "la non menzione della condanna nel casellario giudiziale". Uno dei giovani di maestosa aplomb di cui sopra, ha portato sul bancone della discussione il caso di una sua conoscente che, da minorenne, fu implicata in una storia di droghe leggere all'estero. Mentre in Italia la stampa non riporta i nomi dei minorenni nei casi di giustizia penale, all'estero può non esistere la stessa regola e così il nome è stato menzionato per esteso sui giornali cartacei e on-line di quel paese. Ebbene, il giudice estero inflisse una condanna minima e aggiunse la "non menzione sul casellario giudiziale" visto che la minore era incensurata. Tuttavia, ancora oggi, il suo nome e la relativa condanna penale, si possono trovare sulle pagine dei giornali on-line e guarda caso, una ricerca del nome su google è la prima cosa che un datore di lavoro fa durante i colloqui di lavoro. Rifarsi una reputazione on-line dopo una cazzata giovanile è una bella magagna.

L'on. Lussana in una foto d'epoca 
mentre vota in parlamento
Nel 2009, in molti avevano sbertucciato l'onorevole Lussana che con un disegno di legge (Nuove disposizioni per la tutela del diritto all'oblio su internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale) aveva proposto il "diritto all'oblio" ovvero il diritto alla tutela della propria riservatezza, per persone indagate o imputate in processi penali. Secondo molti si trattava di una mera difesa di categoria per i politici sottoposti a processi che, con nomi, cognomi e circostanze perennemente disponibili su google, ne decretavano serie difficoltà di fronte all'elettorato. Forse non era così, ad ogni modo la proposta venne accantonata.

Il problema comunque è complesso ed esiste. Tutti sono concordi nel ritenere che le persone cambiano e spesso cambiano radicalmente punti di vista. Una parte della classe dirigente di oggi è figlia di una cultura dell'attivismo politico degli anni Settanta che poteva anche significare violenza e illegalità. Chi tirava i sanpietrini a vent'anni, oggi magari fa il deputato o ha incarichi istituzionali. E' evidente che, quantomeno le idee e le frasi più estremiste che poteva esprimere a vent'anni, oggi le rinnegherebbe con forza. Immaginatevi se quelle sue frasi, foto, audio, video, fossero tutte in rete e pienamente disponibili anche oggi.

All'epoca il supporto era cartaceo e molti fascicoli sono ora a fare a la muffa nelle cantine della DIGOS. Oggi non è così. Ogni frase che finisce su Facebook o come commento sui blog o sui forum, può rimanere lì per anni. Senza contare le foto che a più di qualcuno sono costate il lavoro visto che il capo non gradiva che in ufficio ci fossero alcolizzati del sabato sera (e mentre si ragiona su questo fatto a tre amici con l'aplomb è andato di storto lo Spritz).

Così nel novembre 2010 ci pensa Viviane Reding, commissario europeo per la Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza, a proporre una rivisitazione al "diritto all'oblio" (EU wants to give people power to vanish from internet). La Reding sostiene che i cittadini (europei) dovrebbero avere il diritto di scomparire dalla Rete se così decidono. Cita appunto il rischio professionale dovuto alle notizie sui social network, i casi di divorzio causati da Facebook fino anche ai casi di suicidio legati alla gogna mediatica perenne.

Di certo è una materia complessa perchè le regole da armonizzare sono moltissime e vie di fuga messe a disposizione, suo malgrado, dalla tecnologia, ce ne saranno sempre come dimostrato dal caso di Wikileaks con migliaia di informazioni, anche sensibili, diffuse in rete.

Però non tutti la vedono allo stesso modo e il bancone si è diviso tra...
  • i fan di Wikileaks e della trasparenza della rete che smaschera i furbetti del quartierino che vorrebbero sempre farla franca nell'anonimato più totale
  • e quelli che invece vogliono mantenere la loro riservatezza e il loro diritto a non essere menzionati o semplicemente "ricordati".
...e il dibattito continua (con molto aplomb)

5 commenti:

Anonimo ha detto...

in effetti in friulano si dice "sedi a Plomb" per significare esattamente quello che la parola francese significa "aplomb": a piombo, cioè stare diritti. Come il filo dei muratori con il piombo ad un capo.

ucel di plomb ha detto...

ocjo di no fa el ucel di plomb!

David ha detto...

La cultura della visibilità ci ucciderà

Vitellozzo Silverdeschi Vantelli della Calastorta ha detto...

14.04.11 16:28:09 Ministero delle politiche agricole al.. Italia xxx.xxx.xxx.xxx Firefox 4.x Windows 7

Anonimo ha detto...

Voto per Aryta Lynn!

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